La Repubblica 17/10/2006, pag.1-19 Bernardo Valli, 17 ottobre 2006
La lunga marcia di madame Ségolène per l´Eliseo. La Repubblica 17 ottobre 2006. Parigi. Impavida, invulnerabile agli sgambetti, alle critiche, ai sarcasmi di nemici e compagni, come se sotto il tailleur da signora bene portasse un giubbotto anti-insulto, Ségolène Royal continua la sua marcia verso la presidenza della Repubblica, restando per ora la favorita
La lunga marcia di madame Ségolène per l´Eliseo. La Repubblica 17 ottobre 2006. Parigi. Impavida, invulnerabile agli sgambetti, alle critiche, ai sarcasmi di nemici e compagni, come se sotto il tailleur da signora bene portasse un giubbotto anti-insulto, Ségolène Royal continua la sua marcia verso la presidenza della Repubblica, restando per ora la favorita. L´ultimo sondaggio (TNS-Sofres pubblicato dal Figaro) la dà vincente con il 51% dei voti in un eventuale ballottaggio con Nicolas Sarkozy, il più temibile avversario di centro-destra. Il quale schiaccerebbe senza fatica altri eventuali esponenti di sinistra. Ma la gara per la massima carica dello Stato non si svolge ancora sulla dirittura d´arrivo. I due turni elettorali si terranno tra aprile e maggio dell´anno prossimo, e per adesso i concorrenti cercano di ottenere l´investitura a candidato dalle rispettive formazioni politiche. Per essere nella primavera prossima il campione del partito socialista (e quindi dell´intera sinistra al voto finale, salvo un´eliminazione al primo scrutinio, come accadde allo sfortunato Lionel Jospin, umiliato dallo sciovinista Jean Marie Le Pen nel 2002), Ségolène Royal deve arrivare in testa nelle primarie interne al partito fissate per il 16 novembre. Quel giorno gli iscritti socialisti sceglieranno tra lei, l´ex primo ministro Laurent Fabius e l´ex ministro delle Finanze Dominique Strauss-Kahn. Ma soltanto una maggioranza assoluta garantirà subito l´investitura alla Royal. Nel caso di una maggioranza relativa ci sarebbe un secondo scrutinio, e in tal caso il rivale rimasto in lizza, Fabius o Strauss-Kahn, potrebbe sconfiggerla, raccogliendo tutti i voti anti-Ségolène. E nel partito gli umori a lei sfavorevoli sono piuttosto forti. Evoco quest´ultimo - possibile ma improbabile - scenario per sottolineare quanto sia ancora tortuosa e fitta di insidie la marcia, per ora trionfale, di Ségolène Royal verso la presidenza della Repubblica. In sei mesi possono sorgere sul suo cammino innumerevoli imprevisti. La storia elettorale francese è ricca di colpi di scena che hanno rovesciato situazioni date per defintive a qualche settimana dal voto. Nel `95, quando ci si preparava alla successione di François Mitterrand, sembrava scontato un duello finale tra il popolarissimo socialista Jacques Delors, ex presidente della Commissione europea, ed il gollista Edouard Balladur, primo ministro in carica. Poi Delors rinuncio´ alla gara e Balladur fu eliminato da Jacques Chirac, che al ballottaggio sconfisse Lionel Jospin. Un colpo di scena ancor più spettacolare si verifico´ sette anni dopo, quando Jospin, campione socialista e primo ministro in esercizio, fu eliminato al primo turno, e Jacques Chirac, che aveva ottenuto uno scarso 20%, contrapposto a Le Pen fu confermato presidente al secondo turno con un mirabolante 82 %. Tuttavia in questo autunno non si scorgono nel panorama politico personaggi in grado di sottrarre a Ségolène Royal e a Nicolas Sarkozy il ruolo di protagonisti principali della prossima elezione presidenziale. I sondaggi esprimono soltanto intenzioni e spesso non annunciano i voti reali, ma sono ormai mesi che Ségolène Royal e Nicolas Sarkozy raccolgono la stragrande maggioranza dei consensi virtuali, e risultano i soli pretendenti in grado di contendersi sul serio la successione di Chirac. Nei rispettivi campi distanziano di più lunghezze i loro rivali. La più interessante rivista parigina (Le débat, numero 141, settembre - ottobre 2006) dedica centotrenta pagine alla Francia che «brancola nel buio», dove due cittadini su tre sono pessimisti sulla situazione economica, guardano l´avvenire con apprensione, ed esprimono un giudizio negativo sulla politica e gli uomini politici. In questo clima di depressione collettiva si notano alcuni aspetti che invitano a formulare apprezzamenti più sfumati. Ad esempio, allo scontento per la situazione politica ed economica generale si contrappone una certa soddisfazione per la vita individuale. Ma l´immagine negativa del potere resta primordiale ed è destinata a dominare l´elezione del 2007. Illusorio o corrispondente alla realtà, il sentimento di inquietudine e di impotenza sarebbe comunque «la chiave della situazione politica francese del momento». Questo sentimento spinge a chiedere un cambio generazionale nella classe politica. E nei rispettivi campi, a destra e a sinistra, spesso in modo trasversale, Nicolas Sarkozy e Ségolène Royal sono visti come i portatori di un cambiamento. Certo conta l´età (Sarkozy ha 50 