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 2006  ottobre 10 Martedì calendario

Primo successo del governo. Libero 10 ottobre 2006. Cinquant’anni fa erano le sigarette, il whisky, addirittura i prosciutti

Primo successo del governo. Libero 10 ottobre 2006. Cinquant’anni fa erano le sigarette, il whisky, addirittura i prosciutti. Oggi sono gli euro, denaro frusciante da nascondere all’occhio vigile del fisco. Cambia la merce da portare in Svizzera eludendo le dogane, il veicolo resta lo stesso: gli «spalloni». Così chiamano a Como i contrabbandieri. Figure, di fatto, mai tramontate su quella sponda del Lario così vicina alla confederazione elvetica e a tutte le sue banche che accolgono i quattrini senza far troppe domande. Negli ultimi anni erano rimasti in pochi, lo scudo fiscale aveva pressoché azzerato il flusso di contanti verso Chiasso, Lugano e Ginevra. Dei contrabbandieri non c’era più bisogno. Poi il governo Prodi con le sue riforme: la fiducia di molti imprenditori e risparmiatori è crollata e immediatamente è tornata la tentazione di portare i soldi in Svizzera, come negli anni Settanta. E il modo più efficace per portare il denaro al sicuro, oltre il confine, è metterlo nelle mani sapienti d’un contrabbandiere. Vecchia scuola. Dogana di Ponte Chiasso, ma potrebbe essere una qualsiasi delle altre che ci sono in zona. Un’utilitaria s’avvicina al posto di blocco, finestrino abbassato. «Qualcosa da dichiarare?», chiede il finanziere. No. Via libera, l’auto passa e se ne va. La destinazione può essere la vicina Chiasso, magari Lugano o addirittura Berna. Ormai non ha più importanza. Il contrabbandiere, sereno al volante, sorride e alza il volume della radio. La sua utilitaria è zeppa di contanti che sono arrivati a destinazione. Primo trucco: il doppiofondo nel serbatoio. Serviva per le sigarette, negli anni belli: una metà era realmente piena di carburante, l’atra no. Grazie a un doppiofondo che tiene la benzina al suo posto, il resto della cavità si può stipare di contanti. Ammucchiando pezzi da cinquecento euro, basta far due conti per capire che con questo sistema in un solo viaggio possono girare anche centinaia di migliaia di euro. Secondo trucco: la cintura. A vederla non è niente di speciale: cuoio, fibbia e buchi. In realtà, gli spalloni girano con una cinghia che può «valere» anche diecimila euro. Nella parte interna una serie di tagli verticali, sei o sette, in corrispondenza dei quali la pelle si solleva. Lì sotto s’infilano le banconote, piegate per il lungo. Così ce ne sta qualcuna in più. E’ un trucco che resiste anche alle perquisizioni: il doganiere scopre l’imbroglio solo se c’è una soffiata. Ogni tanto capita. Dicono, qui a Como, che succeda quando «uno decide di far di testa sua, senza chiedere a chi certe cose le fa di mestiere». Oltre confine. Una volta giunto in Svizzera, il contrabbandiere ha solo un’ultima preoccupazione: riscuotere la sua parte. Nella stragrande maggioranza dei casi, infatti, il proprietario del malloppo lo attende nei dintorni della banca. Senza ansie, perché quelli che, come dicono sul lago, van de sfroos (vanno di frodo, ndr) son gente di parola: nessuno di loro fuggirebbe mai con i contanti. Arrivato a destinazione, lo spallone intasca all’istante il compenso pattuito. In media il 2 percento del «carico». Non di rado, però, la percentuale sfiora il 4. Significa che, stando bassi, un carico da 100 mila euro al contrabbandiere ne frutta 2 mila. A quel punto, una stretta di mano al committente e tanti saluti. Si torna a casa, sul lago o nelle valli. In attesa del prossimo giro in Svizzera, sorseggiando bianchini nei circoli bocce. Ché la maggior parte degli spalloni d’oggi son gli stessi di mezzo secolo fa. Il fai da te. Ovvio, non tutti si rivolgono a loro per portare le amate banconote nel paradiso fiscale rossocrociato. Sono molti gli imprenditori che periodicamente mettono in tasca (nel vero senso della parola) banconote per qualche decina di migliaia di euro e partono alla volta della dogana. Se va bene, dritti in banca e arrivederci alla prossima. Se va male, il gruzzolo finisce nella mani dei finanzieri. La finanza. Poco ma sicuro: se la figura del contrabbandiere nel comasco è un vero e proprio mito, lo si deve all’epocale confronto (sempre all’insegna del reciproco rispetto) con le Fiamme Gialle. Loro, i finanzieri, stanno attentissimi e di settimana in settimana mettono a segno sequestri anche molto importanti. Comunque, di questi tempi, una goccia nel mare. Lo scorso 3 ottobre, ad esempio, il signor Rossi (nome ovviamente di fantasia) aveva il preso il treno dalla Svizzera per tornare in Italia. «Nascosti» in una valigia, aveva 150 mila euro in contanti e due titoli al portatore per altri 31 mila euro. Una piccola fortuna che in precedenza aveva portato all’estero illegalmente e che ora gli serviva per una spesa in Italia. Riportando a casa quei soldi, non aveva ovviamente compilato «la dichiarazione valutaria prevista dalla normativa vigente per valori superiori a 12.500 euro». Giunto alla dogana di Chiasso aveva detto: «Nulla da dichiarare». Dopo averlo scoperto, i funzionari doganali hanno sequestrato il 40% della somma: 67.400 euro. Pizzicati nello stesso periodo anche una coppia, madre e figlio, con indosso 30 mila euro a testa in contanti. Ne hanno dovuti lasciare in dogana 7 mila ciascuno. Percorsi segreti. Negli anni addietro lo spallone era inafferrabile perché raggiungeva la Svizzera attraverso percorsi noti solo a lui. Le montagne che sovrastano Cernobbio, a due passi dal confine, sono coperte di boschi: in quella fitta vegetazione il contrabbandiere si muoveva, e si muove ancora, come fosse a casa sua. Svelto e silenzioso, un passo dopo l’altro con in spalla la briccola, una sorta di zaino. Nel comune di Maslianico, che confina con la Svizzera, ci sono due posti di frontiera: uno in centro, in un quartiere che si chiama Pizzamiglio, dove transitano le auto dei comaschi (in cerca di sigarette e benzina a buon mercato) e quelle dei ticinesi, che in Italia vanno a far shopping. L’altro posto di frontiera è più su, dove finiscono le case e comincia la montagna: Via Roggiana, Rongiana per chi lo pronuncia in dialetto. Una piccola cappella ripara dalle intemperie una Madonnina. A due passi, un cancello sbarrato: è il confine italo-svizzero in quella zona. Intorno c’è solo il bosco, percorso anch’esso per intero da una rete in filo di ferro che corre lungo tutto il monte.  da lì che lo spallone sa come infilarsi nella confederazione elvetica. A testimonianza dell’affetto che la gente del posto nutre per questi personaggi, qualcuno - chissà quanti anni fa - ha posto una lapide proprio di fronte alla Madonnina: è una preghiera, un’esortazione alla Vergine. Per chiederle di chiudere gli occhi e lasciar passare indenne lo spallone col suo carico. Da quando c’è il governo Prodi, insieme coi capitali in fuga all’estero è cresciuto in modo esponenziale anche il numero di ceri accesi a quella Madonna. Oggi non sono più le sigarette, bisogna salvare gli euro dalle grinfie di Mortadella. Son tornati in pista gli spalloni. Fabio Corti