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 2006  ottobre 10 Martedì calendario

Il divorzio di Follini. La Stampa 10 ottobre 2006. Roma. Finora era stato un divorzio insonorizzato, custodito tra le mure familiari

Il divorzio di Follini. La Stampa 10 ottobre 2006. Roma. Finora era stato un divorzio insonorizzato, custodito tra le mure familiari. Già da qualche mese Marco Follini aveva preso casa per conto proprio. Riceveva gli amici e i parenti politici in uno studio in via Bissolati, a cento metri da via Veneto e ogni tanto si vedeva con Pier Ferdinando Casini, il compagno di una volta. Ma i due non avevano più nulla di significativo da raccontarsi e oramai la stagione dei separati in casa era agli sgoccioli. Tanto è vero che Marco Follini ha deciso di rompere gli indugi e il 21 ottobre, alla Mostra d’Oltremare a Napoli, renderà pubblica la separazione formale dall’Udc di Casini. Annuncerà la nascita dell’’Italia di mezzo”, un movimento che pur lasciando il centrodestra, «resta all’opposizione del governo Prodi», ma si ripromette di lavorare «per rompere l’attuale bipolarismo». Lasciare il partito guidato con successo fino ad un anno prima è scelta originalissima che Follini spiega così: «Dobbiamo rinascere da un atto di autonomia perché se ci muoviamo dentro un recinto stretto, non avremo mai la forza di guidare il cambiamento», per superare «due poli che sono un gran bazar, un caravan serraglio». Nei giorni scorsi, preannunciando a Casini il divorzio, Follini ha proposto «una separazione consensuale». Ma per quanto l’ex segretario dell’Udc continui a ripetere ai suoi amici che sarà «un addio consumato con fair play», «secondo lo stile della casa», in realtà il divorzio tra lui e Casini solo nelle forme si ispira alla sapiente ipocrisia democristiana dei tempi andati. In realtà è un divorzio cruento, tra due che sono stati molto amici e che ora non lo sono più. Due che hanno fatto coppia nella seconda linea della Prima Repubblica e poi l’hanno continuata a fare, stavolta con successo, nella Seconda. Certo, a prima vista un divorzio misterioso. Almeno a sentire chi sta sulla linea di frontiera tra i due. «Fatico a capire Marco - dice Bruno Tabacci, il battitore libero dell’Udc per anni vicino a Follini - perché mollare proprio ora che Casini ha sposato la sua linea?». In realtà, quella di Pier e Marco, gli amici inseparabili è un’oleografia alimentata dai giornali ma vera soltanto in parte. Follini, Casini e Lorenzo Cesa si conoscono negli anni Settanta, ma il più sveglio della compagnia è il giovane Marco, che a 23 anni diventa delegato nazionale (cioè segretario) del movimento giovanile Dc. E dunque «di quella nidiata», come la chiama Arnaldo Forlani, il capo è Follini e non Casini. Giovani e rampanti, Pier e Marco diventano dorotei e il loro capo Toni Bisaglia li battezza con una battuta spiritosa e cattiva: «Io ho due figli, uno bello e uno intelligente». Ma quando Bisaglia muore, i suoi figli politici si separano. Per ritrovarsi assieme (nel Ccd) dovranno passare ben 10 anni. Ma nel 2001, una vicenda di promesse mancate incrina la fiducia tra i due. Marco confida all’amico Pier che gli piacerebbe diventare ministro delle Comunicazioni, l’altro promette di fare l’impossibile, ma dopo una triangolazione mai del tutto chiarita con Berlusconi, la poltrona sfuma. Ma è proprio Casini, da presidente della Camera, a sponsorizzare l’amico Marco nella corsa alla segreteria dell’Udc. Poi, l’uno-due che porta alla rottura: Follini spende il congresso dell’Udc tutto contro il Berlusconi candidato premier, additandolo come sicuro perdente. Casini abbozza ma non gradisce. E in autunno è il presidente della Camera a condurre le trattative sulla legge elettorale, destituendo sul campo il segretario-amico. Follini si dimette, Casini immagina di tamponare, portando alla segretaria scudocrociata il comune amico Lorenzo Cesa. Poi, nella formazione delle liste, nei giochi delle opzioni per entrare in Parlamento, Follini subisce gli ultimi schiaffi e decide l’addio. Ricomincia da Napoli perché in Campania, mezzo Udc seguirà l’ex segretario. Franco Smurro, braccio destro di Follini, si dice sicuro che all’Italia di mezzo aderiranno «10-12 consiglieri regionali», in gran parte concentrati nell’Italia meridionale. Non ci sarà l’amico Bruno Tabacci e Follini sa bene che il passaggio più difficile sarà quello nel quale dovrà spiegare il divorzio da un Udc che nel frattempo è diventato un partito barricadero e anti-berlusconiano. Nelle ultime settimane, a chi glielo faceva notare, Follini rispondeva sempre alla stessa maniera: «Tra il dire e il fare...». Fabio Martini