Corriere della Sera 13/10/2006, pag.37 Enzo Riboni, 13 ottobre 2006
«Guai a copiare i successi degli altri». Corriere della Sera 13 ottobre 2006. «Nel mondo del capitalismo karaoke, aziende e persone affrontano la scelta cruciale: copiare gli altri o crearsi il proprio futuro»
«Guai a copiare i successi degli altri». Corriere della Sera 13 ottobre 2006. «Nel mondo del capitalismo karaoke, aziende e persone affrontano la scelta cruciale: copiare gli altri o crearsi il proprio futuro». Lo svedese Kjell A Nordström, a soli 47 anni considerato il massimo guru europeo del management, nel 2000 aveva scioccato il mondo degli affari con il suo bestseller «Funky business». Ora torna a lanciare provocazioni da "enfant terribile" con il suo secondo libro, che uscirà alla fine del mese in Italia: «Karaoke capitalism». Che cosa c’entra andare in un bar a cantare, imitando una star, con il capitalismo moderno? «Entrate in un club karaoke e che cosa vedete? Persone che salgono sul palco e cantano pezzi di Sinatra. Dopo un po’ di birre arrivano a credere di essere diventate dei veri Frankie. Ecco, un bar karaoke è un luogo di imitazione istituzionalizzata: ci si va per essere qualcun altro. Ed è qui il disastro: potete consumare tutto l’alcol del mondo ma non cambierà il fatto che imitare qualcuno non vi farà mai arrivare al successo. L’alternativa è liberarsi della monotonia delle canzoni già cantate». L’alternativa varrà per i manager. Ma per le imprese non si è sempre detto che devono imparare dalle aziende di successo? «Certo, per questo il mondo è pieno di aziende karaoke, a causa di una frenesia da imitazione indotta da concetti devianti come il "benchmarking" o la "best practice". Così si arriva solo alla mediocrità. La General Motors guarda alla Toyota, ma gli innovatori non imitano». I veri talenti si cercano quindi fuori dal bar karaoke? «Prima di tutto va capito che, oggi, sono i talenti che scelgono l’azienda e non viceversa: scordatevi "l’uomo aziendale" e benvenuti nell’era dei talenti opportunisti. Perché le risorse produttive critiche dei nostri tempi non sono più le infrastrutture, gli edifici o i macchinari, sono le abilità degli esseri umani. Una persona con talento, un designer piuttosto che un manager, possiede la chiave della competitività e la risorsa più scarsa: la competenza. Le aziende prendono in prestito le conoscenze, quindi devono pagare gli interessi. Nel nostro caso l’interesse si chiama stipendio. Nell’azienda brasiliana Semco ci sono 11 modi diversi d’essere pagati: dallo stipendio fisso alle stock option, dalle royalty alla remunerazione a premio. Le aziende di successo sono quattro volte più inclini a pagare ciò che è necessario per non perdere i talenti». Pagarli bene è un buon modo per trattenerli? I manager devono ricordarsi che la maggior parte delle persone non lascia l’azienda: lascia il capo. La gente ama o odia gli altri individui, non le istituzioni. Per questo è di vitale importanza abbinare i nuovi assunti ai migliori leader. Conclusione? O mettete al centro l’individuo o l’intera struttura diventerà idiota: individualize or idiocratize ». In un mondo che si libera dal karaoke, secondo lei le emozioni diventano il cuore del business. «Le aziende piangono perché si trovano a combattere su due fronti: da un lato sono ostaggi degli individui competenti, dei talenti, dall’altro sono sotto assedio dei clienti che domandano sempre di più. Devono saper capitalizzare le competenze delle persone e imparare l’arte della "creazione" dei clienti usando la leva delle emozioni. Quando i clienti hanno una scelta infinita, il successo si ottiene non credendo più all’ideache l’uomo sia una creatura razionale, ma che la sua mente risponda alle emozioni. E’ tempo che il significato di e-commerce venga cambiato in "emotional commerce". E che i collaboratori siano assunti perché hanno un po’ di quell’emozione». Il tutto per rendere attraente l’azienda. Anzi, sexy, come dice lei. «L’azienda sexy non compete sui costi. Anzi, è tanto più sexy quanto più è abile nel chiedere un prezzo alto. La Bmw, l’iPod e altri prodotti standardizzati ma molto carini dovrebbero essere premiati. Non per questioni di tecnologia, ma semplicemente perché sono attraenti. Enzo Riboni