La Repubblica 09/10/2006, pag.47 Gino Castaldo, 9 ottobre 2006
Tony Vilar, la stella del pop che precipitò per una parrucca. La Repubblica 9 ottobre 2006. New York
Tony Vilar, la stella del pop che precipitò per una parrucca. La Repubblica 9 ottobre 2006. New York. Antonio Ragusa oggi vende automobili nel cuore italiano del Bronx: Chevy, Buick, Pontiac, ce n´è per tutti i gusti. Stivaletti bianchi, camicia sgargiante, un paio d´occhiali alla moda. Accoglie i clienti col sorriso di un meridionale che ne ha viste di tutti i colori. Nel quartiere nessuno lo sa, ma Tony Ragusa è stato un idolo, un cantante famosissimo in Argentina. Era emigrato dalla Calabria a Buenos Aires da ragazzo, negli anni Cinquanta, con appresso una chitarra e una bella voce. Arrivato a Buenos Aires cominciò a esibirsi nei locali e fu scoperto da un talent-scout locale. In breve, divenne un idolo, col nome d´arte di Tony Vilar. Fu il primo a lanciare «Cuando calienta el sol», cantava «Tintarella di luna» in spagnolo, canzoni melodiche, il bel canto italiano, romantico e seduttivo. Poi, nel 1965, all´apice del successo, scomparve. Da allora nessuno lo ha mai più visto su un palcoscenico. Cosa era successo? «Ho vissuto quattro o cinque anni di furore» racconta, sorpreso da questo interesse, quarant´anni dopo, «poi successe che ho cominciato a perdere i capelli, rapidamente, e allora mi misi una parrucca. Andai avanti per mesi, poi successe il fattaccio. Alla fine di un concerto a Buenos Aires, arrivò una falange di ragazze, mi si buttarono addosso, toccavano, tiravano la camicia, una mi mise la mano sulla testa e si portò via la parrucca». Tutto qui? «Sì, ma la presi malissimo, fu un dolore forte, era la mia vita e fu come morire. Mi è venuta una depressione troppo forte, durata quasi quindici anni». Per raccontare il mistero sta per uscire un film, "La vera leggenda di Tony Vilar", di Giuseppe Gagliardi, che sarà presentato alla festa del cinema di Roma, un singolare esperimento definito «mockumentary», metà fiction, metà cinema - verità, con Peppe Voltarelli, cantante del gruppo Il Parto delle Nuvole Pesanti, che inizia un viaggio, reale, alla ricerca del mistero, arriva in Argentina, chiede, parla con tutti, amici, parenti, segue le tracce tenui di quella storia antica fino ad arrivare nel Bronx, al cospetto del vero Antonio Ragusa, alias Tony Vilar. Ha una moglie devota che lo guarda con gli occhi lucidi e sussurra: «Cantare è tutta la sua vita, lui canta sempre, da quando si sveglia la mattina fino alla sera», ha un baule di ricordi sepolti che questa inattesa avventura cinematografica sta portando a galla. Tutta una vita, persa per un parrucca volata via. Al punto da rinunciare a tutto, scomparire per sempre. Possibile che sia stato un trauma così insuperabile? «Per me sì. Mi chiusi in casa, da solo, nessuno sapeva dove stavo, ero così depresso che non avrei mai pensato di poter vivere fino a questa età, mi sentivo troppo male». Ma la leggenda continua, ritorna inesorabile a risvegliare passioni, ricordi, l´ebbrezza di un successo che lo ha portato in cima al mondo. Tony Vilar era sepolto, dimenticato, nel quartiere nessuno sapeva, o se qualcuno sapeva faceva fatica a credere. «Quando è arrivato Peppe Voltarelli e mi ha chiesto: sei Tony Vilar? Mi è preso un colpo, non capivo come mai una ragazzo italiano potesse sapere qualcosa della mia storia. A dire il vero non avrei mai voluto riparlarne, ma era un italiano, era della mia terra, avevo una grande nostalgia. Così risposi sì, Tony Vilar sono io, e allora ho raccontato tutto. Pensate, neanche in Argentina hanno mai scoperto la vera ragione della mia sparizione». Nel film si ci sono foto d´epoca, vecchi vinili, si sente la voce giovane di Vilar che canta melodiosamente, alla fine diventa un viaggio alla scoperta degli italiani che vivono oltreoceano. Antonio Ragusa tornerà in Italia per la prima volta mercoledì prossimo, per essere qui quando il film sarà presentato. Non c´era mai tornato da quando era partito con la nave da Genova. «Quando avevo successo ero troppo indaffarato, troppi impegni, poi ero depresso, avvilito, non ci pensavo più, e la mia famiglia era tutta negli Stati Uniti, anche mia mamma, ed è per questo che alla fine sono venuto a vivere nel Bronx. Mi dicevano, vieni, l´America è un grande paese». E lo pensa ancora oggi? «E´ un posto dove si lavora troppo, dove i guasti sono terribili, qui si paga l´aria che respiri, è un paese freddo, se non sai cosa fare non ti aiuta nessuno. Ma così è la vita, e adesso mi trovo qui, quelli del film si sono commossi per questa storia». Ora il film ha rimesso in gioco tutto, di venire in Italia non vede l´ora, vuole anche tornare al suo paesello d´origine in Calabria, forse è disposto anche a cantare di nuovo. «No, non professionalmente, per carità, con quello ho chiuso, ma se capiterà, magari con Peppe Voltarelli e il suo gruppo, in modo informale, potrebbe essere un´idea». Forse dopo aver visto il film saranno in molti a chiederglielo. Forse canterà, forse no, ma di una cosa possiamo essere sicuri. Dopo quarant´anni Antonio Ragusa ha fatto pace con Tony Vilar. Gino Castaldo