La Repubblica 11/10/2006, pag.56 Stefano Bartezzaghi, 11 ottobre 2006
Morto. La Repubblica 11 ottobre 2006. C´era una volta il nano, ora c´è il verticalmente svantaggiato
Morto. La Repubblica 11 ottobre 2006. C´era una volta il nano, ora c´è il verticalmente svantaggiato. C´era una volta il sordo, ora c´è il non udente. C´era una volta l´handicappato, poi subentrò il disabile e ora c´è il diversamente abile. Ma come sostituire la brutale parola morto, con un´espressione che sia in una volta più efficace e più rispettosa? Defunto, scomparso, spirato svolgono solo una delle due funzioni. L´incresciosa lacuna, probabilmente l´unica rimasta, è stata colmata dallo scrittore Andrea Bajani, che in un dibattito a Parole in Gioco, a Urbino, a domanda ha risposto: «Il problema non è come nominare più gentilmente i necrofori: è come nominare i morti. I morti non sono morti, sono diversamente vivi». Pare un paradosso, ma non lo è: «diversamente vivi» soddisfa ogni credenza religiosa e scientifica: è vero per il mussulmano, con il suo confortevole Paradiso, e per il cristiano, con la sua vita eterna. E´ vero per il materialista che pensa al perpetuarsi della materia organica in altre forme. E´ vero per chi è convinto della trasmigrazione delle anime ed è vero per chi pensa che i morti vivano nel ricordo dei vivi. Memento mori è una ben dura verità. Ricordati che vivrai diversamente è decisamente più accettabile. Stefano Bartezzaghi