La Repubblica 22/10/2006, pag.31 Eugenio Scalfari, 22 ottobre 2006
La Chiesa che piace agli atei devoti. La Repubblica 22 ottobre 2006. L´assise cattolica di Verona e i discorsi del Papa e di alcuni cardinali, in particolare Tettamanzi in apertura e Ruini in chiusura
La Chiesa che piace agli atei devoti. La Repubblica 22 ottobre 2006. L´assise cattolica di Verona e i discorsi del Papa e di alcuni cardinali, in particolare Tettamanzi in apertura e Ruini in chiusura. Gran parte dei commenti hanno messo in grande risalto il diverso atteggiamento di Tettamanzi da un lato e del Papa e Ruini dall´altro, nel giudizio sugli «atei devoti». Un ossimoro che ha fatto fortuna in Italia più che altrove, visto che noi siamo maestri nel campo degli ossimori, cioè nelle contraddizioni lessicali ridotte a significati convergenti e addirittura univoci. Dall´ossimoro all´univoco. Benedetto XVI ha detto che è importante accogliere quegli uomini di cultura che accettano di comportarsi secondo i dettami del Vangelo anche se non credono nel Dio cristiano. Parrebbe che Tettamanzi abbia detto il contrario. Ma a me non sembra, leggendo i testi. L´arcivescovo di Milano ha detto un´altra cosa, molto diversa. Ha detto di preferire i cristiani silenti ai cristiani che si proclamano tali ma non si comportano cristianamente. Gli atei devoti non si proclamano affatto cristiani. Si proclamano invece laici non credenti, ma sostengono le ragioni "politiche" ed anche i messaggi evangelici della Chiesa per volgerli ad obiettivi politici che sono loro propri. Quando quei messaggi collimano. Non le accettano quando i cattolici si dichiarano contro la guerra americana. Non le accettano sull´immigrazione. Non accettano le critiche al capitalismo. Li fanno invece propri quando si parla di educazione cattolica, scuole cattoliche da finanziare, discriminazione nei confronti delle coppie di fatto, ostacoli alla fecondazione artificiale, revisione della legge sull´aborto. Dove si vede che gli atei devoti non sono i cristiani deboli ai quali si indirizzava Tettamanzi, ma conservatori forti che tra i messaggi della Chiesa scelgono quelli che meglio convengano alla politica conservatrice e possano rappresentare altrettanti cunei per disgregare la malcerta coalizione di centrosinistra. Ed ecco la ragione per cui una parte rilevante dei giornali di ispirazione centrista valorizza la "buona accoglienza" di Ratzinger-Ruini al contributo degli atei devoti, così come valorizza Montezemolo, Draghi, Monti, quando criticano il governo e ne tacciono o sorvolano quando (di rado) lo lodano. * * * Dunque il centro della questione non è la differenza con Tettamanzi. Mi permetto di autocitare il mio commento all´indomani della lectio magistralis di Benedetto XVI a Ratisbona: il centro della questione sta nel rapporto, che data dagli albori della patristica e si sistematizza nella scolastica di Tommaso, tra fede e ragione nel quadro di un´architettura che il Papa ha delineato ancora una volta a Verona e all´Università lateranense e che vede la teologia come massimo architrave della filosofia, della scienza e della libertà. La teologia è un sostantivo che non ha bisogno di attributi, gli altri sostantivi di questa architettura si qualificano invece con gli attributi. La ragione dev´essere ragionevole, la filosofia deve cercare la verità buona, la scienza deve spiegare l´universo nel quadro di quel disegno intelligente che promana dalla sapienza e dall´amore del Creatore. Quanto alla libertà, è stata concessa all´uomo affinché i figli di Adamo "liberamente" scelgano di realizzare il disegno di Dio. Questo è il nocciolo del problema. Ma qui, inevitabilmente, la visione della Chiesa si scontra con quella laica la quale non riconosce attributi alla ragione né alla scienza né alla libertà. Non accetta – la visione laica – uno statuto ancillare alla filosofia, alla ricerca scientifica, alla libertà. La visione laica ha grande rispetto per le persone di fede; ne ha molto meno per la fede ipocrita, proclamata ma tradita nella vita pratica; ma postula l´autonomia e riconosce i limiti della ragione. Una ragione autonoma e non ancillare non si pone il problema di puntellare una fede ma proclama anzi la propria incompetenza in materia. La ragione non insegue un senso ultimo né una verità ultima e assoluta. Il suo senso è la vita, la nostra vita. Molti dei valori cristiani ed evangelici coincidono con la morale laica: il rispetto della vita, l´amore del prossimo, la difesa dei deboli dalle prevaricazioni dei prepotenti, l´anelito verso la pace e la fratellanza, la libertà dell´individuo che non nuoccia alla libertà altrui. La visione laica ammira l´insegnamento di Gesù di Nazareth come ammira quello socratico e quello del Budda. Perciò ben venga l´attivismo cristiano incoraggiato da Benedetto XVI purché non interferisca con la politica la filosofia la scienza e la libertà senza aggettivi. Eugenio Scalfari