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 2006  ottobre 11 Mercoledì calendario

Adler Reuven

• 1943 • «[...] il papà di Kadima, cioè il partito [...] prima forza politica di Israele, è un [...] fantasioso ingegnere dell’immagine, simpatico, esuberante, amico fraterno [...] e artefice del successo politico di Ariel Sharon. [...] guida la corazzata israeliana del colosso multinazionale pubblicitario ”Grey” (un nome che riflette la realtà della vita), tutto parla di Arik. Dietro la scrivania, è appesa un’affettuosa lettera che il premier gli scrisse nel 2003. Si legge: ”Grazie, caro amico mio. Senza di te non ce l’avrei fatta”. Non esagerava , Sharon. Quando, dopo la provocatoria passeggiata sulla Spianata delle Moschee di Gerusalemme, si rivolse all’amico per chiedere che cosa avrebbe dovuto fare in campagna elettorale per poter diventare il premier di Israele, si sentì rispondere: ”Devi cambiare tutto, Arik. In un range tra 1 e 5, considerando 1 come l’estrema sinistra e 5 l’estrema destra, tu sei fermo a 4,7. Se vuoi farcela, scendi almeno al 2,6-2,7. Ma devi esserne convinto fino in fondo, ed essere convincente e coerente. Due slogan elettorali, due soltanto: ”Solo Sharon può fare la pace’ e ”farò dolorose concessioni’. Tutto qui. Se ci credi, la vittoria è tua. sicura”. Non è stata sicura una sola volta, ma due. Che sarebbero diventate tre dopo la decisione (suggerita da Adler) di abbandonare un Likud litigioso e refrattario alle ”dolorose concessioni”, e di fondare un partito di centro, Kadima appunto. ”All’inizio, Arik non ne voleva sapere. Mi diceva: ”Come posso distruggere il Likud, il partito che ho contribuito a fondare?’ Io insistevo: con te al comando di una forza centrista, scommetto su 50 seggi, forse di più. Lui ha tentennato a lungo, poi una sera mi ha telefonato: ”Vieni a Gerusalemme. Ho deciso’. L’avventura è cominciata così”. Sharon ha sempre ascoltato questo guru dell’immagine, che ama lo sport, i viaggi, la buona cucina. Quando Adler [...] ebbe un infarto e fu ricoverato, il premier, nel cuore della notte, mise in crisi il suo apparato di sicurezza e l’intero ospedale per stare vicino all’amico. ”Poi – racconta Adler – è toccato a me stare accanto a lui per giorni e giorni. Uno choc terribile. Ero depresso, svuotato, mi sembrava impossibile. Guardi, io spero sempre che si risvegli, che mi riconosca. Dopo una settimana di angoscia, mi ha telefonato Ehud Olmert e mi ha chiesto di continuare a lavorare per la campagna elettorale. Come se Arik fosse ancora tra noi. Eccomi qui”. Facile? ”No, non è stato facile. Olmert ha un nugolo di qualità: è efficiente, esperto, intelligente, rapido, non conosce il panico. Il problema è il paragone con il carisma di Sharon. Occorreva correggere almeno due cose: la naturale irruenza, in qualche caso l’aggressività del neopremier; il suo look. I suggerimenti sono stati ascoltati”. ”Niente giornalisti, solo discorsi scritti, perché se non parli nessuno ti potrà accusare di quello che non hai detto; e poi abiti e soprattutto cravatte sobrie. Il primo intervento pubblico di Olmert, naturalmente scritto, alla conferenza di Herzliya, è stato esemplare e apprezzato. La miglior cura d’immagine, per lui, si riassume in una sola parola: ufficialità”. Certo, ”sarebbe stato meglio andare a votare prima. Il convinto consenso per Kadima, dopo la malattia di Sharon, si è un po’ prosciugato. Ma siamo riusciti a tenere. Sono soddisfatto. […]”» (Antonio Ferrari, ”Corriere della Sera” 29/3/2006).