La Stampa 10/10/2006, pag.2, 10 ottobre 2006
Ma Stranamore è pakistano. La Stampa 10 ottobre 2006. New York. «Ho passato segreti atomici Corea del Nord, Iran e Libia»
Ma Stranamore è pakistano. La Stampa 10 ottobre 2006. New York. «Ho passato segreti atomici Corea del Nord, Iran e Libia». Pronunciando due anni fa queste parole in tv l’architetto del programma nucleare pakistano Abdul Qadeer Khan ammise di aver aiutato Pyongyang a realizzare la bomba, circostanza confermata dallo stesso presidente Pervez Musharraf che nella sua recente autobografia ha quantificato in due dozzine il numero delle centrifughe che lo scienziato fece avere a Pyongyang. Uno scienziato venale La Corea del Nord si rivolse a Khan - una specie di dottor Sranamore - nel 1994 cercando nuove tecniche per far procedere il programma nucleare dopo essere stata obbligata a bloccare i propri reattori ed impianti di arricchimento. Khan fece fronte alla richiesta recapitando i disegni delle centrifughe ed anche un limitato numero di centrifughe complete di ogni componente. Sui motivi all’origine di quella consegna vi sono più interpretazoni: c’è chi la attribuisce alla venalità di uno scienziato alla costante ricerca di ingenti guadagni e chi invece ad un baratto fra Islamabad e Pyongyang in forza del quale l’allora governo di Benazir Bhutto, su spinta del capo di Stato Maggiore Abdul Waheed, avrebbe ceduto alcuni segreti militari per avere in cambio la tecnologia utile a realizzare missili a lunga gittata. Fu l’inizio di una cooperazione che vide Khan compiere tredici viaggi in Corea del Nord, in delegazioni scientifiche e militari inviate dal generale Waheed e, dopo il 1996, dal successore Karamat. Non a caso durante il discorso in tv nel 2004 il padre della bomba pakistana disse con chiarezza di aver agito sempre «con l’approvazione dei comandi militari», chiamando così implicitamente in causa lo stesso Musharraf che dal 1994 al 1996 era a fianco di Waheed come direttore generale delle operazioni militari. Karamat si recò di persona, e segretamente, in Corea del Nord nel 1997 continuando a raccogliere informazioni utili alla realizzazione del missile a lungo raggio Ghauri che sarebbe poi stato lanciato con successo l’anno seguente. I sospetti dell’intelligence Sono questi gli anni in cui il sostegno di Khan al programma nucleare di Pyongyang si intensifica: fra il 1997 ed il 1999 garantisce la consegna di centrifughe P-1 e fra il 1998 ed il 2000 sorveglia in prima persona l’assistenza tecnica agli impianti. L’intelligence americana sospetta che durante questo periodo Khan fece arrivare ai nordcoreani anche centrifughe P-2, disegni di altre componenti e uranio impoverito. Nell’aprile del 2003 una nave cargo carica di tubi di alluminio per centrifughe venne intercettata nel Canale di Suez mentre era diretta verso la Corea del Nord e quanto fu trovato a bordo - su segnalazione dell’intelligence tedesca - confermò il legame con Khan che nel 2004 venne messo di fronte alle prove raccolte ed ammise di essersi recato nel 1999 in un sito segreto fuori Pyongyang dove gli erano stati mostrati tre ordigni al plutonio. L’impressione prevalente a Washington è che i legami fra Pakistan e Corea del Nord iniziarono grazie ad un’intesa bilaterale che poi Khan sfruttò per arricchirsi personalmente creando un network indipendente con ramificazioni in altri Paesi. Poiché queste rete di traffici illegali raggiungeva anche l’Iran il timore dei servizi occidentali è che Pyongyang possa essere adesso tentata di vendere a Teheran ordigni nucleari in cambio di aiuti finanziari.