Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2006  ottobre 20 Venerdì calendario

Il Dada è tratto. L’Espresso 20 ottobre 2006. In America, si sa, le grandi net company nascono nei garage, grazie a qualche intuizione geniale di teenager brufolosi

Il Dada è tratto. L’Espresso 20 ottobre 2006. In America, si sa, le grandi net company nascono nei garage, grazie a qualche intuizione geniale di teenager brufolosi. In Italia l’azienda Web più simile a quelle made in Usa è invece sorta una decina di anni fa in uno studio di architettura fiorentino che s’ispirava a Tristan Tzara, e per questo era stato chiamato Dada. Oggi Dada. net è una società di servizi on line che punta ai Social network, il nuovo Sacro Graal del Web in cui si stanno lanciando un po’ tutti, da Murdoch in giù. Quattrocento dipendenti in 12 paesi (ultimi arrivati: Cina e Brasile), un fatturato di 49 milioni di euro e utili per 4,5, Dada è quotata in Borsa dal 1999 ma ha visto il suo titolo eccitarsi solo negli ultimi giorni. Motivo: un’acquisizione non certo paragonabile all’affare Google-YouTube, ma che rivela un nuovo dinamismo anche nella titubante Net Economy nostrana. La società comprata si chiama Tipic e possiede Splinder, marchio assai conosciuto tra gli smanettoni della Rete ma ignoto a tutti gli altri. Splinder, nato nel 2002 per iniziativa di Marco Palombi, è la più popolare piattaforma italiana di blog: vale a dire un sito che consente di aprire un proprio ”diario” sulWeb gratis e senza linguaggi informatici. Gestisce circa 220 mila blog, con una crescita di quasi 400 blogger al giorno e cinque milioni di visitatori al mese. Dal punto di vista economico presenta numeri risibili: una decina di dipendenti, 90 mila euro di fatturato e utili attorno allo zero. Eppure è stata comprata per 4,5 milioni di euro, 50 volte il suo fatturato. Segno che o quelli di Dada sono impazziti, oppure stanno facendo una scommessa: replicare in Italia il successo americano di MySpace. Quest’ultimo è il sito che Rupert Murdoch ha comprato un anno fa per 580 milioni di dollari e che lui stesso considera il suo miglior acquisto recente. Si tratta di un luogo virtuale che consente agli utenti (perlopiù under 20) di crearsi una ”stanzetta” sul Web con il proprio blog, il proprio profilo, la propria musica e i propri video etc, partendo da lì per creare e coltivare rapporti sociali in Rete. E di «specializzazione negli spazi personali» parla appunto Paolo Barberis, 38 anni, cofondatore e presidente di Dada.net, nello spiegare le ragioni dell’investimento in Splinder: «Quella di consentire agli utenti di ”metter su la propria casa in Internet” era da sempre il nostro obiettivo», spiega, «anche se negli ultimi anni ci siamo concentrati nei servizi per il mobile (suonerie, sfondi, giochi etc) che sono più redditizi. Ma ora il mercato della Rete italiana sembra maturo per un modello di business basato sui Social network». Resta aperta la questione base, cioè come far soldi con le reti sociali. In America Murdoch usa un sistema misto di pubblicità, lancio di prodotti (specie musicali) e sinergie editoriali. E in Italia? «Al momento non pensiamo di mettere banner su Splinder né di far pagare gli utenti», rassicura Barberis: «Semmai venderemo servizi aggiuntivi sul mobile, come la gestione del proprio blog dal telefonino. Ma questo avverrà in una seconda fase: per ora vogliamo solo irrobustire la piattaforma tecnologica di Splinder ed estenderne il traffico». Anche perché Dada controlla già diversi siti che possono entrare in sinergia con Splinder: come Love. Dada (incontri on line), la community SuperEva, la testata Clarence e altro. Ma le ipotesi più fantaeditoriali sul senso di questa acquisizione nascono dal fatto che dietro a Dada c’è da un anno uno dei principali gruppi italiani, la Rizzoli, primo azionista con il suo 44,2 per cento. Attraverso Dada e Splinder, Rcs tenta di creare un ponte abbastanza inedito in Italia tra ”mainstream journalism” e ”citizen journalism”. Con prospettive tutte da definire (anche per l’atavica pigrizia della stampa nostrana nel confrontarsi col Web) ma ricche - se non ancora di fatturati - almeno di potenzialità. Alessandro Gilioli