La Stampa 17/10/2006, pag.4 M. Raffa, C. Vimercati, 17 ottobre 2006
Tribunale-colabrodo. La Stampa 17 ottobre 2006. Savona. Un detenuto che evade dalla gabbia nell’aula di tribunale dove è in attesa di essere processato, semplicemente infilando una mano tra le sbarre, facendo scorrere il catenaccio che chiude la porta e uscendo indisturbato dall’edificio
Tribunale-colabrodo. La Stampa 17 ottobre 2006. Savona. Un detenuto che evade dalla gabbia nell’aula di tribunale dove è in attesa di essere processato, semplicemente infilando una mano tra le sbarre, facendo scorrere il catenaccio che chiude la porta e uscendo indisturbato dall’edificio. E’ di ieri l’ultimo, sconcertante capitolo della storia del Palazzo di giustizia di Savona, il "tribunale-colabrodo" come molti addetti ai lavori ormai lo definiscono. Il protagonista, un immigrato tunisino con tre pagine di alias e numerose denunce per furto, rapina e stupefacenti, è stato catturato un’ora e mezza più tardi su un treno che da Savona era quasi arrivato a Genova. Ma l’episodio, esasperato dalla caccia all’uomo scatenata tra i banchi del mercato che ogni lunedì affolla la piazza del tribunale, potrebbe essere la classica goccia che fa traboccare il vaso. I capitoli precedenti oscillano tra il farsesco e il preoccupante, sconfinando talvolta nel boccaccesco. Sì, perchè è successo più volte, di sera ma anche in pieno giorno, anzi in orario di udienza, che gli addetti alla sorveglianza del Palazzo di Giustizia siano dovuti intervenire per far sloggiare coppiette intente a scambiarsi effusioni a luci rosse negli anfratti esterni dell’edificio, negli angoli ciechi dei cortili e dei piazzali, quando non addirittura sullo scalone d’ingresso. Complice il progetto avveniristico dell’architetto Leonardo Ricci che, per i sei piani del nuovo Tribunale inaugurato nell’87 (ma già nel ”95 si fu costretti a una sopraelevazione: mancava, e manca tuttora, spazio per gli uffici) pensò a una sorta di cattedrale moderna, con una gigantesca vetrata obliqua che dà luce a un atrio altissimo e triangolare sul quale si affacciano i ballatoi di quattro piani. Tutt’intorno, all’interno e soprattutto all’esterno, una grande agorà con una piazza coperta, una piazza gradonata, cortili e portici che però i savonesi non hanno mai sentito come loro e che, da sempre, sono deserti e degradati. Accanto alle coppiette, i tossicodipendenti: quando i giardini di piazza del Popolo sono troppo affollati, cosa c’è di meglio dello scalone del tribunale o di un gradone di granito dell’agorà per iniettarsi una dose di eroina? Nuovo intervento della sicurezza, ma non sempre è possibile distogliere uomini dal controllo degli accessi che, come è stato dimostrato ieri, sono in realtà molto difficili da presidiare specialmente negli orari di udienza. La casistica potrebbe continuare: i clochard che stendono materassi e coperte sugli angoli dei terrazzi o addirittura sul tetto della palazzina - chiusa da tempo - che una volta ospitava il bar del tribunale, oppure gli extracomunitari che, dopo aver dormito nei dintorni del palazzo, hanno utilizzato i bagni del tribunale come un "diurno" in piena regola. Per arrivare all’episodio del coniglio, entrato nella "mitologia" del Palazzaccio savonese: si ride, ma non troppo. Accadde nel settembre del 2004: un giovane male in arnese, che spiegava a tutti di essere bosniaco di Sarajevo, peregrinò da un ufficio all’altro, chiedendo l’elemosina, e portando con sè un grosso cesto coperto da uno straccio. Qualche impiegato gli allungò pochi spiccioli, giusto per levarselo di torno: l’incasso dovette sembrargli insufficiente e a questo punto il giovane alzò il tiro: entrò in un’aula dove era in corso un’udienza, superò la balaustra e posò il cesto ancora coperto davanti a un esterrefatto giudice donna. Tolse lo straccio e mostrò al magistrato il contenuto del cesto: un coniglio vivo, vivacissimo. "Mi dà qualcosa per comprargli da mangiare?" fu la richiesta. E se al posto del coniglio ci fosse stato qualcos’altro? In molti, oggi, si chiedono se e come funzionano i metal detector dell’ingresso principale, se e come sono sorvegliate le uscite del garage e del pianterreno. E c’è chi teme che il prossimo episodio possa essere meno farsesco. Conigli e clochard, tossicomani e coppiette, ora anche evasioni in pieno giorno: il problema sicurezza, più volte sollevato dal procuratore capo della Repubblica Vincenzo Scolastico, è da ieri molto più serio. Anche perchè la gabbia dell’aula numero 3 mancava - come tutte le altre - di un piccolo, poco costoso ma determinante accessorio: un lucchetto per bloccare il catenaccio. M. Raffa, C. Vimercati