La Repubblica 20/10/2006, pag.59 Marc Augé, 20 ottobre 2006
La complessità del sottosuolo. La Repubblica 20 ottobre 2006. Benché molti siano persuasi del contrario, ho sempre evitato di parlare della metropolitana come di un "nonluogo", vale a dire di un luogo privo di storia e di relazioni con il contesto urbano e sociale in cui si trova
La complessità del sottosuolo. La Repubblica 20 ottobre 2006. Benché molti siano persuasi del contrario, ho sempre evitato di parlare della metropolitana come di un "nonluogo", vale a dire di un luogo privo di storia e di relazioni con il contesto urbano e sociale in cui si trova. Il metrò, al contrario, ha una sua storia e soprattutto, dove esiste da molto tempo, fa parte della città quasi per definizione. Offre punti di riferimento storici agli abitanti e nelle sue stazioni riproduce la geografia della superficie, diventando così una sorta di doppio sotterraneo della realtà urbana esterna. Tra la metropolitana e la città si realizza un dialogo permanente che contribuisce a rendere il metrò un universo non estraneo agli abitanti. Senza dimenticare, inoltre, che per moltissime persone la metropolitana è un´esperienza quotidiana che si ripete ogni giorno sul medesimo percorso. Diventa un universo familiare dove gli individui elaborano abitudini e rituali (utilizzare sempre un´uscita particolare, salire sempre sullo stesso vagone, ecc.), attraverso cui la vita personale entra simbolicamente in relazione con quella sociale. Quando però interviene un incidente, siamo sempre particolarmente sorpresi, giacché, proprio per via dell´abitudine, siamo sempre colti alla sprovvista. L´incidente non ce lo aspettiamo mai. Viaggiando in treno o in aereo, in fondo viviamo una piccola o grande avventura nella quale c´è posto anche per l´imprevisto e quindi per l´incidente. Se invece prendiamo la metropolitana tutti i giorni, a poco a poco la routine cancella l´idea dell´imprevisto. L´incidente ci appare allora ancor più sorprendente, facendo riemergere in noi le paure primitive tradizionalmente legate ai luoghi oscuri e sotterranei, che quasi per definizione sono sempre minacciosi e imprevedibili. Non a caso, i passi che risuonano nei corridoi vuoti del metrò sono diventati uno stereotipo dell´idea di minaccia. Alle vecchie paure oggi si aggiungono nuovi timori legati al mondo contemporaneo, come ad esempio la paura dell´attentato terroristico. Nella nostra memoria ci sono gli attentati di Parigi e Madrid, oppure il gas letale nella metropolitana di Tokyo. E´ per questo che, non appena abbiamo notizia di un incidente nella metropolitana, pensiamo immediatamente e prima di tutto alla possibilità di un attentato. Insomma, nel metrò la dimensione quotidiana e familiare è minacciata di continuo dalla presenza, magari solo a livello inconscio, d´inquietudini vecchie e nuove, pronte a riesplodere al primo allarme. Basti vedere le facce dei passeggeri, quando per caso un treno si ferma tra due stazioni, nel buio di una galleria. La dimensione tecnologica della metropolitana contribuisce a rendere ancora più marcata tale ambivalenza. Il metrò, infatti, è un luogo d´innovazione, dove spazi, forme, tecniche e design evocano un progresso che, se da un lato ci rende più sicuri, dall´altro alimenta nuove angosce. Specie quella di restare in balia della tecnica, senza alcuna possibilità di controllo, come accade con le metropolitane tutte automatizzate, le quali, non avendo più bisogno del conducente, avanzano da sole nelle gallerie sotterranee. Affianco allo stupore per i miracoli della tecnologia, emerge allora la paura del dominio delle macchine. Anche perché, alla fine, si pensa sempre che il controllo umano sia più sicuro ed efficace di quello automatizzato. Nel caso di un disastro, poi, accettiamo più volentieri l´errore umano rispetto a quello tecnologico, che ci sembra più irrazionale e meno comprensibile. Con il suo universo intricato e multiforme, la metropolitana offre una visione concentrata della complessità sociale, proponendo una metafora spaziale delle relazioni sociali. Il mondo sotterraneo rivela e enfatizza i tratti del mondo di superficie, le sue contraddizioni e i suoi conflitti. E´ quindi un luogo di solitudine, in cui le persone si evitano e gli sguardi sfuggono. Le persone restano rinchiuse nel loro isolamento e non sono affatto preparate all´irruzione di chi chiede un minimo di scambio sociale: i mendicanti, i pazzi, i vagabondi o gli artisti di strada che si rivolgono, ciascuno a suo modo, alla folla anonima dei viaggiatori. Nel sottosuolo metropolitano, molti mondi s´incrociano senza incontrarsi. Eppure la metropolitana è fatta di mille corrispondenze reali e simboliche. Cambiare linea può essere simbolicamente un modo di cambiare vita, passare dalla vita familiare a quella lavorativa, dal piacere al dovere, dalla felicità alla tristezza. Specie dove è molto sviluppata, la rete metropolitana rappresenta simbolicamente l´impressionante numero di possibilità e di combinazioni offerte dalla vita. Da questo punto di vista, il metrò diventa il luogo dei possibili, delle altre vite che avremmo potuto avere e non abbiamo avuto. Ecco perché, quando guardiamo quasi di nascosto gli altri passeggeri, fantastichiamo facilmente su una vita diversa dalla nostra. La metropolitana diventa allora un luogo dell´immaginazione romanzesca, un universo sul quale proiettiamo il racconto dei tanti incontri possibili che non avranno mai luogo. In futuro, tutte queste caratteristiche non faranno altro che diventare più marcate. Gli spazi della città invaderanno gli spazi della metropolitana, dove già oggi spuntano i centri commerciali e i fast food. Il metrò non sarà più solamente un mezzo di trasporto, ma una vera e propria città sotterranea, sempre più integrata con l´universo di superficie. Luogo familiare e spazio di solitudine, luogo aperto al caso e soggetto alla paura, la metropolitana sarà sempre più un mix di luoghi e nonluoghi. Marc Augé