La Stampa 20/10/2006, pag.5 Federico Monga, 20 ottobre 2006
Il cassiere: finirà tutto «contantisaluti». La Stampa 20 Ottobre 2006. Torino. Giuseppe P., 52 anni capocassiere all’«agenzia 1 Torino» di una delle maggiori banche italiane, sta dietro allo sportello da 24 anni
Il cassiere: finirà tutto «contantisaluti». La Stampa 20 Ottobre 2006. Torino. Giuseppe P., 52 anni capocassiere all’«agenzia 1 Torino» di una delle maggiori banche italiane, sta dietro allo sportello da 24 anni. «Mi avevano chiamato già due mesi prima di prendere il diploma da ragioniere. Una settimana di malattia in tutta la mia carriera. Ferie a parte, sempre presente a contare soldi». Adesso il Fisco per combattere l’evasione fiscale ha dichiarato guerra alle operazioni in contante. Chissà quante ne ha viste in 24 anni? «Riempirebbero i caveau di due agenzie come questa: come diciamo tra di noi quando vediamo prelevare o versare somme in contanti di un certo peso, diciamo sopra i vecchi 20 milioni...». Come dite? «Contantisaluti» Con tanti saluti a chi? «Al Fisco». Ve lo dite spesso? «Ormai no. Ci abbiamo fatto l’abitudine. Non fa nemmeno più ridere. Solo in occasioni speciali». Tipo? «Tre settimane fa sono venuti qui da noi in un salottino per chiudere una compravendita di una casa. C’erano venditore, compratore e intermediario. Noi fornivamo il mutuo. Prima che arrivasse il notaio per leggere e firmare il rogito abbiamo messo in cinque buste 100 mila euro». E la casa quanto valeva? «Quattro volte tanto». In quale percentuale le case sono vendute in parte in nero? «Direi 95 per cento». E se il notaio arrivava mentre c’era il passaggio di contante? «Ci si premura sempre di venire una mezz’ora prima. Noi siamo avvisati da giorni e abbiamo i soldi pronti. Poi ci sono notai che sono uomini di mondo». Andiamo con ordine. Chi sono i clienti della sua filiale? «Noi siamo in una zona semicentrale. Abbiamo un po’ di tutto. Professionisti, negozianti, abitanti del quartiere e pure qualcuno che ha il bancone al mercato rionale. Dirigenti, anche di una banca nostra concorrente. Manager di aziende, pensionati, casalinghe». Il sospetto che si tratti di operazioni in nero le viene soprattutto con gli autonomi? «Questa è una sciocchezza. L’unica distinzione sull’evasione è tra poveracci e ricchi. Chi ha poco, ha poco in bianco e niente in nero». Quindi anche i dipendenti? «Il caso tipico sono i proprietari di immobili. Noi sappiamo quanti immobili ha un nostro cliente perché paghiamo i bollettini dell’Ici. Dipendenti o autonomi non fa differenza. Sa quanti vengono ogni mese con 800, mille, 2000 anche 10000 euro in contanti? Puntuali, regolari. Senza sgarrare mai». Potrebbbe essere l’incasso di un negozio? «Ma noi sappiamo che qual cliente riceve regolarmente, il 27 del mese, uno stipendio direttamente sul conto dal suo datore di lavoro». La gente ha paura del fisco? «Secondo me no. A parte gli artigiani che sono i più accorti, molti se ne infischiano. Versano assegni, si fanno mandare bonifici continuativi, lasciano tracce in ogni dove». Quali precauzioni si possono prendere per non dare nell’occhio. «C’è chi ha due conti. Uno intestato personalmente un altro a un parente con delega. Figli, nipoti, vecchie zie. I soldi regolari da una parte. I contanti tutti dall’altra». Arrivano con il malloppo, chiedono di versare e lei conta. «A mano perché delle macchine non mi fido tanto». Senza fare troppe domande? «Io non devo fare domande, devo solo vedere che non ci siano scarti tra la cassa e quanto registrato. Posso sgarrare di cinquanta centesimi a sportello ogni giorno. Oltre rischio l’ispezione». A posto con l’azienda, a posto con la coscienza e a posto con tutti? «Diciamo che in certi casi, molto particolari, segnaliamo operazioni strane». Tipo? «Se una vecchietta all’improvviso comincia prelevare cinquemila euro alla settimana ci viene il sospetto che sia raggirata. Lo diciamo al nostro direttore. Poi tocca a lui, se vuole, avvisare i carabinieri». una leggenda metropolitano il bancario che si mette in tasca pochi centesimi a operazione e dopo dieci anni diventa milionario? «Una volta forse si poteva fare adesso è tutto registrato per via telematica». Secondo lei ora fanno sul serio e cominceranno a chiedervi gli estratti conto? «Ho forti dubbi. Perché se si vuole si può controllare anche adesso. Nei nostri computer c’è tutto. Le leggi non bastano, ci vuole la volontà». L’antiriciclaggio sui pagamenti superiori a 12700 euro? «Ad esempio ma non solo. Per qualsiasi operazione superiore ai tremila euro io devo indicare nome cognome di chi l’ha eseguita. E se si tratta di un cliente sconosciuto al sistema devo chiedere carta d’identità, codice fiscale. Fotocopiare tutto e inviare alla nostra centrale». Poi c’è la centrale rischi. «Mi viene da ridere». Perché? «Se non ha funzionato nemmeno per segnalare che Parmalat e Cirio stavano andando gambe all’aria. Erano miliardi. Cosa vuole che serva la centrale rischi per un evasore da qualche centinaia di migliaia di euro». E come finirà? «Contantisaluti...». Federico Monga