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 2006  ottobre 10 Martedì calendario

Phelps, il professore che ha distrutto Keynes. La Stampa 10 ottobre 2006. Edmund Phelps rappresenta così profondamente una delle figure centrali del pensiero economico degli ultimi 40 anni che è frequente riferirsi a lui con il nomignolo di «Ned», come a un personaggio familiare, sia per gli economisti «d’acqua fresca» (Chicago) sia per quelli di «acqua salata» (nelle università della costa Est degli Stati Uniti), sia per i colleghi e i molti allievi sparsi in Europa che negli ultimi decenni lo hanno conosciuto nel suo ufficio alla Columbia University

Phelps, il professore che ha distrutto Keynes. La Stampa 10 ottobre 2006. Edmund Phelps rappresenta così profondamente una delle figure centrali del pensiero economico degli ultimi 40 anni che è frequente riferirsi a lui con il nomignolo di «Ned», come a un personaggio familiare, sia per gli economisti «d’acqua fresca» (Chicago) sia per quelli di «acqua salata» (nelle università della costa Est degli Stati Uniti), sia per i colleghi e i molti allievi sparsi in Europa che negli ultimi decenni lo hanno conosciuto nel suo ufficio alla Columbia University. Phelps, 73 anni, è stato a tal punto protagonista del dibattito teorico e di politica economica da essere stato sia all’origine della critica terminale a Keynes negli anni Sessanta, sia alla nascita della scuola neo-keynesiana negli anni Ottanta. Il premio assegnato dall’Accademia di Stoccolma giunge a coronamento di una carriera inesausta che tuttora lo vede intervenire sui temi di attualità in America, in Europa e in Italia dove è stato uno dei coordinatori dei seminari di Villa Mondragone e Senior Advisor al progetto del Cnr «Italia in Europa» fino al maggio 2000. Assieme a Friedman, «Ned» ha demolito la curva di Phillips di lungo periodo che reggeva l’edificio keynesiano, mettendo in dubbio che potesse esistere uno scambio sfruttabile politicamente tra inflazione e disoccupazione. Se il «Presidential Address» di Friedman nel ’67 fu l’occasione in cui l’edificio cadde, il lavoro di Phelps per oltre un decennio successivo fu l’autopsia e la spiegazione del decesso keynesiano. Fu la sua analisi sistematica del ruolo delle aspettative a dimostrare l’insostenibilità teorica dell’equilibrio tra disoccupazione e inflazione attesa: se la disoccupazione cala al di sotto del livello di equilibrio, l’inflazione aumenta e le aspettative di inflazione adeguandosi la fanno ulteriormente aumentare anziché ridurre la disoccupazione. Il modello di Phelps (noto come «expectations augmented Phillips curve») è entrato nello strumentario d’obbligo dei policymakers e dal punto di vista più generale il contributo di Phelps fu quello di riportare l’attenzione dei macroeconomisti ad alcuni dei fondamentali micro, cioè dei comportamenti degli attori individuali, che erano stati completamente trascurati dai modelli keynesiani, e che a fatica erano stati recuperati negli approfondimenti della sintesi neoclassica. Alle micro-fondazioni neoclassiche, Phelps aggiunge il ruolo delle aspettative in modelli che infatti vengono definiti «micro-macro» con concetti innovativi come quello di «salario di incentivo» o di modelli ad isola. L’intero sviluppo successivo con Lucas e le aspettative razionali ha potuto beneficiare del lavoro di Phelps. Nonostante un linguaggio tecnico molto severo e un’espressione linguistica ardua perfino nei libri «introduttivi» da lui scritti, i contributi di Phelps hanno sviluppato concetti comuni anche al dibattito non specializzato come quello di «regola aurea dell’accumulazione di capitale» che consente di dare una valutazione quantitativa del livello di risparmio in una società. Ma uno dei maggiori contributi fondativi che hanno aperto riflessioni al di là del dibattito economico è stato quello sulla «coerenza dinamica» che applicava i concetti di reputazione e di credibilità ai responsabili delle politiche economiche. I suoi libri sono dichiaratamente favorevoli all’economia di mercato, ma già a metà degli anni Ottanta i suoi testi sviluppavano ampiamente concetti che oggi sono la base delle riflessioni sui «fallimenti del mercato» e sul tipo di intervento regolativo che è richiesto allo Stato: problemi di «segnalazione», di informazione asimmetrica, di contrattualità, di costi di ricerca e tutto il resto del gergo dell’analisi del capitalismo in condizioni di concorrenza imperfetta e della ricerca delle logiche di comportamento degli attori economici. Nel dibattito politico, Phelps ha rappresentato quindi più volte nella sua vita l’uomo che costringe gli altri a ripensare le proprie convinzioni. Quando uscì il suo libro «Political Economy», Larry Summers lo salutò dicendo: «Fino a ieri si poteva pensare che i repubblicani avessero cervello e i democratici avessero cuore: da oggi non è più così». Carlo Bastasin