Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2006  ottobre 20 Venerdì calendario

TORSELLO

TORSELLO Gabriele Alessano (Lecce) 12 agosto 1970. Fotoreporter. Rapito in Afghanistan il 12 ottobre 2006, fu rilasciato dopo 23 giorni • «’Ci sono rischi che calcoli, in zone come l’Afghanistan ci vai con consapevolezza, con conoscenza. Certo c’è sempre il pericolo imprevedibile”. Gabriele Torsello era passato da Alessano a luglio. E ai ragazzi dell’università di Lecce aveva parlato del suo lavoro. Del Paese dove è tornato il 10 settembre. [...] diplomato all’istituto tecnico, da Alessano era andato via dieci anni fa. ”Voleva seguire la sua passione”, racconta un amico, Mauro Alba, assessore alla cultura. Il fotoreporter si era così trasferito a Londra dove aveva conosciuto la moglie, una austriaca con la quale tre anni fa ha avuto un figlio. Ma ad Alessano Gabriele tornava spesso. Prima dell’Afghanistan c’erano state la Libia, l’Albania, le foto scattate in Kashmir e diventate anche un volume pubblicato con Amnesty International (The heart of Kashmir), e forse proprio a quel paese era legato il soprannome ”Kash”. ”Quando decido di realizzare documentari viaggio da solo e sto in mezzo alla gente del posto, per capire, per vedere come vivono la situazione”, ha detto Torsello a Telerama in un’intervista prima dell’estate. Per conoscere meglio quel mondo che lo affascina, Torsello ha imparato anche l’arabo e studiato la cultura islamica. ”Durante la lezione scherzava. Diceva che in Afghanistan viveva, confondendosi con la popolazione locale, che in fondo assomigliava a queste persone anche per l’aspetto fisico, per i capelli, la barba lunga”, ricorda il docente universitario Stefano Cristante. ”Per capire - ha raccontato il fotoreporter - ho vissuto insieme agli afgani, non ho seguito le procedure di routine del corrispondente. Vivevo in alberghi locali, mi spostavo con automezzi locali, con taxi che dividevo con altri quattro, cinque passeggeri”» (Gabriella De Matteis, ”la Repubblica” 15/10/2006).