anni e Royal 53), ma conta anche, forse soprattutto, l´immagine. Entrambi non sono nuovi arrivati sulla ribalta politica, ma non appartengono al vasto branco degli «elefanti», come sono chiamati i notabili i cui volti appaiono in prima fila da decenni. A destra, benché Jacques Chirac non abbia ancora ufficialmente annunciato la decisione di ritirarsi, sono in pochi a pensare che il presidente possa brigare un terzo mandato. E la sua logora immagine riverbera sul suo primo ministro, Dominique de Villepin, che avrebbe voluto come delfino, ma che appare fuori gioco. A sinistra, il tentativo di Lionel Jospin di riproporre la sua candidatura è naufragato molto presto. Gli «elefanti» sembrano appartenere al passato. L´estetica ha la sua importanza. E naturalmente ce l´ha il discorso. Il quale a tratti sembra, in entrambi, in Sarkozy e in Royal, «diverso», se non proprio di «rottura». Oggi Ségolène Royal parteciperà al primo dei sei appuntamenti organizzati dal partito socialista in vista delle primarie del 16 novembre. L´incontro avverrà alla televisione (trasmesso sul canale del Parlamento e su Lci, un canale satellitare di informazione) ma si svolgerà "con la rete", come accade con i trapezisti prudenti, vale a dire senza rischi, senza un confronto diretto tra i concorrenti, i quali non potranno interloquire. Non ci sarà dunque un vero dibattito. Nella prima puntata Ségolène Royal, Dominique Strauss-Kahn e Laurent Fabius esporranno a turno la loro interpretazione del programma socialista, soffermandosi sui problemi economici e sociali. Niente battibecchi, niente impertinenze. Né Strauss-Kahn né Fabius potranno ripetere quel che vanno dicendo da mesi, e cioé che Ségolène Royal evita i grandi problemi per non rivelare la sua impreparazione a ricoprire una carica che nella Quinta Repubblica dispone di ampi poteri, e su cui gravano altrettanto ampie responsabilità. Come ministro delle Finanze e come europeista Dominique Strauss-Kahn ha conquistato un prestigio anche internazionale, ma non può contare su un´estesa popolarità in Francia. Appartiene all´élite socialdemocratica che vorrebbe strappare il suo partito dai vecchi schemi ideologici. Incarna la competenza ma non riempie le piazze. Un tempo prediletto da François Mitterrand, che ne fece un giovane primo ministro, Laurent Fabius è stato il fautore di una svolta social-liberale. Ha poi sterzato a sinistra e ha condotto la campagna contro il Trattato costituzionale durante il referendum francese che, con il prevalere dei «no», ha bloccato il processo di integrazione europea. Nonostante le loro personalità politiche si siano affermate assai prima che Ségolène Royal irrompesse sulla scena, entrambi, Fabius e Kahn, danno adesso l´impressione di definirsi in rapporto alla loro concorrente, che li supera (e li relega nell´ombra) con la sua popolarità. La società politica (quella che non è al suo seguito) è severa con Ségolène Royal. In lei, si dice, l´immagine sostituisce l´idea. Quel che pensa realmente nessuno lo sa con esattezza. Ogni tanto si discosta dall´ortodossia del socialismo francese: cita Blair, esalta la sicurezza, condanna la settimana di 35 ore, contestato dogma della sinistra, ma si affretta a diluire i propostiti dissacranti appena pronunciati. Il suo appello su internet, col titolo «Desideri d´avvenire», brilla per il candore. Questo è quel che dicono i denigratori. I quali ammettono al tempo stesso che incarna il rinnovamento, quel cambiamento generazionale di cui Paese sente il bisogno, benché sia cresciuta politicamente nel serraglio mitterrandiano, dove è stata ministro, sia pure secondario (della famiglia e della scuola). Si aggiunge che il fenomeno va attribuito, in larga parte, al fatto che è donna. E questo è nuovo, inedito, al livello politico in cui oggi Ségolène Royal si muove con straordinario successo. Marcel Gauchet (autore di La Condition politique, Gallimard, 2005) parla di un´alchimia politica che si è creata attorno all´immagine di Ségolène. E´ la compagna moderna (tipo Simone de Beauvoir e Sartre) di François Hollande, il segretario del partito socialista; ma con quattro figli e con una carriera politica autonoma; una francesità provinciale e militare (il padre colonnello nell´esercito coloniale), ma mediatica fin sulla punta delle unghie; in lei ci sono pragmatismo e convinzione; un interesse per il sociale espresso con stile borghese progressista; un autoritarismo con il sorriso. E´ un cocktail che non si inventa. «Essa appare più moderna, più progressista dei suoi compagni di partito, restando più vicina a quel che c´è di conservatore nella sensibilità popolare». Insomma in mancanza di idee nuove ci si rifugia in personaggi nuovi. Ma la vera campagna presidenziale deve ancora cominciare. Non tutte le carte sono state scoperte. Una sola cosa appare certa: la comparsa sulla grande scena politica di Ségolène Royal fa sembrare molto più vecchi i suoi concorrenti o rivali. Bernardo Valli