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 2006  ottobre 17 Martedì calendario

L’eccesso di ricchezza è un furto. Scusiamolo, ma non facciamone un valore. Liberazione, martedì 17 ottobre Un certo Flavio Briatore va in giro dicendo, in Tv, che il sale della vita è la ricchezza

L’eccesso di ricchezza è un furto. Scusiamolo, ma non facciamone un valore. Liberazione, martedì 17 ottobre Un certo Flavio Briatore va in giro dicendo, in Tv, che il sale della vita è la ricchezza. «Ricco - ha detto a Lucia Annunziata, domenica - è sinonimo di persona di successo. Successo è bene. I ricchi dunque devono essere additati ad esempio ai giovani». E’ una nuova versione della paideia socratica (cioè un nuovo modello di filosofia educativa). Ora, voi direte, questo Briatore è un poveretto, mezzo playboy mezzo nonsisacché: lascialo perdere, mica puoi fare polemiche con lui.... Capisco l’obiezione ma non la condivido. Briatore è finito in Tv in una trasmissione prestigiosa e ha riferito - certo a modo suo - cose sentite dire o lette sui giornali e che ormai sono il sale del pensiero borghese corrente. Il precipitato del ”berlusconismo”, che purtroppo va oltre lo stesso berlusconismo. L’idea - raramente detta con la chiarezza della quale va reso merito a questo Briatore - è proprio quella che al vertice della scala dei valori della civiltà moderna ci sia la ricchezza. Cioè l’accumulazione, cioè la concentrazione di una enorme quantità di denaro nelle proprie mani. Questa idea è alla base dei nuovi corporativismi che stanno emergendo in tutta la loro nuda semplicità e volgarità in opposizione al governo di centrosinistra. Badate, non sto dicendo che tutto quel che fa il governo di centrosinistra è buono, o che trovo meravigliosa la riforma fiscale, o la finanziaria, eccetera. Dico solo che di fronte a un governo che comunque si pone il problema dell’equità sociale, o di qualcosa che gli assomigli - se poi ci riesce o no è altra discussione - assistiamo al sollevarsi di un muro di obiezioni costruito fondamentalmente sul briatorismo. Non è che i grandi economisti che hanno obiettato alla riforma fiscale (e a quelli che loro ritengono tagli troppo gentili al welfare) dicano cose troppo diverse da quelle del capo del ”Billionaire”. Dicono: «il governo non ha coraggio perché non colpisce i redditi bassi ma se la prende coi ricchi. Tutti son buoni a chiedere ai ricchi nuove tasse, ma questo non serve a niente: bisogna tagliare i servizi ai poveri se si vuole davvero rimettere in piedi l’economia, perché i ricchi sono pochi e i poveri sono tanti». Qual è l’idea che sta dietro a questi ragionamenti? Che comunque la ricchezza è la chiave della modernità; e quindi lo stato, e i politici nuovi, e la sinistra moderna - sì anche la sinistra moderna - sono chiamati a difenderne e oliarne i processi di accumulazione. Ora, vi dirò la drammatica verità: io credo che la ricchezza sia un furto. O almeno la ricchezza oltre un certo limite. Ci sono solo tre modi per accumulare ricchezza oltre un certo limite: evadere le tasse, speculare, o ricevere gigantesche eredità. Le gigantesche eredità, a loro volta, sono frutto o di evasione o di speculazione, e comunque violano l’idea che gli uomini nascono tutti uguali, cioè con uguali diritti di fronte alla vita. Mi obiettano: ma allora tu criminalizzi la ricchezza? Beh, insomma, tra le tante accuse che mi si possono fare questa non è la più infondata... Naturalmente so bene che queste mie idee un po’ balzane - mie e, credo, di un bel gruppetto di compagni... - non possono essere sancite per legge: e accetto dunque che la ricchezza resti legale, anche se tutti sappiamo che in qualche modo è frutto di prepotenza e accaparramento. Però almeno - questo chiederei - non ci si venga a dire che è un valore e un esempio da indicare ai giovani. A questo punto qualcuno potrebbe chiedere: d’accordo, ma secondo te qual è il limite tra ricchezza e non ricchezza? Qualche anno fa Fausto Bertinotti propose una disciplina degli stipendi pubblici che stabilisse un tetto in percentuale. Per esempio che non fosse permesso a nessun pubblico dipendente (deputati e giudici compresi) di guadagnare più di 10 volte lo stipendio del pubblico dipendente meno ricco. Mi sembrò generoso, quel 10 volte, ma va bene così. Portiamo pure il tetto a 15. Sopra quel limite, però, conveniamo tutti, si è ricchi e dunque - visto che abbiamo deciso di lasciare che l’eccesso di ricchezza sia legale - si affrontano tasse significative. Non è una buona idea? Se qualcuno ci proponesse che sopra quel limite le tasse diventassero molto, molto più alte delle tasse sullo stipendio, lo prenderebbero per pazzo? Si, lo so, lo prenderebbero per pazzo. Però almeno liberateci delle idiozie di Briatore. Piero Sansonetti