La Stampa 18/10/2006, pag.29 Michela Tamburrino, 18 ottobre 2006
A tutto Boncompagni. La Stampa 18 Ottobre 2006. Roma. All’inizio era la televisione delle buone maniere
A tutto Boncompagni. La Stampa 18 Ottobre 2006. Roma. All’inizio era la televisione delle buone maniere. Poi arrivarono due perdigiorno geniali, Gianni Boncompagni e Renzo Arbore, che inventarono la tv del cazzeggio. Servita da loro era perfetta perché sapevano contenerla entro i limiti del gusto loro che poi era il gusto di molti. Ma la frittata era fatta. La tv spazzatura passò di diritto nelle mani di troppi e si fece, perlappunto, spazzatura. Da Ambra alla Gregoraci, un percorso irto di insidie, raccontato da uno dei due grandi, Boncompagni, che oggi intinge la lingua nel curaro per descrivere le malefatte televisive, politiche, artistiche. Boncompagni, lei dovrebbe vivere nei sensi di colpa per quello che ha combinato a noi poveri telespettatori. «Ma che colpa abbiamo noi. Certo, abbiamo dato la stura, soprattutto Renzo, a questo tipo di programmi. Il principio dell’improvvisazione è passato, è stato enfatizzato e ne sono scaturite efferatezze in quantità». Appunto, un danno enorme. «Questa tv è terribile, però anche i varietà di una volta facevano spavento. Tolto Falqui, il resto era inguardabile. Adesso è peggio perché si fa solo il trash sotto forma di reality che non ha nulla di originale, sono format preconfezionati all’estero e riprodotti tali e quali. Uno smacco per noi autori». Possibile che non ci sia nulla di italiano? «Un’idea tutta nostra c’è: la Santa Messa, non è olandese e non c’entra la Endemol». Ma la tv lei la guarda? «Lo stretto indispensabile. Già farla era grave, figuriamoci vederla. Tutto è già dato. Porta a porta in fondo è un varietà e non ha niente di nuovo. Leggo le agenzie e la sera quando vedo il tg mi sembra vecchio di giorni». E come la mette con le fiction? «Quelle le vedrei solo se mi arrivasse un’ordinanza del pretore. Un tempo il sottoprodotto del cinema erano i fotoromanzi, oggi le fiction come Commesse si rivolgono a quello stesso pubblico. Vede, avendo fatto io per tanti anni il peggio, ora posso parlare. Alla lunga però tutto questo stanca. Hanno chiuso il Circo, hanno chiuso il West di Alba». A proposito di Alba Parietti, lei è stato l’unico a farle condurre una trasmissione di successo. Era Macao che ha lanciato Impacciatore e Cortellesi. Come ha fatto? «Alba è simpatica e particolare. E’ stata dura, non provava, poi mi ha dato retta e funzionava. Non sapeva neppure che cosa avrebbero detto i comici e questo garantiva reazioni spontanee. Alla Cortellesi avevo chiesto di sostituire Alba, una volta andata via ma Paola non volle; era umile e intelligente, non sono doti nel nostro ambiente. Anche a ”Non è la Rai” ne sono uscite tante brave. Io avevo l’occhio del talent scout, vedi subito chi ha la stoffa, è stata una bella scuola». Allora, da Ambra alla Gregoraci. Che differenza c’è? «Ambra era brava e la povera Gregoraci mi pare abbia pagato solo lei. Il trattamento Rai andava applicato a tutte ma poi non ci sarebbero state più ragazze sulle tre reti pubbliche, solo la Montalcini». Ma ora niente programmi? «La prima serata non è più adatta a me, la seconda, neppure. Andrebbe bene la terza ma è piena. La mezzanotte sarebbe il mio orario. Un progettino c’è ma è difficile. In televisione vogliono solo esecutori capaci di seguire pedissequamente le regole del format. I miei colleghi sono tutti diventati così. Io invento e dirigo, altrimenti niente». Allora, visto che la tv non riserva nulla di buono, passiamo ad altro argomento. Le piace la Festa del Cinema di Roma? «Per carità. Io la ribattezzerei la sagra del cinema. E’ provinciale, una rassegna paesana. I divi vengono qui trattandoci come se fossimo nel Senegal, con tutto il rispetto. Ho letto che hanno dato una cena in onore di Nicole Kidman e lei non ha voluto incontrare nessuno. Io, fossi stato in Bettini, avrei preso un secchio di liquame, l’avrei chiamata, ”scusi signora Kidman, si gira?” e glielo avrei rovesciato addosso. Scommetto che si sarebbe calmata. E tutti gli altri che hanno pretese assurde, si fanno pagare uno sproposito e arrivano tardi con la puzza sotto al naso. Lo fanno solo da noi; in America una cosa così non sarebbe mai tollerata. E poi i divi, mi dice dove sta il talento della Bellucci? Certo, una bella ragazza ma niente di più. Provincialismo. Veltroni ha fatto il suo gioco e ci ha propinato una manifestazione esagerata, asettica. Ma perché il romano si dovrebbe impressionare? Lo sa chi ha detto una cosa giusta? Per caso lei? «No, Briatore. Incredibile ma vero. Ha detto che l’Italia è gestita da vecchi politici che non sono mai stati all’estero e che non parlano un inglese decente. Ha ragione, il massimo del viaggio è raggiungere Ceppaloni e ne deriva tutto quello che stiamo vivendo. Vadano in Svezia e imparino come funziona la sanità, come sono le tasse, le scuole. E poi copino. Ma loro non sanno praticamente nulla di ciò che accade fuori dall’Italia». Michela Tamburrino