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 2006  ottobre 12 Giovedì calendario

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DI SANTO Donato Bomba (Chieti) 1958. Politico. Ds. Sottosegretario agli Affari Esteri nel Prodi II • «In prima fila c’è Ernesto Cardenal, il poeta’sacerdote protagonista della rivoluzione in Nicaragua. Sul palco Francisco Sesto, ministro venezuelano della Cultura e amico del presidente Hugo Chavez. In platea le telecamere di Telesur, la Cnn latinoamericana finanziata con i petrodollari del governo di Caracas. E quando la speaker fa il nome del ”comandante Fidel” l’applauso parte subito caloroso. Insomma, nell’austera Sala Verde della Fao, si respira un’aria molto di izquierda. Ed è anche per questa atmosfera di casa che il diessino Donato Di Santo si presenta al microfono di buon umore. Tocca a lui dare il saluto del governo al ”Quarto incontro mondiale della rete di intellettuali e artisti in difesa dell’umanità”, organizzato a Roma dall’ambasciata venezuelana. Di Santo, sottosegretario agli Esteri con delega all’America Latina, un passato prima da operaio e poi da presidente della ong Movimondo, uno spagnolo fluente e un biglietto da visita in due lingue (’sub secretario de Estado”), si schiarisce la voce: ”L’impegno del nostro governo è far sì che l’Italia sia ricordata per le cose per cui è famosa da sempre: la pizza, la pasta, magari anche la mafia, ma non per la parola Berlusconi”. Applausi dalle 200 persone che affollano la sala, volontari di ong e intellettuali soprattutto latinoamericani. La mafia meglio di Berlusconi? Sceso dal palco il sottosegretario Di Santo – buoni rapporti con i presidenti brasiliano e boliviano, Lula e Morales, una barba orgogliosamente castrista – si spiega: ”Per me la mafia è il male assoluto e va combattuta fino in fondo. Ma anche Berlusconi ha fatto i suoi danni all’immagine dell’Italia: dalle corna durante i vertici internazionali alle sue gaffe sulla superiorità dell’Occidente, le figure ridicole che ci ha fatto fare sono state tante. Per questo vogliamo che il mondo ricordi l’Italia non per lui ma per altro”. Sì, ma quell’accostamento non è più da comizio di partito che da uomo di governo in una sede internazionale come la Fao? ”Dico sempre quello che penso – risponde – non è giusto cambiare registro a seconda del posto dove si parla”. [...]» (Lorenzo Salvia, ”Corriere della Sera” 12/10/2006).