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 2006  ottobre 18 Mercoledì calendario

Tasse e un esempio che colpì Sylos Labini. La Repubblica 18 ottobre 2006. Caro Augias, sono un ragioniere in pensione, ho passato la vita nell’amministrazione di aziende, non ho particolare indulgenza nel valutare l’efficienza della nostra Amministrazione Finanziaria

Tasse e un esempio che colpì Sylos Labini. La Repubblica 18 ottobre 2006. Caro Augias, sono un ragioniere in pensione, ho passato la vita nell’amministrazione di aziende, non ho particolare indulgenza nel valutare l’efficienza della nostra Amministrazione Finanziaria. La mia idea è che la detrazione fiscale proposta da alcuni suoi lettori a fronte di ricevute e fatture varie è inattuabile. L’amministrazione Finanziaria non è in grado di archiviare e controllare tutta la documentazione allegata alla dichiarazione dei redditi, neppure con i moderni mezzi informatici. Un riscontro a tappeto avrebbe tempi e costi insostenibili. Nei paesi che consentono questo tipo di deducibilità, essendo più ridotta l’evasione, è sufficiente il controllo a campione per generare un adeguato deterrente accompagnato da sanzioni pesantissime nei confronti dei rari evasori (per esempio negli Usa). Da noi tutto questo non è possibile perché, come tutti sappiamo, l’evasione è generalizzata e di fronte all’evasione di massa non c’è politica fiscale efficace. La strada maestra sta nella costruzione di un rapporto di fiducia tra cittadino e fisco. Ma questo non si può raggiungere in una generazione: è da Vanoni in poi che ci si sta provando; va anche detto che il governo Berlusconi ci ha fatto arretrare di almeno dieci anni in questo progetto. Se i politici avessero la dignità di gestire il fisco nel modo che si addice ad una delle istituzioni fondanti dello Stato non assisteremmo all’indecoroso spettacolo di intere categorie mobilitate sulla strada contro aggravi fiscali di cento euro all’anno. Giorgio Scianitti L’ evasione non è un fatto puramente economico: è un fatto culturale, di civiltà. Lo scetticismo che finora ha favorito l’evasione di ogni tipo è parte della nostra mancanza di autostima che fiacca il senso di dignità e fa dilagare la corruzione. L’autostima è un concetto centrale nel pensiero di Adam Smith in quanto filosofo. La scarsa stima collettiva che abbiamo di noi stessi è un fenomeno molto diffuso. Più delle televisioni è questo che ci ha abituato a subire nei secoli e fino a oggi gli incredibili soprusi di chi è al potere. Eppure qualche cosa è possibile fare, se un governo ha voglia di farlo e non si mette a dire che è meglio una rapina della Guardia di Finanza. Il compianto Paolo Sylos Labini poco prima di morire s’era appassionato all’esperimento fatto dal Comune di Rivoli (50 mila abitanti) che aveva affidato ad una società privata, sulla base di una gara internazionale, il censimento di immobili fabbricati e terreni, per recuperare i tributi evasi e fissare le basi per una politica tributaria trasparente ed equa. La società assunse a tempo determinato 23 giovani iscritti al collocamento, alcuni dei quali ebbero poi un contratto definitivo: il compenso era stabilito come percentuale dell’evasione scoperta, che è risultata di circa il 25 per cento degli immobili. Il guadagno netto del Comune è stato di circa il 14 per cento delle entrate totali ed ha consentito di migliorare le infrastrutture comunali, di ridurre le aliquote dei tributi locali, di dare incentivi alle imprese che attuano misure ecologiche, di alleggerire le tasse per i meno abbienti. Fu una brillante applicazione del principio «pagare tutti per pagare meno». Davvero non si potrebbe tentare, gradualmente, su scala nazionale? Corrado Augias