Varie, 10 ottobre 2006
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Baumgartner Fritz
• Aurolzmünster (Austria) 14 aprile 1929, 9 ottobre 2006. Pittore • «Era una figura di spicco, per quanto atipica, nel panorama dell’arte tedesca. Aveva esordito sulla scia dell’Espressionismo (riconosceva tra i suoi maestri Oskar Kokoschka) e di una visione catastrofistica della vita. Esseri deleritti, dall’occhio vacuo e dalle carni sfatte. Accanto al suo Giudizio Universale, fitto di figure aggrovigliate e gesticolanti, trovano posto le incisioni ispirate all’Eneide, in cui trasfonde la sua angoscia di ragazzo davanti alle rovine fumanti di Monaco, nel sentimento di una patria arsa e perduta. uno dei pochi riferimenti ai suoi traumi adolescenziali e alla storia, che può essere avvicinato ai Nuovi disastri della guerra: un ciclo di disegni in cui, emulo di Goya, rappresenta le atrocità e le sofferenze patite nel crepuscolo della Germania nazista (i disegni, prezioso acquisto, appartengono alla Provincia di Torino). Ma intanto, a partire dagli anni Settanta, era arrivato a crearsi uno stile inconfondibile, che resterà tale, salvo impercettibili aggiornamenti. Le figure circoscritte da una linea sinuosa sono invase da un acuto, squillante cromatismo, che non ha una funzione decorativa ma simbolica. Uomini e donne riempiono lo spazio, il volto di maschera arcaica segnato dalle enigmatiche feritoie degli occhi. Baumgartner cerca ora ispirazione nell’antica Grecia delle feste dionisiache e dei misteri eleusini e, a contrasto, nelle efferatezze della tragedia classica. La sua arte, affidata all’intensità tutta moderna dei colori acrilici, guarda ormai al mito, agli stampi esemplari dell’umana avventura. Ma, quasi in diretta filiazione, si impongono anche i momenti cruciali dell’annuncio cristiano. Incalzano le Crocifissioni, le Pietà, le Maternità, rendendo un’alta testimonianza alla presenza del sacro nella cultura contemporanea. Ne ha lasciato un segno particolare nelle congeniali vetrate per chiese e monasteri della sua terra nell’Evangeliario vergato e dipinto - un unicum eccezionale - al modo dei miniaturisti medioevali. proprio un’opera come questa a dare una compiuta idea dell’applicazione indefessa, ascetica, di Baumgartner al suo lavoro. Non vanno tuttavia dimenticati, accanto alle espressioni primarie della sua pittura, i paesaggi della Baviera - i monti, gli alberi, i villaggi - restituiti in una colorita aria di favola, come raffigurazione nostalgica e prefigurazione di un mondo altro, sottratto al tumulto e all’empietà. Baumgartner era un torinese di elezione. Lo aveva scoperto Arturo Bottello e lo aveva ospitato più volte alla galleria ”L’Approdo”, conquistandogli numerosi collezionisti a Torino e in Italia. Amava questa Italia, apprezzava la sua cucina in trattorie modeste, sentiva e praticava il valore dell’amicizia. [...]» (Lorenzo Mondo, ”La Stampa” 10/10/2006).