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 2006  ottobre 09 Lunedì calendario

Il ristoratore dei politici "Pago le tasse e vivo bene". La Repubblica 9 ottobre 2006. Roma. Ce ne è voluta, ma finalmente abbiamo trovato un ricco che non piange per le tasse vecchie e nuove

Il ristoratore dei politici "Pago le tasse e vivo bene". La Repubblica 9 ottobre 2006. Roma. Ce ne è voluta, ma finalmente abbiamo trovato un ricco che non piange per le tasse vecchie e nuove. Intendiamoci, non possiamo dire che gioisca - chi non ha un po´ il cuore sul portafoglio? - ma neanche lancia gli alti lai cui siamo abituati dopo aver ascoltato nei giorni scorsi un medico ospedaliero da 70 mila euro e un barista da 100 mila euro l´anno evasore per 50 mila. Notizia nella notizia, è un lavoratore autonomo, come si dice nel lessico fiscale, un esercente romano. Ulteriore notizia: si tratta del più celebre cerimoniere culinario di generazioni intere di uomini politici sia di destra che di sinistra. Ultima notizia, assolutamente inedita: dichiara di non sottrarre al fisco neanche un centesimo. Assiso dietro al suo scrittoio, Fortunato, nato a Terracino, comune di Accumuli, provincia di Rieti, titolare del ristorante "Fortunato al Pantheon" compila ricevute e «striscia» a getto continuo credit-card gold e platinum. Da quello scrittoio, altare del tempio dei politici a tavola a metà strada tra la Camera e il Senato ha dato da mangiare nei lustri a quasi tutti i ministri delle Finanze, se si escludono Quintino Sella e pochi altri: da Luigi Preti a Franco Malfatti, da Rino Formica a Franco Reviglio, da Giulio Tremonti a Vincenzo Visco. Ha sempre dato le ricevute a tutti i ministri, signor Fortunato? «A tutti, ministri e non ministri, a cominciare da Franco Malfatti che la ricevuta la introdusse. Anche perché, tra l´altro, i politici sono in nota spese». Complimenti. E non è caduto in povertà, come dicono che succederebbe altri ristoratori, i suoi colleghi che il conto lo fanno su un foglietto a quadretti? «Neanche per idea, guadagno e faccio ogni anno un bell´utile». Spari le cifre. «Circa 2 milioni di fatturato, diciannove dipendenti fissi, tutti assunti con contratto regolare, 470 mila euro di utile, 200 mila euro di tasse pagate». Una bella azienda, non c´è che dire. «Se si lavora bene si riesce a guadagnare, lavorando per diciotto ore al giorno, anche facendo tutte le ricevute e pagando tutte le tasse. Mi chiedo poi, quando quasi tutti pagano con carta di credito come si faccia a non dare la ricevuta. La mia è una ditta individuale, tutto ricade sulle spalle di Baldassarri Fortunato, io non voglio correre rischi, voglio vivere tranquillo. Ma...». Sentiamo i ma, signor Fortunato. «Ma io lavoro diciotto ore al giorno e lo Stato mi tassa al 48 per cento, do lavoro a diciannove dipendenti, non metto nessuno in cassa integrazione, perché devo dividere a metà con lo Stato quello che guadagno? Che mi dà lo Stato, l´aria che respiro?». Magari per un fatto di equità, solidarietà, perequazione... «E no, mi dicono che i conti vanno male, il governo dice non ci sono soldi, che ci sono tanti debiti fatti da Berlusconi e Tremonti, i quali dicevano il contrario, perciò ci dobbiamo penalizzare. Io non so più a chi dar retta. Se fossi penalizzato oggi per ridurre veramente i debiti e perché magari mio figlio invece del 48 per cento paghi il 35 per cento, che mi sembra un´aliquota equa, allora capirei, sarei persino contento. Ma posso più credere alle promesse?». Perché adesso si sente penalizzato? «Hanno aumentato i contributi sui lavoratori dipendenti e io ne ho 19, hanno aumentato la tassa sui Bot dal 12,5 al 20 per cento. Posso credere che non arriveranno altre tasse perché magari i debiti dello Stato non diminuiscono per niente? C´è una cosa che ancora mi indigna...». Quale, signor Fortunato? «La tassa che Giuliano Amato mise sui conti correnti bancari, mi pare con la Finanziaria del ”92, un abuso, un vero abuso da regime stalinista che mi auguro non si ripeta mai più». Presumiamo che con un reddito da 470 mila euro lei sia un signore che può godere di molti agi, ben oltre il cosiddetto ceto medio che viene già collocato a 30 mila euro o giù di lì. «Pensi che agi può godere chi lavora 18 ore al giorno». Evitiamo per un attimo qualche eccesso retorico, molti faticano a lavorare. Non le chiediamo quanto ha in banca o in Bot, rispettiamo la sua privacy, ma le facciamo notare che lei è comunque un privilegiato, insieme ad altri 55 mila italiani, una infinitesimale frazione di popolazione, che guadagnano oltre i 200 mila euro. Ma ci dica i suoi stili di vita. Come è composta la sua famiglia? «Una moglie separata e un figlio grande». Che casa ha? «Una casa in centro, qui vicino, ma comprata quando le case costavano 250 mila lire al metro quadro, non ora che costano 10 mila euro al metro». Che barca ha? «Neanche un pattino, non so neanche nuotare. E se sapessi nuotare non avrei tempo». Che macchina ha? «Una Punto e una Jaguar». Un´icona da ricchi. «Ma no, l´ho comprata usata, era di Federico D´Amato, quello dei servizi segreti. Era un affare perché l´aveva sempre guidata un autista». Non le chiedo altro, sennò mi butta fuori, ma lei Fortunato, di nome e di fatto, non ha molto da lamentarsi. «E infatti l´ho detto e lo ripeto: non mi lamento affatto, si può vivere molto bene pagando tutte le tasse, rispettando tutte le leggi, ma non vedo perché si debba dare allo Stato addirittura la metà, con la certezza che ogni cinque anni il buco nero ci sarà ancora, perché non si recupera mai. E qualcuno verrà a dirci come fece Amato: vi tasso i conti correnti. Poi...». Lamentela? «No, ma a lei che parla di equità posso fare io una domanda?». Dica. «Perché alle fabbriche di elettrodomestici danno 200 euro per la rottamazione dei frigoriferi e a me non danno la rottamazione dei piatti, delle posate, dei bicchieri, delle sedie?». Forse perché i vecchi frigo sono inquinanti. Ma perché lo chiede a me, lo chieda a Visco quando viene a pranzo. Alberto Statera