Corriere della Sera 10/10/2006, pag.13 Aldo Cazzullo, 10 ottobre 2006
Vassallo, il prof bionico che stupì De Mita e D’Alema. Corriere della Sera 10 ottobre 2006. Per D’Alema è «l’uomo dei gazebo»
Vassallo, il prof bionico che stupì De Mita e D’Alema. Corriere della Sera 10 ottobre 2006. Per D’Alema è «l’uomo dei gazebo». Di conseguenza, per altri è già un eroe. Non per l’Unità e il Riformista, che ieri lo definivano «il prodiano Vassallo», ribattezzandolo in un caso «Sebastiano». Lui non se l’è presa: «Accade spesso. Forse mi confondono con Sebastiano Vassalli, lo scrittore. E poi al Centro-Nord si fatica ad accettare che qualcuno si chiami Salvatore». Salvatore Vassallo è un outsider assoluto. Figlio di una maestra di Belvedere Marittimo (Cosenza) e di un maestro di San Giovanni a Piro, entroterra di Salerno, trasferitisi al mare, a Scario. Vacanze in mountain-bike a casa dei suoceri, a Palagano, sull’Appennino modenese. Arturo Parisi, il suo pigmalione, lo descrive come «un ricercatore autentico, uno studioso di rigore assoluto, di serietà quasi monacale». Da ragazzo però sul lungomare di Scario suonava e cantava le canzoni di Guccini e De Gregori. Gli amici ne parlano come di un santo, lo descrivono come estremamente sensibile: La passione di Cristo di Mel Gibson è stata per lui una sofferenza fisica, le mani sugli occhi per non vedere patire Gesù. «Ma a Orvieto ha tirato fuori una grinta formidabile – racconta Gregorio Gitti ”. Salvatore è così, rigoroso al limite della rigidità. Però è anche un passionale». «Ci voleva coraggio, per parlare di primarie e partecipazione popolare davanti agli sguardi corrucciati e alle smorfie di disgusto di De Mita e D’Alema », sorride Filippo Andreatta. Dei due professionisti della politica, Vassallo è in realtà grande estimatore. «Di De Mita mi ha colpito la disponibilità a discutere, la tensione verso il ragionamento. Anche se sono ragionamenti che non tengono conto di quanto sia cambiata la società italiana. Di D’Alema ho apprezzato molto il consueto rigore e la consequenzialità del suo intervento. Certo la battuta sul gazebo e quella sul Pcus sono state cadute di stile». «Salvatore è stato bravissimo – ha detto Romano Prodi a chi gli ha parlato ieri ”. Non ha fatto come certi professori in politica, che tendono a essere supponenti: è stato cortese ma preciso, determinato. Così è riuscito a stanare la retroguardia, ad avviare la discussione. Del resto l’obiettivo è quello che ha additato lui: una testa, un voto». Quarantun anni a novembre, sposato con una collega di dottorato, Elisabetta Gualmini, che in famiglia lui chiama semplicemente Gualmini, una bimba africana adottata – Sofia – e un altro figlio in arrivo, Vassallo abita in un piccolo appartamento in una traversa di via del Pratello, la zona più popolare e animata del centro storico di Bologna. Da due anni è ordinario di Scienza politica, uno tra i più giovani in Italia (record ora battuto da «Gualmini», in cattedra a 38 anni). Laurea a Salerno, dottorato a Firenze, apprendistato all’istituto Cattaneo. Maestri: Gianfranco Pasquino, Giorgio Freddi, Sergio Fabbrini, Arturo Parisi. Ma, a chiedergli quale sia stato il libro più importante per la sua formazione, indica Modelli di partito di Angelo Panebianco, la cosa più importante uscita sul tema in Italia negli ultimi trent’anni». Tra i suoi saggi, quasi tutti pubblicati dal Mulino, si segnalano Assetti politico- istituzionali e governo della finanza pubblica, quindi Il governo di partito in Italia, e poi finalmente Il governo (scritto con Fabbrini per Laterza). «Ma Salvatore è quanto di più distante si possa immaginare dall’idea della politica come potere, denaro, e anche visibilità – racconta Parisi ”. L’ho conosciuto all’inizio degli Anni Novanta: lui era un giovane fucino. Lavorammo insieme per il referendum di Segni contro il proporzionale. Nacque allora un rapporto di stima e di consuetudine, al di fuori delle gerarchie accademiche: Salvatore non è un mio allievo; è un mio amico. In fondo abbiamo fatto un percorso parallelo: entrambi siamo arrivati a Bologna da fuori, io dalla Sardegna, lui da Salerno. Non è un teorico, il daimon che lo possiede è la curiosità, l’aderenza al reale. uno scienziato della politica: ha grande intuito, ma non prescinde mai dai fatti». Questo è il motivo per cui l’outsider è diventato l’«uomo del gazebo» e l’eroe del partito che verrà: Vassallo ci prende. Dopo il referendum con Segni, ha scritto la bozza del regolamento delle primarie, compreso l’articolo 6 (elaborato con Gitti e Andreatta) che prevedeva il contributo di un euro, l’iscrizione in un elenco e la nascita dell’associazione; insomma, il popolo delle primarie. E, numeri alla mano, ha dedotto che la lista dell’Ulivo avrebbe avuto più voti di Margherita e Ds messi assieme; salvo avvertire in uno studio che gli elettori di sinistra erano diventati più sensibili di un tempo al tema delle tasse, ed era meglio non spaventarli troppo. Con gli altri quarantenni bolognesi ha animato «Governare per», l’associazione che ha raccolto via Internet le proposte per il programma di Prodi, e adesso lavora alla scuola del partito democratico e al comitato per abolire la nuova legge elettorale, presieduto da Giovanni Guzzetta. Con Guzzetta, Vassallo è stato al vertice della Fuci, la federazione degli universitari cattolici, accanto a Giuseppe Lumia, Stefano Ceccanti e Giorgio Tonini, divenuti tutti e tre esponenti ds. Lui stesso, per quanto profondamente cattolico, democristiano non è mai stato («Qualche volta ho votato Dc, ma anche Pci e Verdi»). Collabora al sito La Voce, senza rinunciare per questo al rigore accademico: «Se visti nell’ottica dell’analisi comparata delle istituzioni politiche, gli obiettivi di una revisione del bicameralismo perfetto emergono chiaramente...». Schivo, timido, reagì con imbarazzo quando il Corriere – di cui è editorialista – pubblicò la sua foto accanto a quella di Alessandro Baricco tra gli ispiratori del futuro partito. Massimo Bergami, direttore di Alma (la scuola di eccellenza dell’università di Bologna) e coinventore della scuola del Pd, lo considera «una delle persone con maggiore energia e passione che abbia mai incontrato. Chi lo considera solo un uomo bionico, non ha avuto la fortuna di vederlo quando si appassiona. Una volta l’ho anche visto ballare. Era buio, ma sono certo che fosse lui. Con Elisabetta, naturalmente». Anzi, con Gualmini. Aldo Cazzullo