Corriere della Sera 18/10/2006, pag.61 Emilia Costantini, 18 ottobre 2006
Banane, cammelli e clarinetti: Io, Peter Pan in un mondo di plastica. Corriere della Sera 18 ottobre 2006
Banane, cammelli e clarinetti: Io, Peter Pan in un mondo di plastica. Corriere della Sera 18 ottobre 2006. Quando Vittorio Gassman vide per la prima volta la sua casa, gli disse: «Promettimi che, se mi riprende la depressione, mi ospiti qui: in una casa così, non si può essere tristi». Renzo Arbore sa di abitare in uno stravagante bazar, circondato da un arredamento, e relativa oggettistica, dove la sola idea di mettere a posto e spolverare fa venire i brividi. Un attico a via Cortina d’ Ampezzo, appartenuto all’ architetto Pier Luigi Nervi, che lo showman ha riempito di un variopinto affastellarsi di mobili e suppellettili provenienti, «rapinati» dice lui, da tutti i Paesi del mondo, soprattutto l’ America. Precisa: «Quella di Nervi era una casa molto british, minimalista. Non mi somigliava. La "tana" deve rispecchiare la personalità di chi ci si rifugia. Io sono un artista e questa è la casa di uno che fa spettacolo, non potrebbe abitarci un contabile. Amo l’ allegria, lo sbrilluccichio e, negli accostamenti bizzarri, esprimo il mio eterno Peter Pan». Dominano il blu nelle tappezzerie, l’ art déco nello stile, la plastica nel materiale. Racconta Renzo: «Una volta venne a trovarmi Adriano Celentano: scambiò per un manichino di plastica anche il figlio della mia filippina». Scrivanie e cassettiere, tavoli e poltrone di plastica, stile Streamline anni Cinquanta, ma anche stile Miami swing by Renzo Arbore: «Li ho disegnati io: ho fatto due linee di divani e poltrone, librerie luminescenti e lampade da tavolo». Pure un caminetto è di plastica, con la fiamma rossa dipinta. Spiega: «Viene da New York. Risale a quando, per lo smog, era vietato accendere caminetti veri». Perfino i fiori e le piante sono di plastica, come la palmetta sul terrazzo o i tulipani che spuntano da cespugli veri nei vasi. Per il mattatore di «Indietro tutta» la plastica è una filosofia di vita: « ritenuta di serie b, invece scatena la fantasia. Con la plastica puoi inventare oggetti improbabili, ottenere giochi di luce e trasparenze incredibili: è più duttile di qualunque altro materiale». Arbore ha iniziato a collezionare oggetti di plastica più di vent’ anni fa: «A Los Angeles, ho cominciato a essere affetto da shopping-mania. Entrai in un negozio gay, dove una vecchia radio déco suonava Polvere di stelle. Mi son detto "che bello avere una vecchia radio che suona vecchi motivi". Da allora, quando vedo una cosa che mi piace, la mia parola d’ ordine è "non posso non averla"». Così, le radio sono aumentate a dismisura, poi si sono aggiunti clarinetti di plastica, fisarmoniche, sveglie, uno strano strumento che rifà il verso delle onde oceaniche e i «pictures disc», dischi in vinile su cui sono dipinte scene romantiche di celebri film anni Quaranta. Impossibile fare l’ inventario delle collezioni (cappelli, borse, carillons, orologi, scatolette di cibi esotici) e dei soprammobili che in un ordine caotico occupano tavoli, comodini, ripiani, vetrine, consolle. Una confusione che, a perdita d’ occhio, dilaga in ogni angolo dell’ appartamento. «Imbroglio le carte, mescolo l’ alto, come le gouache napoletane, e il basso. Mi piace razzolare nell’ inconsueto, detesto la banalità. Non ho paura del kitsch e avventatamente lo unisco al classico». Complici i suoi due scenografi di fiducia, Alida Cappellini e Giovanni Licheri, che hanno firmato gli arredi di quasi tutte le sue trasmissioni televisive, Arbore ha fatto della sua abitazione una scenografia animata, vivente. Tutto o quasi, in casa sua, si muove, si illumina, canta, fischia e balla addirittura, come un paio di mocassini neri messi a terra in salotto: si pigia un pulsante e si scatenano in un rock and roll. Riprende: «La mia non è carenza d’ affetto, da bambino non mi sono mancati i balocchi. Mi piacciono le case classiche, come lo era quella della mia famiglia, ma il buffet e controbuffet mi fanno venire l’ orticaria. E pensare che mio fratello è antiquario. Quando viene da me, spegne le luci: da me la notte sembra un luna park». Davanti alla porta della camera da letto, un finto gatto dorme raggomitolato: nel «luogo della seduzione», come lo definisce Renzo, un trompe-l’ oeil, che evoca una notte di stelle africana con cammello, palme e luna piena, troneggia sulla parete. Sul soffitto un ventilatore a pale, stile Casablanca, rimanda a climi torridi. La cucina è introdotta da un living dove gli ospiti, prima di mangiare, possono godersi l’ aperitivo al bancone di un bar tropical-caraibico, con scimmie, banane e ananas che spuntano ovunque. Ma ai tropici Napoli non manca: si apre una finestra sul Vesuvio, una pittura-scultura realizzata in legno. E se la sala da pranzo è sempre apparecchiata, «per chi piomba all’ ora di cena», sul terrazzo un gazebo, tappezzato da peperoncini rossi farciti di lampadine, è pronto per le serate estive. L’ inventiva di Arbore interviene anche sulla struttura della casa. All’ ingresso, ci si trova davanti a una parete di vetro, che si affaccia su una distesa verde, con le cupole di Roma in lontananza: «Ho sfondato quella che c’ era, per creare questo quadro: guardo fuori e mi sembra di stare in vacanza». Ma quanto costa questa kermesse di luci e di colori? Ribatte: «Basta non esser tirchi. E poi: non gioco ai cavalli, non mi drogo, non pago le donne, non ho le barche... fatemi comprare ciò che mi diverte e mi piace!». Chi abita nell’ insolito ELTON JOHN Tre laghi, una piscina, cinque giardini in stile Edoardo VII con tempietti, fontane, gazebo e un edificio a forma di castello per le stalle degli asinelli. Oltre a due carrozze ferroviarie, un dinosauro di sedici metri e una tipica cabina telefonica inglese. Sono alcune delle trovate di Elton John per la sua tenuta a Old Windsor nel Berkshire inglese, «Woodside» *** DONATELLA VERSACE Ha scelto un palazzo «old style», uno dei primi costruiti in cemento armato a Milano, e un appartamento disegnato dall’ architetto Renzo Mongiardino, arredato insieme al fratello Gianni: «Ambienti grandi dove poter esprimere la vanità femminile, i colori e le luci della mia Calabria, molta arte contemporanea ma anche antica e tanto rumore. Senza confini». *** RUBEN E ISABEL TOLEDO Loft a Manhattan per l’ artista e designer Ruben Toledo: un santuario dei sogni da condividere con la moglie Isabel, anche lei designer. Spazi ampi e luminosi, attraversati dalla luce che entra dai finestroni di vetro su New York. «Ho bisogno di sentire spazio sulla testa - spiega Isabel - e avere la percezione del cielo come unico limite». *** KARIM RASHID Per il suo loft di Manhattan il giovane designer anglo-egiziano Karim Rashid ha scelto il rosa come tinta dominante: il grande divano della «pink room» (la camera rosa) è uno dei pochi punti fermi in una casa-laboratorio che muta come una tela ipercolorata capace di esprimere cambiamenti di umore, stagione e stato mentale. Emilia Costantini