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 2006  ottobre 17 Martedì calendario

Addio Ondina, la prima donna d’ oro. Corriere della Sera 17 ottobre 2006. A novant’ anni, Ondina Valla ha salutato tutti

Addio Ondina, la prima donna d’ oro. Corriere della Sera 17 ottobre 2006. A novant’ anni, Ondina Valla ha salutato tutti. Sopravvivrà per sempre il mito. Una leggenda vera, fra le più grandi della storia dello sport italiano. La vittoria negli 80 ostacoli, ai Giochi di Berlino, settant’ anni fa, non è stato soltanto il primo oro al femminile dell’ Italia all’ Olimpiade, ma ha cambiato in qualche modo usi e costumi di casa nostra. La Germania aveva perso i Giochi del 1916 per lo scoppio della Prima guerra mondiale e aveva trasformato quelli di Berlino nel tentativo fatto da Hitler di costruirsi un’ immagine di potenza e di credibilità davanti al mondo. Un’ edizione suggestiva, teatrale, con un senso di tragicità immanente, ma sportivamente bella e grandiosa (i quattro ori di Jesse Owens), tramandata negli anni dal film documentario di Leni Riefenstahl e nella quale Ondina riuscì a lasciare il segno con la propria leggerezza. Facendo da apripista allo sport femminile italiano, che in questi anni ha saputo battere anche i pregiudizi, trovando ampio spazio nel medagliere olimpico. E anche per questo nell’ 80 si commosse, guardando in tv l’ oro della Simeoni a Mosca. La Valla veniva da Bologna e si portava al seguito un nome complesso: Trebisonda, scelto dal padre, dopo quattro figli maschi, in onore della città turca che possedeva «tutte le meraviglie di cui una figlia deve essere capace». Per fortuna, tutti cominciarono subito a chiamarla Ondina. All’ atletica si avvicinò per caso: la scuola «De Amicis» di Bologna doveva pur mandare qualcuno ai Littoriali (i Giochi della Gioventù del regime) per non fare brutta figura e lei nella selezione del cortile si fece notare, perché a undici anni era stata capace di saltare m 1,10. Continuò ad essere un talento precoce e polivalente: a 14 anni era già in nazionale, a 15 campionessa italiana, in tempi in cui era necessario comprarsi le scarpette con i chiodi, gli starting-block non esistevano e la divisa azzurra veniva data in prestito per il giorno della gara. Cento metri, salto in alto (il suo record italiano a m 1,56 durò dal ’ 37 al ’ 55, prima di essere migliorato di un centimetro da Paola Paternoster), pentathlon: era brava in tutto, ma il meglio lo offriva volando via tra gli ostacoli, alta (1,74, tanto per quei tempi), leggera (66 chili), tecnicamente perfetta. E con una grande rivale, che serve sempre in questi casi: Claudia Testoni, più vecchia di lei di sei mesi, bolognese come lei, stessa città e stessa scuola superiore (la «Regina Margherita»), 98 duelli (60-33 per la Valla con cinque gare finite ex aequo). Un’ amicizia solida che la finale di Berlino mandò in frantumi per sempre. L’ Olimpiade trasformò Ondina da campionessa in leggenda. La Testoni aveva vinto il titolo italiano del ’ 36 a Milano; la Valla era stata più brava sugli ostacoli (otto barriere), ma poi era stata superata sul piano, anche se il tempo era stato lo stesso (11’ ’ 9, tre decimi sopra il record mondiale). Erano brave, forti, temute, eppure l’ attesa non opprimente, perché al villaggio olimpico, le attenzioni erano tutte per gli uomini: Beccali, campione olimpico in carica e poi Lanzi, Oberweger, gli schermidori. Fino al giorno della gara. Ondina capisce che può vincere l’ oro in semifinale: seconda in batteria, scappa via e chiude in 11’ ’ 6, eguagliando il record del mondo. La fatica però si fa sentire e quando si sveglia il 6 agosto, il giorno della finale, ha un tremendo mal di gambe. Fatica a camminare, non vorrebbe gareggiare. per questo che in partenza è molto più rapida di lei Claudia Testoni, ma ai 50 metri la rimonta è avviata e al traguardo la vittoria è chiara, anche se in quattro arrivano insieme sul filo di lana (allora si usava) e per chiarirsi le idee i giudici hanno bisogno dello sviluppo della foto della Zielzeikamera, l’ apparecchio studiato proprio per decifrare gli arrivi. Non ci sono dubbi sull’ oro di Ondina, il marasma è alle sue spalle: la Testoni da seconda finisce quarta (l’ argento è della tedesca Steuer), ma in realtà avrebbe dovuto essere classificata terza a pari merito con la canadese Taylor, che nemmeno sale sul podio per ritirare la medaglia perché è già partita. Sarebbe stato giusto assegnare due bronzi, come nel pugilato, invece la Testoni, che avrebbe vinto l’ oro agli Europei di Parigi due anni dopo, rimane a mani vuote e da allora non saluterà mai più la Valla. Ondina capì che la sua vita era cambiata quando venne presa d’ assalto da un manipolo di giornalisti stranieri («io sapevo solo poche parole di francese, imparato a scuola»); quando il principe ereditario Umberto di Savoia, presente allo stadio Olimpico, si precipitò da lei per farle i complimenti; quando la trascinarono alla radio e lei superò l’ emozione con una frase: «Saluti ai familiari e baci». I giornali non la trattarono benissimo, certo non capirono l’ importanza dell’ evento. Mussolini la ricevette a Palazzo Venezia, la indicò come simbolo della «sana e robusta costituzione» italiana. Lei continuò a correre e a saltare fino al ’ 40, prima di lasciare per sposare un medico ortopedico, Guglielmo De Lucchi, con il quale si trasferì a L’ Aquila. L’ atletica le aveva lasciato un fastidioso dolore al ginocchio e una spondilosi vertebrale. Nel ’ 78, i ladri, entrati in casa, le rubarono l’ oro di Berlino. Anche se Primo Nebiolo le aveva fatto avere una copia perfetta della medaglia berlinese, quel furto rappresentò per Ondina un brutto colpo. Come la morte della Testoni, nel ’ 98. Il senso della vita che si stava esaurendo. Azzurra a 14 anni Ondina Valla (foto) era nata a Bologna il 20 maggio 1916. Azzurra a 14 anni, campionessa italiana a 15, ha battuto in carriera 21 primati e ha vinto 15 titoli tricolori. Nel ’ 36, con l’ oro ai Giochi di Berlino (80 hs) è stata la prima atleta italiana a vincere il titolo olimpico. morta ieri a L’ Aquila, dove si era trasferita dopo il matrimonio. Fabio Monti