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 2006  ottobre 19 Giovedì calendario

Dal 2001 a oggi la spesa per vestire un commesso al Senato è cresciuta, al netto dell’inflazione, del 10,3 per cento arrivando a 1

Dal 2001 a oggi la spesa per vestire un commesso al Senato è cresciuta, al netto dell’inflazione, del 10,3 per cento arrivando a 1.815 euro a testa l’anno. L’unica cifra rimasta quasi identica negli ultimi cinque anni è quella scritta nella busta paga annuale del presidente della Repubblica (poco meno di 220 mila euro). Costa meno anche il Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro). Se il costo della vita negli ultimi cinque anni è aumentato del 13 per cento, il peso degli organi costituzionali sulle casse pubbliche è aumentato del 36,56 per cento (del 24 per cento se depuriamo il dato dall’inflazione). Tradotto in soldi: 343 milioni e 151 mila euro in più. Rispetto al 2001 il Quirinale costa 64 milioni di euro in più, il Senato 147 milioni e mezzo in più (le spese correnti hanno raggiunto 527 milioni l’anno), Montecitorio 124 milioni in più (940 milioni di euro il totale di spese l’anno). Tolta l’inflazione, il Quirinale costa il 42 per cento in più, il Senato 39 per cento in più, la Camera il 15 per cento, la Corte Costituzionale e il Csm intorno al 29 per cento in più. Il bilancio della Presidenza della Repubblica è secretato e non si può sapere quali siano le voci che hanno fatto salire così tanto le spese. Dieci anni fa si spendevano 14 miliardi di lire per il mantenimento di 247 corazzieri e 60 cavalli, e la manutenzione di 236 arazzi , 280 orologi e 285 tappeti. Poco comprensibili invece alcune voci di spesa di Senato e Camera (quest’ultima denuncia 15 milioni di euro in «emolumenti per servizi di segreteria»). Considerata l’inflazione, sono cresciute poco le indennità alla Camera (+ 0,5 per cento), sono calate al Senato (-7,3 per cento). Però sono cresciute altre voci. Per esempio: a Montecitorio i rimborsi spese sono aumentati del 9,5 per cento oltre l’inflazione. I vitalizi agli ex deputati (127 milioni di euro: 35 in più delle indennità dei parlamentari in carica) del 10,3 per cento; i «servizi personale non dipendente» del 55%; la «comunicazione e informazione» del 40%, i «servizi igiene e pulizia» del 38%; i «servizi di guardaroba» del 43%; le «spese di missione» del 57,5%; il «noleggio di automezzi» del 357% (da 28 a 140 milioni). Non va meglio al Senato, dove la spesa per il noleggio di veicoli è cresciuto del 36 per cento oltre l’inflazione e quella per la «gestione autoparco» è raddoppiata (da 116 a 220 mila euro) e sono più che raddoppiati gli «acquisti di autoveicoli» (+122%). I «compensi per prestazioni di carattere professionale» sono passati da un milione e 291 mila euro a quasi tre milioni. Le «tessere di riconoscimento» sono costate 35 mila euro, cioè 25 mila in più del 2001. Nello stesso periodo sono aumentate del 33 per cento le spese per arredi e tappezzerie, del 90 per cento quelle per la «rilegatura di libri e periodici» (le percentuali sono ancora depurate dall’inflazione). I dipendenti della Camera sono passati da 1.757 a 1.897 (oltre 212 milioni di euro di buste paga). Quelli del Senato erano stati drasticamente ridotti tra il 1992 e il 2001: da 1.028 a 871. Negli ultimi cinque anni ne sono stati assunti 225 nuovi e quindi i dipendenti di Palazzo Madama adesso sono 1.096, di cui 358 prendono uno stipendio medio di 115.419 euro. Secondo l’Istat gli stipendi medi dei lavoratori d’industria sono cresciuti del 2,5 per cento rispetto all’inflazione, quelli dei dipendenti del terziario dello 0,2 per cento. Lo stipendio dei commessi, che adesso si chiamano «assistenti parlamentari», è salito del 10 per cento.