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 2006  ottobre 19 Giovedì calendario

La gente fa la coda, ma le sale restano vuote. La Stampa 19 ottobre 2006. Roma. Qual è il problema della Festa del Cinema di Roma? Il primo problema è Roma

La gente fa la coda, ma le sale restano vuote. La Stampa 19 ottobre 2006. Roma. Qual è il problema della Festa del Cinema di Roma? Il primo problema è Roma. Le distanze, il traffico, gli spostamenti, gli orari che saltano, le proiezioni che iniziano in ritardo, la fatica a fine giornata. L’ufficio stampa, Cristiana Caimmi in testa, fa quel che può. Ma Roma è forte: domarla è una impresa. Navette dall’Auditorium a piazza Barberini ce ne stanno. E ce ne stanno talmente tante che la gente alle fermate, mentre aspetta il suo autobus che non passa mai, si arrabbia vedendole andare e venire semivuote con la bella scritta Cinema sopra. Ma perchè fanno un solo percorso in una unica direzione e non almeno due o tre strade diverse? L’Auditorium è bellissimo, è pieno di parcheggi per le auto, ma sta piantato nel bel mezzo del Villaggio Olimpico, gli alberghi più vicini sono sulla collina dei Parioli ed è là che si fanno gli incontri stampa più ristretti. Purtroppo ad andare e venire si perde tempo e perder tempo in un festival significa non vedere i film. Che invece ci sono, sono moltissimi, affastellati gli uni sugli altri, a volte sovrapposti o quasi, grandi e piccoli, in una scorpacciata che pare finanche eccessiva. Forse cinque sezioni sono troppe, forse avere Première con i grandi film in uscita, Concorso con l’appendice Fuori concorso, Lavoro d’attore con la retrospettiva dell’Actor’s studio, Extra con le super-stranezze, e infine Alice dedicata ai più piccoli è troppo. Première, con le sue star, si mangia i film del Concorso che di star ne ha poche o pochissime. Sui giornali e in tv, là dove un film ignoto cerca di avere una eco, molti non compaiono affatto. Quelli che son venuti da Hong-Kong, da Shangai, da Pechino portando le loro pellicole pare siano furiosi: il viaggio costa, tornarsene a casa senza che i loro film abbiano avuto neppure una recensione è amaro: non torneranno, giurano. Poi ci sono i misteri. Il più vistoso è quello di alcune proiezioni dove in sala gli spettatori si contano sulle dita. Eppure sono stati venduti 47mila biglietti e, anche se qualcosa si trova ancora, l’affluenza ai botteghini è stata massiccia. Allora? Allora pare che una buona parte dei biglietti sia stata data agli sponsor che per questa Festa del Cinema sono una sessantina. Gli sponsor li hanno regalati a chi dovevano o volevano, ma i possessori dei biglietti in regalo, non appassionati di cinema, hanno poi disertato lo spettacolo con il risultato del vuoto in sala. Perfino nell’incontro tra Sean Connery e il suo pubblico si contavano parecchi posti vuoti. Un altro mistero è la folla di giovanotti e signorine disposti ovunque nell’Auditorium a controllare la gente: sorridono, indicano, passeggiano, ma non sono un numero spropositato, un lusso che è inutile concedersi? Un terzo è la mancanza nelle conferenze stampa o negli incontri col pubblico della traduzione simultanea in cuffia: perchè dover sentire in italiano e in inglese lo stesso discorso riducendo in tal modo la possibilità di far domande? I giornalisti della televisione, rinchiusi in per lavorare in container che definiscono orridi perchè gli stand affittati a 800 euro al giorno sono sembrati troppo costosi, si lamentano che riprendere la cavea dell’Auditorium vuota, alle spalle del tappeto rosso su cui sfilano i divi, fa un brutto effetto, dà l’idea che non ci sia nessuno ad applaudire. La cavea, però, resta ostinatamente vuota. Quelli che vanno alle proiezioni per la stampa nel pomeriggio, al Metropolitan, vicino piazza del Popolo, si lamentano che per entrare, a volte, si debba fare a spinte, e un paio di sere s’è sfiorata la rissa. Funzionano in maniera strana anche i "Bagni di folla" previsti per il divo di turno. Leonardo DiCaprio a Tor Bellamonaca è arrivato con un’ora di ritardo, ha risposto a due tre domande ed è sparito. Nicole Kidman, alla cena in suo onore alla Casina Valadier, ha mangiato in una saletta riservata lasciando gli ospiti delusi. Si spera in De Niro sabato prossimo. Chissà. Gente, per i vialetti della Città del Cinema ce n’è: molta al sabato e alla domenica, poca nelle mattinate lavorative dove però si vedono i bambini con le maestre che vanno a vedere i film di Alice. Il pomeriggio, poi, è la volta dei ragazzi più grandi, curiosi delle novità. Tutti guardano i costumi di Visconti in mostra in un corridoio: nello scorso fine-settimana, l’unico di questa Festa del Cinema, si faceva perfino la fila per ammirarli da vicino. Simonetta Robiony