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 2006  ottobre 12 Giovedì calendario

Nel 1927 Tamara de Lempicka è famosa nella bella società parigina, ma aspira a consolidare sempre di più la sua fama d’artista

Nel 1927 Tamara de Lempicka è famosa nella bella società parigina, ma aspira a consolidare sempre di più la sua fama d’artista. Vorrebbe quindi fare un ritratto a un personaggio di grande successo: pensa a Gabriele D’Annunzio. Gli spedisce una lettera da Firenze: «Caro Maestro e amico (come spero e intensamente desidero) passo per Milano dove conto di trattenermi due giorni. Volete che passi anche da voi (nel senso buono della parola)? Io ne sarei così felice! E voi? Vi invio, caro fratello, tutti i miei pensieri, quelli buoni e quelli cattivi, quelli scurrili e quelli che mi fanno soffrire». Intrigato da queste parole, il Vate risponde entusiasta: «Venite al Vittoriale. troverete qui riunite le Muse dell’arte, della musica e della letteratura». In realtà in quel momento al Vittoriale si trovano la principessa del Piemonte, la pianista Luisa Baccara e sua sorella Emilia, la governante Aelis Mazoyer, la ballerina diciassettenne Carlotta Barra (tutte amanti di D’annunzio). Quando la Lempicka si presenta nella villa, il poeta tenta di fare colpo facendo sparare tre cannonate a salve dall’incrociatore Puglia sistemato nel giardino, accompagnate dalle grida: «Alla Polonia indipendente! Alla vostra arte! Alla vostra bellezza!». La pittrice però giudica subito il Vate un «vecchio nano in uniforme», per di più afflitto da alitosi, e fa di tutto per tenerlo a bada: ogni sera fa di tutto per sottrarsi al «momento supremo». D’Annunzio diventa sempre più nervoso e una sera arriva a drogarla, inutilmente, con la cocaina pur di ottenere un suo cedimento. Alla fine scontento le chiede che cosa voglia da lui e la donna gli parla del ritratto. Il poeta non sembra interessato, la Lempicka fa l’errore di aggiungere: «Può darsi che non vogliate toccare questo argomento perché non conoscete i miei prezzi». Il Vate sbotta: «Come avete detto, Madame? Se credete di poter parlare in questo modo con Gabriele D’Annunzio vi sbagliate! Ebbene, addio». La pittrice se ne va a Gardone, ma lui il giorno dopo, per dimostrare la propria magnanimità, le manda una pergamena con una poesie dedicata alla «donna d’oro» e un gigantesco topazio che l’artista porterà sempre.