Varie, 12 aprile 2006
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Facetti Germano
• Milano 5 maggio 1926, Sarzana 7 aprile 2006. Art director. «[...] l’art director che negli anni Sessanta cambiò la faccia dei Penguin Books allora stretti in un angolo dalle copertine colorate dei paperback: iniziò con i gialli, nel ’62, ma il suo capolavoro lo disegnò per i Classici: un fondo nero su cui si stagliava un immagine a colori, progetto che all’inizio la casa editrice non gradì affatto. Facetti vinse la battaglia, e non era certo la prima della sua vita. [...] Ha lavorato per il teatro, per il cinema, per il design e l’architettura oltre che per il mondo editoriale, ma la sua passione per le immagini documentarie, uniche nel rendere il senso della storia, nacque quando fu liberato dal lager di Mauthausen. Nato a Milano nel 1928, i tedeschi l’avevano catturato e deportato nel ’43 come membro della resistenza: quando arrivarono gli americani raccolse fotografie, certi documenti e mappe abbandonati dai suoi aguzzini, li mise insieme ai disegni che aveva fatto e ai frammenti dell’uniforme da internato, tutti in una piccola scatola. Ne nacque un breve filmato di Anthony West, The Yellow Box-A Short History of Death, dove Facetti, mostrando gli oggetti portati con sé, racconta a tre ragazzi i lager. Immagini dunque. Appena tornato a Milano, lavora col gruppo da cui nascerà Domus, il cui obiettivo è educare al giudizio estetico, alle capacità tecniche e alla morale, tre qualità necessarie ”a costruire una società”. Si sposa e si trasferisce a Londra, dove progetta una sedia, dei sandali, organizza una mostra di design, insegna in una scuola anarchica serale, inizia i primi lavori di art editor e frequenta il Cafe Torino, ritrovo dell’avanguardia. Della grafica gli interessava il flusso delle immagini, efficace come un documentario: forse è per questo che in Francia divenne tanto amico di Alan Resnais e Agnès Varda. Tornato a Londra, l’avventura con la Penguin, a cui ne seguirono altre meno note ma non meno inventive come Identity Kits, quella mostra fatta con Alan Fletcher, un resoconto illustrato della comunicazione non verbale. In Italia, negli anni Settanta, ha lavorato con l’’Espresso”» (’la Repubblica” 12/4/2006).