Vanity Fair 19/10/2006, Gad Lerner, 19 ottobre 2006
La betulla e la carogna. Vanity Fair 19 ottobre 2006. E va bene, facciamoci del male. Anzi facciamo la parte della carogna senza cuore, quello che sferra il calcio dell’asino all’amico in difficoltà:come ha scritto di me un giornale, Il Riformista , il cui ex direttore collaborava con le strutture deviate del Sismi, ma loro, si sa, hanno più stile e hanno preferito stare zitti
La betulla e la carogna. Vanity Fair 19 ottobre 2006. E va bene, facciamoci del male. Anzi facciamo la parte della carogna senza cuore, quello che sferra il calcio dell’asino all’amico in difficoltà:come ha scritto di me un giornale, Il Riformista , il cui ex direttore collaborava con le strutture deviate del Sismi, ma loro, si sa, hanno più stile e hanno preferito stare zitti. Parliamo dunque di Renato Farina, registrato a libro paga del Sismi come agente Betulla, nei giorni scorsi rinviato a giudizio per favoreggiamento nell’inchiesta Abu Omar e sospeso per dodici mesi dall’Ordine dei giornalisti. In effetti, la redazione televisiva dell’Infedele , cui per tre anni aveva collaborato, gli ha dedicato uno spot in cui non ci ho messo la faccia solo io, ma pure gli altri con cui lavorava e di cui ha tradito la confidenza:«Da quest’anno nessuno ci spia ». Uno sberleffo mediatico, lieve come una piuma rispetto ai toni adoperati abitualmente da Renato Farina sul giornale di cui è vicedirettore, Libero , nei confronti di coloro che considera avversari. Sono incorso per questo nella riprovazione dei suoi amici. Vile, tu uccidi un uomo morto. Può anche avere fatto degli errori, ma nei suoi confronti c’è un accanimento inaccettabile. Davvero sono buoni amici di Renato Farina quelli che lo difendono così, e magari come Vittorio Feltri e Silvio Berlusconi denunciano la riduzione al silenzio di una libera voce dell’opposizione? Ne dubito. Ho letto che Renato Farina collaborava con il Sismi da parecchio, sette anni, cioè dal tempo della guerra in Kosovo. Figuratevi che prima di scoprirlo, pensando fosse caduto in una trapIl caso Farina, ovvero:perché in Italia anche la reputazione è ostaggio di una parte politica pola per ingenuità, avevo commesso l’errore di telefonargli la mia amicizia. La legge italiana vieta ai servizi segreti di assoldare giornalisti, e dunque un giornalista che ci sta se ne assume le possibili conseguenze. Ma non è questo il punto:accetto l’idea che per fini superiori uno decida di violare la legge (senza piagnistei se poi lo beccano). Solo che nel frattempo Renato Farina mica si occupava della quarta guerra mondiale al terrorismo islamico:trafficava intorno a Telekom Serbia, s’industriava contro magistrati, giornalisti e politici italiani ritenuti ostili dai suoi superiori, esibiva al telefono una certa confidenza con gli spioni insediati in Telecom … e tra le mille altre faccende (si parva licet )riferiva al suo Pio Pompa le innocue conversazioni amichevoli che aveva con me. Ora chi gli ha voluto bene può anche pensare che Farina sia stato trascinato in un gioco più grosso di lui per bulimia, curiosità, spirito d’avventura. Ma se è così, perché non avere la sincerità di ammetterlo? Solo per paura delle conseguenze? Quando nel 1981 comparve il suo nome nella lista massonica segreta P2, Maurizio Costanzo fece subito un’intervista ammettendo:«Sono stato un coglione, mi sono fatto trascinare dall’ambizione ». Ed è ancora lì con una reputazione ben ricostruita. L’Italia è un Paese indulgente. Quanto alle conseguenze dell’errore compiuto:nel 2001 pagai l’omesso controllo di due innocui servizi trasmessi contro le mie indicazioni dal Tg1 , rassegnando le dimissioni da direttore. Mi pare di essere GRAZIA NERI sopravvissuto bene. Anch’io, come Farina, avrei potuto ricorrere al comodo alibi del pubblico che m’incoraggiava a restare. Abbiamo tutti i nostri tifosi, più o meno potenti. Ma a volte dargli retta vuol dire farsi intrappolare. L’agente Betulla si è lasciato per comodità intrappolare nella falsa immagine dell’eroe della lotta al terrorismo islamico. Prende applausi dai lettori di Libero , riscuote solidarietà da una parte politica, poi ci sono familiari e amici … Basta per campare? Forse sì. Ma illudersi di risolvere solo in privato, magari in un confessionale, la riflessione sul proprio comportamento ha delle conseguenze costose in termini di reputazione perfino in Italia, un Paese dove pure basta appartenere a un «campo » per sentirsi assolti. Personalmente sono schierato per l’abolizione dell’Ordine dei giornalisti, dunque poco m’importa la controversia se Renato Farina dovesse esserne radiato oppure se sia sufficiente la sospensione per dodici mesi. So invece che in qualunque altra nazione un giornalista che (oltretutto all’insaputa del suo direttore)viene retribuito dai servizi segreti, e impiegato pure nei giochi di potere interni all’establishment, avrebbe dovuto cambiare mestiere. Il che peraltro non è una tragedia. Da uno come Farina, che dispone dell’arma della comunicazione, mi sarei accontentato di un pubblico, sincero, umile discorso di verità. Sono una carogna, vero? Non a caso settimana prossima vorrei occuparmi dello sdoganamento televisivo di Marco Travaglio… Gad Lerner