Panorama 26/10/2006, Luca Dello Iacovo, 26 ottobre 2006
Dna venuto da lontano. Panorama 26 ottobre 2006. Gli uomini di Neandertal che abitavano nell’Italia settentrionale più di 40 mila anni fa non avevano una parentela stretta con i loro vicini tedeschi o croati
Dna venuto da lontano. Panorama 26 ottobre 2006. Gli uomini di Neandertal che abitavano nell’Italia settentrionale più di 40 mila anni fa non avevano una parentela stretta con i loro vicini tedeschi o croati. Erano invece più simili ai cugini orientali. uno dei primi risultati ottenuti analizzando il materiale genetico estratto dal fossile di un neandertaliano trovato (negli anni Cinquanta) a Riparo Mezzana, in provincia di Verona. A condurre le indagini sono stati ricercatori di varie università: Firenze, Ferrara e Verona. la prima volta in Italia che gli scienziati sono riusciti a estrarre dna dal fossile di un neandertaliano e a decifrarlo. In particolare, è stato studiato il dna dei mitocondri, minuscole centrali energetiche all’interno delle cellule: le analisi hanno consentito di stabilire le parentele con le comunità dell’Europa settentrionale e con quelle del Vicino Oriente. «Con questa scoperta la variabilità culturale ha trovato un supporto dal punto di vista genetico» sottolinea Laura Longo, conservatore di preistoria del Museo di storia naturale a Verona. « la conferma che l’antropologia ha bisogno delle scienze esatte. Anzi, dobbiamo cercare di costruire ponti fra i linguaggi del mondo umanistico e quelli del mondo scientifico» aggiunge la studiosa. Nel mondo sono soltanto otto i fossili di Neandertal studiati con il sequenziamento del materiale genetico dei mitocondri. Questo dna si estrae dal collagene presente nel tessuto spugnoso delle ossa: i ricercatori identificano in laboratorio gli spezzoni e poi li confrontano con sequenze di altri esseri umani. Perché si analizza il codice genetico dei mitocondri e non la doppia elica presente nel nucleo di ogni cellula? «Il motivo è semplice: troviamo più copie del dna mitocondriale nelle cellule e questo ci semplifica il lavoro» precisa David Caramelli, biologo dell’Università di Firenze. L’esplorazione del dna del nostro lontano parente, infine, ha rivelato una grande variabilità, una sorta di melting pot genetico superiore al previsto. Anche in quell’epoca, insomma, la diversità era un valore. Luca Dello Iacovo