Giuseppe Zaccaria, La Stampa 29/11/2006, pagina 11., 29 novembre 2006
Troppe guerre. Gli eserciti non hanno più soldati. La Stampa, venerdì 29 settembre In questo momento sotto le bandiere dell’Onu o della Nato più di 318
Troppe guerre. Gli eserciti non hanno più soldati. La Stampa, venerdì 29 settembre In questo momento sotto le bandiere dell’Onu o della Nato più di 318.000 soldati (tre volte gli effettivi dell’esercito italiano, più del doppio di quello francese) sono impegnati in missioni di interposizione, «peacekeeping» o semplice presidio nelle aree più diverse del mondo. Non soltanto Iraq, Afghanistan o Libano, luoghi di cui si parla, ma anche angoli del globo pressoché dimenticati come Haiti, dove ottomila «caschi blu» bengalesi, pakistani, etiopi e nigeriani proseguono una lunga missione, o del Burundi, nel quale stazionano 3300 pakistani, nepalesi e sudafricani. Novemilanovecento australiani, giordani, marocchini presidiano Timor Est; la forza multinazionale da oltre un decennio in Sinai conta su 1700 americani, colombiani e uomini delle Fiji. E poi ancora in Liberia (15.900 etiopi, nigeriani, pakistani); Costa d’Avorio (3600 francesi); Repubblica del Congo (18.500 indiani, uruguayani, nepalesi, sudafricani); Etiopia (2300 indiani e giordani); per non parlare di Kosovo e Bosnia, aree che agli italiani interessano direttamente. Queste cifre si ricavano, in parte per estrapolazione, da un servizio che il Financial Times ha dedicato all’incontro di due giorni che i ministri della Difesa dei 26 Paesi Nato hanno inaugurato a Portorose, in Slovenia, alla ricerca di duemila soldati in più per l’Afghanistan. Non sarà facile trovare eserciti in grado di fornire il contingente di rinforzo, e d’altro canto la ripresa del terrorismo taleban impone che la Nato schieri sugli altipiani reparti più numerosi e agguerriti. Si ripropone il paradosso enunciato da lord Robertson, ex segretario generale, che tre anni fa spiegava: «L’Alleanza Atlantica può contare su un milione e quattrocentomila uomini in uniforme e 55.000 operativi». Forse negli ultimi tempi il rapporto si è modificato ma solo leggermente e di fronte al primo impegno serio e di lunga durata la Nato si trova a dover fronteggiare la carenza principale del suo apparato militare, quella che riguarda il trasporto dei soldati in aereo o in elicottero. Alcuni analisti sostengono che per i governi europei si avvicina il momento di ridisegnare i bilanci delle forze armate e di preparare i propri reparti a missioni impegnative, attrezzandoli di conseguenza. Quello delle spese è un elemento che il quotidiano inglese sfiora appena, però a chi voglia farlo consente di abbozzare un primo bilancio per rispondere alla domanda: quanto si spende nelle guerre in periodi di pace? Una stima accurata è difficile, come spiega il generale Carlo Bellinzona, docente all’Università di Trieste. «Quando si parla di «costi» di una missione dovremmo considerare anzitutto quelli umani, ma se vogliamo restare ancorati all’elemento economico dobbiamo considerarlo estremamente variabile. Esso dipende intanto dalle caratteristiche della missione stessa e dunque dall’armamento richiesto, poi dalla logistica, dalle esigenze del trasporto aereo, insomma da numerosissimi fattori. Per fare solo un esempio, nel 1991 il bilancio delle Nazioni Unite per interventi di «peacekeeping» fu di 400 milioni di dollari schizzati a 3 miliardi e 600 milioni nel ’93 per via degli interventi in Ruanda, Somalia e Jugoslavia». Per la fortuna degli amministratori del Palazzo di vetro - che da molti contributori aspettano ancora il saldo di vecchie missioni - la campagna americana in Iraq non pesa sui bilanci dell’assemblea. Fino al giugno scorso il Congresso aveva stanziato 320 miliardi di dollari per l’impresa, si è calcolato che il costo medio mensile dell’intervento si aggiri sui 6 miliardi e 400 milioni di dollari. Mercoledì il Congresso ha approvato l’ultima tranche di 70 miliardi portando la spesa complessiva per Iraq e Afghanistan a 500 miliardi fino alla primavera 2007. Si è sempre sostenuto - non si sa bene in base a quali calcoli - che mille dollari al giorno rappresentino il costo medio di un militare in missione. Partendo da questa cifra si potrebbe azzardare che oggi tutti i militari in missione nel mondo per conto di Nato e Onu costino 318 milioni di dollari al giorno, 116 miliardi in un anno. Numeri agghiaccianti che pure diventeranno essenziali per i governi della parte più sviluppata del mondo, concordi nel ritenere essenziali per la sicurezza le «missioni di stabilizzazione». Al momento l’Europa è costretta a raschiare il barile e a sperare nei soldati dei Paesi appena entrate nella Comunità ma anche l’Onu fa ricorso a truppe di Paesi mediorientali, africani o asiatici. Nella faticosa formazione del contingente europeo per il Libano la Cina aveva offerto mille soldati, chissà che il futuro non sia da quella parte. Giuseppe Zaccaria