Varie, 10 ottobre 2006
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Politkovskaya Anna
• New York (Stati Uniti) 30 agosto 1958, Mosca (Russia) 7 ottobre 2006 (assassinata in ascensore con quattro colpi di pistola). Giornalista • «[…] Era la giornalista più famosa della Russia, pluri-premiata, stimata e amata in tutto il mondo: il simbolo dell’indipendenza dal potere, della difesa del popolo ceceno, dell’opposizione alla guerra in Cecenia e all’autoritarismo del presidente Putin, e insieme della condanna credibile contro il terrorismo indipendentista. Tornava dal supermercato, carica di borse della spesa. Era attesa al suo giornale, la Novaja Gazeta, tra gli ultimi rimasti autonomi. Doveva consegnare un’inchiesta [...] Argomento: la corruzione nel ministero della Difesa e le torture in Cecenia. Sotto accusa sarebbero finiti il premier filo-russo Ramzan Kadyrov, la sua sadica milizia, il silenzio del Cremlino. Non ha fatto in tempo a trasmettere l’articolo. Un killer, armato con una pistola Makarov, le ha scaricato addosso quattro proiettili. Uno l’ha centrata al cuore. Il secondo, esploso per sicurezza alla maniera dei sicari, le ha trapassato la testa. morta tra le braccia di un’anziana vicina. Nella sua Zhiguli, sotto casa, sono rimasti i sacchetti che non è riuscita a scaricare. Negli stessi istanti, il presidente russo festeggiava i suoi 54 anni con un ricevimento a San Pietroburgo. Anche a Grozny il giovane Kadyrov brindava. [...] A molti russi il sacrificio di Anna Politkovskaja, nel giorno della propagandistica festa di Stato, ha ricordato un macabro ”regalo”, quasi una metafora della deriva russa. La più importante inviata del Paese, sopravvissuta a due avvelenamenti e oggetto di quotidiane intimidazioni, è morta infatti come più volte aveva confidato di aspettarsi: giustiziata da qualcuno deciso a liberare il potere dalla sua voce imbarazzante. Putin e Kadyrov, obiettivo delle sue documentate denunce, non hanno sospeso le auto-celebrazioni. Hanno potuto, piuttosto, chiudere trionfalmente un’epoca: quella della seconda guerra cecena scatenata da Putin nel 1999 e governata poi brutalmente da Kadyrov junior. I nemici del Cremlino, negli ultimi due anni, sono stati annientati: prima Aslan Maskhadov, mente politica della guerriglia, poi Shamil Basayev, anima militare e terroristica. Ora è toccato ad Anna Politkovskaja: l’unica cronista russa che, senza far sconti alla ferocia dei secessionisti, poteva assistere dall’interno alla loro tragedia.[...] ”La solita trama di un delitto politico - denuncia il marito della vittima - legato all’impegno giornalistico. Ho una sola certezza: il colpevole non sarà mai trovato”. La spontanea commozione popolare, quasi dimenticata a Mosca, è stata seguita da un’ondata di reazioni politiche. La maggioranza putiniana torna a puntare il dito contro la ”criminalità cecena”. Opposizione democratica e difensori dei diritti umani denunciano invece ”l’ennesimo omicidio di Stato e l’ennesima bocca tappata alla società civile”. Tutti, con paura, si chiedono chi abbia commissionato l’omicidio e perché. La popolazione teme nuove misure ”anti-terrorismo”, di affondare in una «dittatura tinteggiata di democrazia». ”Anna - dice il direttore di Novaja Gazeta, Dmitrij Muratov - ci stava per consegnare un’inchiesta delicata. Aveva prove e foto delle torture compiute in Cecenia dalle truppe russe e dagli uomini di Kadyrov. Abusi, stupri e sequestri commessi per dimostrare efficienza al Cremlino, false confessioni strappate a innocenti per compiacere Putin. Mi sembra chiaro che è stata punita per i suoi articoli”. Gli amici più stretti confidano che ”qualcosa” era accaduto giovedì, dopo un’intervista radiofonica sul compleanno di Kadyrov. ”Per la prima volta - conferma il vice direttore della Novaja, Vitaly Jaroshevskij - la Politkovskaja aveva rivelato l’esistenza di un’inchiesta sui sequestri di persona in Cecenia. Ha detto che tra gli indagati ci sarebbe Ramzan Kadyrov in persona, e che lei era pronta a testimoniare in tribunale contro di lui”. [...]» (Giampaolo Visetti, ”la Repubblica” 8/10/2006).