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 2006  ottobre 19 Giovedì calendario

La corsa disperata dei piccoli Buddha. La Stampa 19 Ottobre 2006. Corrono incontro al collasso come se fosse normale, dietro al piccolo Buddha che ha cambiato il concetto di sopravvivenza

La corsa disperata dei piccoli Buddha. La Stampa 19 Ottobre 2006. Corrono incontro al collasso come se fosse normale, dietro al piccolo Buddha che ha cambiato il concetto di sopravvivenza. Bambini indiani, 7,10, 12 anni massimo, si allenano per un’alternativa: ultramaratone da guinness dei primati, chilometri che portano un sacco di soldi. Il primo è stato Budhia Singh, nato non si sa bene quando e venduto a 800 rupie, 15 euro, dalla madre. Non lo poteva mantenere e lo ha ceduto, inutile fare della morale su una transazione che vale tre pasti al giorno e un’idea di discutibile futuro. Il tutore Biranchi Das è un maciste, un sollevatore di pesi che ha allenato il pupetto a correre. Per Mr Das, come ormai lo chiamano i ragazzini di strada, Budhia ha un dono di natura. Sopporta la fatica come un fachiro predestinato. A maggio ha corso 65 chilometri, 23 più di una normale maratona, doveva arrivare a 70, ma è scoppiato prima e il Limca Book of records, il guinness indiano lo inserirà comunque nell’edizione del 2007. La distanza non è unica, l’età in cui l’ha percorsa sì. Budhia ha, mese più mese meno, 4 anni. Ora ha anche uno sponsor, ha girato scene bollywoodiane, pubblicità, ha vestiti da Maharaja, è il protagonista di video, saluta i ragazzini per strada che gli corrono a fianco, ha prodotto 60 milioni di euro, giura di non macinare la strada per costrizione. Rappresenta libertà, possibilità, una semplice speranza da sudarsi, un talento nascosto in cui credere. bastata una leggera pressione sul suo nome per trasformarlo in un piccolo Buddha. E come quello vero ha dei seguaci. Mrityunjaya Mandal, è nato nella stessa regione di Budhia, Orissa: India dell’Est, 320 km di costa senza un porto, un posto che viveva di alluminio e raffinerie che ora svolta con la maratona. Mandal ha 7 anni, si allena sul tragitto da Ujeleshwar a Paschimeshwara, il tempio di Behrampore, capitale di Orissa. Ci ha sempre messo sei ore poi ha forzato. Voleva fare 80 chilometri per battere il piccolo Buddha, per prendere il suo posto, solo che nella prova ufficiale è finito per terra. Dice che è solo inciampato e ci riproverà. Come Anastasia Barla, una ragazzina decenne con le gambe storte, sgambetta con una maglia della Samsung, sponsor o reperto non è dato saperlo perché il suo trainer, Dominique Lakra le ha imposto il silenzio. Pare sviluppi la resistenza. Barla ha visto Budhia sopra un poster, sapeva il suo nome e soffriva la sua storia: si sentiva più forte. Ha trovato un patrono prima di trovare il record, Gregory Minz, ex giocatore di hockey, paga spese e attrezzature e organizza sfide a distanza. Per lui la bimba può fare 105 chilometri. L’ultima volta ne ha bruciati 72, però dopo i primi 65 si è presa 5 minuti di pausa. Record non omologato. Per Minz è stata solo colpa della temperatura, umidità impossibile. In realtà la stessa con cui Barla conviva da sempre nel villaggio di Sundarggahr dove prima di iniziare a correre, sopravviveva a stento. Per lei Budhia è stato fortunato a essere venduto da piccolo. Brala crede di aver perso tempo e ora, invece di idolatrare gli dei hindu, accende candele sotto il poster di Pt Usha. una degli sportivi più importanti per l’India, è andata vicino a vincere il bronzo nei 400 ostacoli alle Olimpiadi di Los Angeles e rende bene la dimensione dell’atletica indiana, oltre ai suoi risultati quasi nulla. Lì si va avanti a cricket, sul resto si improvvisa, anche su bambini spinti dalla fame e sfiniti dai chilometri. Dilip Rana è il più vecchio in questo disperato gruppo di runner, ha 12 anni, ha raggiunto i 90 chilometri e vuole toccare i 100. partito alle 3,30 del mattino da Pipli e alle 9 era ai cancelli del tempio di Sri Jagannath. I templi sono traguardi perfetti, i bambini stremati, li toccano come se fossero sul serio l’inizio di una nuova vita. Spesso è così, per ora la moda muove denaro, i ragazzini che corrono sono un investimento. Anche quando svengono. Giulia Zonca