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 2006  ottobre 09 Lunedì calendario

Il club dei killer. La Stampa 9 ottobre 2006. Naviga su VampireFreaks.com. C’è la storia di un giovane assassino che racconta, in modo profetico, i suoi sogni, i suoi desideri, e anche la sua fine

Il club dei killer. La Stampa 9 ottobre 2006. Naviga su VampireFreaks.com. C’è la storia di un giovane assassino che racconta, in modo profetico, i suoi sogni, i suoi desideri, e anche la sua fine. Accade in America, per ora, e la polizia è riuscita così a risalire ai dettagli dell’indagine con una precisione mai vista prima nelle carte giudiziarie. All’interno del sito, frequentato da appassionati di sangue, diavolo e catene, Kimveer Gill, 25 anni, rivela molto di sè, sia pure in terza persona. Detta il suo epitaffio: «Visse rapido, morì giovane. Lascia un corpo mutilato», a mangled corpse. Profetico anche quando Gill spiega che vuole morire come Romeo e Giulietta...». Ancora: «Tu lo conoscerai come Trench, come Angelo della Morte. No, lui non è una persona qualunque». Il reality del sangue. Così il 14 settembre scorso - quando Kimveer Gill, vestito con un trench coat nero, entrò nel Dawson College di Montreal, fece fuoco con armi pesanti, uccise quattro persone, né ferì altre 16 e infine si uccise - i lettori del blog provarono un certo compiacimento e qualche brivido; il giorno dopo ci furono migliaia di contatti e di commenti. Molti entusiasti, molti ammirati, molti inquietanti. Perché Kimveer s’è lasciato alle spalle un gruppo di seguaci pronti ad emularlo. Tutto vero dunque, un reality con morti e sangue. Nulla fu lasciato al caso: il trench coat nero, la copia della giacca dei due giovani assassini del liceo Columbine, 1999, Littleton, Colorado, e idem i grossi anfibi neri. Dalla realtà (Columbine) al film di Michael Moore (Bowling at Columbine) e di nuovo alla realtà, cioè il college di Dawson. Difficile capire se Kimveer si sia ispirato al vero o alla fiction. Nel blog non lo spiega ma Anastasia Desousa, che aveva 18 anni, è morta sul serio, in questo incrocio folle tra web, libri, sociologia e film. L’ossessione. L’ossessione di Columbine ha fatto altri proseliti, come Alvaro Castillo. Quando questo ragazzo di 19 anni, studente della Orange High School di Hillsborough, North Carolina, ha ucciso nel settembre scorso il padre Rafael Heuzo Castillo con un’arma da fuoco, e ferito due compagni di scuola, il collegamento fu automatico. Sul sito www.trenchcoatchronicle.com - sottotitolo: perché talvolta anche i ragazzini uccidono - parla la madre, Victoria: «Nessuna ragione, suo padre lo amava. Nel suo passato, non c’erano ombre, non ci sono stati abusi di nessun genere». Alvaro, nel suo «profile», si presenta così, alle voce «interessi»: «Amo le armi da fuoco e da taglio...i miei eroi sono Dio, mio padre, mia madre, mia sorella». Eccolo in una foto, mentre simula l’omicidio di un coetaneo con una grossa lama. «Spaventati? - recita la didascalia - Ah Ah». Eppure, i coetanei lo descrivono come un tipo insignificante, quieto nell’ultima fila, le mani posate sul banco. La mamma suicida. Altro sito, myspace.com. Qui, nella sua pagina personale, Melinda Duckett, 21 anni, di Leesburg (Florida) ha deciso di rivelare perchè si era decisa ad uccidersi, a «sparire» dal mondo. Lei s’è sparata dopo che la giornalista Nancy Grace della Cnn, nel corso di un talk show, le aveva detto: «Sei una bugiarda, dimmi piuttosto che fine hai fatto fare al tuo bambino». Che si chiamava Trenton, aveva due anni e che sarebbe stato rapito a fine agosto mentre la mamma, separata da poco, guardava la tv. Era depressa dopo la separazione dal suo compagno, aveva perso il lavoro. Pochi hanno creduto al rapimento. Fu un’intervista-interrogatorio. Domande incalzanti. Poi il colpo finale: «Stai mentendo». Il giorno dopo, il suicidio. Di Trenton, però, nessuna traccia. Melinda: «Io ho combattuto per ritrovare mio figlio e sono orgogliosa di questo.. ora (dopo l’intervista) non mi resta che sparire...». La giornalista tv s’è scusata ma i lettori dei post di Melinda hanno, per una volta, conosciuto anche le ragioni della giovane mamma suicida. Negli Stati Uniti è in corso un aspro dibattito. Tema: se è vero che il Grande Fratello Usa, spia la rete in ogni suo angolo, anche il più remoto, è evidente che VampireFreaks è, o era, zona franca. Scriveva Kimveer Gill, prima della strage di Dawson: «Io so che mi state spiando...Rido...Non potete farmi nulla». Chissà che c’è scritto sui blog degli adolescenti-studenti europei e italiani. Massimo Numa