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 2006  ottobre 13 Venerdì calendario

Seicento mendicanti indiani nello Stato nord-orientale del Bihar hanno fondato una sorta di sindacato che li protegga e fissi regole comuni

Seicento mendicanti indiani nello Stato nord-orientale del Bihar hanno fondato una sorta di sindacato che li protegga e fissi regole comuni. «Siamo contro l’occupazione indiscriminata delle strade, vogliamo darni norme precise. Così lavoreremo tutti e meglio», ha dichiarato Karim Ansari, uno dei fondatori dell’associazione. Tra le regole che gli iscritti si sono impegnati a rispettare ci sono il minimo di elemosina accettabile (una rupia, circa 0,017 euro) e la rotazione dei luoghi (strade e città) per rendere disciplinata l’attività di questua. Fissato anche il giorno libero: «Gli impiegati stanno a casa la domenica, noi il giovedì, per occuparci delle nostre faccende personali», spiega un mendicante iscritto. Secondo le stime del sindacato, gli iscritti seguendo le regole potranno avere un guadagno quotidiano di 150-200 rupie, pari a 3-4 euro (un impiegato statale indiano guadagna 100 euro al mese). La nuova associazione serve soprattutto a evitare i rapimenti dei bambini, che poi vengono mutilati e costretti a mendicare. Pochi mesi fa, infatti, l’Associazione medica indiana è stata costretta ad avviare una grande inchiesta dopo che tre dottori erano stati filmati di nascosto da una tv mentre proponevano ad alcuni poveri l’amputazione di un arto per suscitare maggiore pietà: un medico aveva chiesto l’equivalente di 180 euro per l’operazione.