Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2006  ottobre 26 Giovedì calendario

Troppi treni e un «rosso permissivo». Panorama 26 ottobre 2006. Stavolta non è stata un’esercitazione, come quella di un anno fa alla Stazione Termini per testare il piano maxiemergenze

Troppi treni e un «rosso permissivo». Panorama 26 ottobre 2006. Stavolta non è stata un’esercitazione, come quella di un anno fa alla Stazione Termini per testare il piano maxiemergenze. Stavolta il morto c’è stato, una donna di 31 anni che ha perso la vita abbracciata a una coetanea che invece si è salvata. Tutte e due schiacciate dalla porta del treno che, accartocciandosi, le ha stese insieme e così le ha fatte ritrovare ai vigili del fuoco. Il primo grave incidente della storia della metropolitana di Roma, che ha due linee, la B il cui progetto originario risale ai tempi del Duce, e la A costruita negli anni Settanta, è avvenuto fra due treni dell’ultima generazione: i Caf, costruiti dall’omonima ditta spagnola che si è aggiudicata l’appalto recentemente. Ventisei convogli, che diventeranno 45 entro agosto 2007, quando la fornitura sarà completa. Tutti destinati alla linea A, quella dell’incidente. Per spiegare cosa può essere accaduto va ricordato che la metropolitana di Roma da sei anni è un cantiere continuo per ammodernamenti. Ci sono quattro progetti in corso: Amla1, 2, 3 e 4, in parte finanziati da fondi europei. Ma mentre si lavora i treni continuano a marciare. Solo che dalla capacità di trasporto originaria, 250 mila persone, si passa al triplo nelle ore di punta. E non si può più parlare di picchi di affluenza, l’affollamento è massimo per fasce d’orario che occupano metà mattina e mezzo pomeriggio. La metro A, insomma, è sovrautilizzata. Per garantire una maggiore cadenza dei treni alle fermate a volte viene ridotto il distanziamento minimo fra i convogli a meno di 3 minuti. Per fare questo, che è un atto previsto dal regolamento, non una violazione, si deve però aggirare il sistema di distanziamento automatico e il manovratore deve viaggiare a vista. Forse come la mattina dell’incidente, martedì 17. In gergo la procedura è detta «prescrizione », il guidatore procede manualmente a una velocità di 15 chilometri l’ora, e così si rende più fluido il traffico. Talvolta la guida a vista viene adottata per altri motivi: «Un fermo in galleria troppo lungo per esempio potrebbe causare panico fra i passeggeri» spiega Stefano Bianchi, presidente della MetRo, la società che gestisce il servizio. Allora si passa al «rosso permissivo»: la sala controllo dice al macchinista di andare avanti, ovviamente con cautela perché davanti c’è un altro convoglio. Una situazione che sembrerebbe calzare con quanto emerso da una registrazione: il convoglio sarebbe passato con il rosso ma il macchinista avrebbe avuto il via libera proprio dalla sala controllo. In pratica l’incidente potrebbe essere dovuto alla somma fra una rete stressata oltre misura, con treni che alcuni macchinisti definiscono «accodati come in autostrada senza poter mantenere le distanze di sicurezza», e un errore umano. Questa supposizione verrebbe avvalorata se non si trovassero tracce di frenata. L’altra ipotesi potrebbe essere un guasto al sistema. O al convoglio. Sarebbe, quest’ultimo, uno scenario forse più preoccupante, visto che i treni coinvolti erano nuovi di zecca, anche se immessi in una rete vecchia. Sono costati 370 milioni di euro, finanziati al 40 per cento dal Comune di Roma e per il resto dallo Stato. E se emergesse un difetto rischierebbero «di essere ritirati tutti» dice un funzionario dell’assessorato alla Mobilità della Regione Lazio. Non resta che aspettare i risultati delle tre inchieste in corso. Donatella Marino