Elena Polidori, Via Nazionale. Splendori e miseria della banca dཿItalia, Longanesi, 2006, 10 ottobre 2006
Azzolini/2. Dopo il ferro della cancellata Azzolini tentò anche di difendere l’oro, questa volta dai Tedeschi, che dopo l’Armistizio insistevano per prendersi le riserve auree della Banca d’Italia, con la scusa che a Roma non erano al sicuro
Azzolini/2. Dopo il ferro della cancellata Azzolini tentò anche di difendere l’oro, questa volta dai Tedeschi, che dopo l’Armistizio insistevano per prendersi le riserve auree della Banca d’Italia, con la scusa che a Roma non erano al sicuro. Il governatore le nascose nell’intercapedine del caveau di via Nazionale, dietro un muro di mattoni, imbiancato e asciugato perché sembrasse vecchio, ma qualcuno fece la spia, il muro fu demolito in fretta e furia e sotto la minaccia dell’uso della forza Azzolini dovette cedere, premurandosi, formalmente, di mantenere in mani italiane l’oro, che il 20 settembre 1943 fu prelevato e trasferito prima a Milano e poi nel sud Tirolo. Destituito e arrestato dopo la liberazione di Roma, Azzolini fu giudicato in quattro giorni e condannato a 30 anni di reclusione (pena che prevalse per un voto sulla condanna alla fucilazione). Beneficiario dell’amnistia, l’ex governatore preferì ricorrere in Cassazione, che in effetti lo assolse riconoscendo che l’oro era rimasto di proprietà dell’Italia dal punto di vista contabile e che l’imputato aveva fatto di tutto per resistere ai Tedeschi.