Monica Mazzotto, tSt della Stampa 18/10/2006, pagina 2., 18 ottobre 2006
Un gruppo di ricercatori, guidati da Scott Shaffer dell’università della California, ha legato dei geolocalizzatori alle zampe di alcune berte grigie (Puffinus griseus)
Un gruppo di ricercatori, guidati da Scott Shaffer dell’università della California, ha legato dei geolocalizzatori alle zampe di alcune berte grigie (Puffinus griseus). Gli strumenti attraverso la posizione del Sole sono capaci di calcolare le posizioni dei volatili e la profondità dei loro tuffi in mare per cibarsi. Dopo diversi mesi, all’inizio della stagione riproduttiva successiva, alcuni di questi geolocalizzatori sono stati recuperati dalle zampre delle berte di ritorno sulle spiagge della Nuova Zelanda: avevano misurato un viaggio di 60 mila chilometri tra andata e ritorno. Alcuni uccelli avevano effettuato tappe di 900 chilometri e si erano tuffati fino a 68 metri di profondità per mangiare. Quello della berta è il volo più lungo mai registrato, ma probabilmente quello della sterna artica (Sterna paradisea) è ancora più lungo, dato che il volatile nidifica nelle zone artiche ma sverna in zone antartiche. Il fenomeno delle migrazioni è presente in novemila specie conosciute, però è ancora misterioso il meccanismo che permette agli uccelli di trovare la rotta. Il principale punto di orientamento dovrebbe essere il Sole, ma certe specie preferiscono migrare di notte: queste allora guarderebbero alle stelle come indicatori. Un altro sistema è una sorta di bussola magnetica: gli uccelli infatti sono sensibili ai diversi campi magnetici terrestri. Alcuni poi utilizzano l’olfatto, come per esempio il colombo viaggiatore.