Corriere della Sera, 24/04/1996, Dario Di Vico e Dario Fertilio, 24 aprile 1996
Chi salterà il fosso che separa l’opposizione dalla maggioranza? La domanda irriverente ma politicamente fondata è stata rivolta a politici e intellettuali
Chi salterà il fosso che separa l’opposizione dalla maggioranza? La domanda irriverente ma politicamente fondata è stata rivolta a politici e intellettuali. Ogni ”giurato” ha dato un giudizio sulla possibile diaspora, e molti hanno indicato uno o più fra i neodeputati e senatori indiziati di appartenere alla categoria dei ”saltatori”. C’è chi come Carlo Bo, mostra un pessimismo radicale sulla coerenza dei neoparlamentari: ”Per quello che posso immaginarmi - commenta - tutti in segreto sono pronti al salto della quaglia». Ma i «più pronti» secondo lui sono Irene Pivetti («Negli ultimi tempi ha dimostrato qualche predisposizione suggestiva»), Giulio Tremonti («Non sarebbe nuovo a queste imprese») e Ombretta Fumagalli Carulli «perché ha uno sviluppato senso del protagonismo». Gillo Dorfles aggiunge il leghista Roberto Maroni, perché «chi ha cambiato idea una volta può ripetersi», e Giuliano Urbani, dal momento che «una colomba è pur sempre una colomba». Ma per la maggior parte degli intervistati tutte queste deduzioni vengono temperate dall’ironia. Oreste Del Buono, ad esempio, indica senza incertezze Vittorio Sgarbi ma si guarda bene dal gettargli la croce addosso: «Lui è in cielo, in terra, in mare allo stesso tempo. E non per calcolo, ma perché è soggetto alla necessità fisiologica di espandersi». E Gianfranco Pasquino: «Penso che nel prossimo governo ai Trasporti ci andrà Urbani, che notoriamente è una colomba; in qualsiasi ministero Tremonti, che è un tipo ministeriabile; Bossi invece conquisterà gli Interni, con l’obbligo di mantenere l’Italia unita e combattere la mafia anche al Nord. Ancora, Scognamiglio resterà al suo posto istituzionale, perché lassù ci vuole un tocco di classe». Meno convinto dello scherzo Marcello Veneziani: per lui Buttiglione e Mastella potrebbero presto saltare il fosso «prendendo una posizione sensata». Infatti, precisa Veneziani, «l’avventura elettorale del Polo li ha sbilanciati, e chi si sente di centro è naturalmente portato a cercare, più che il salto della quaglia, un governo delle larghe intese alla Maccanico». Secondo i più, presto i ”saltatori” finiranno per uscire allo scoperto: è solo questione di tempo. Giovanni Raboni pensa che Rocco Buttiglione «senza fretta, ma lo farà » e che Fisichella seguirà il suo esempio «perché è un uomo colto e accorto». Più pragmaticamente, Renato Barilli indica il professore di An «bocciato da Fini nella sua attività di costituzionalista», mentre Mario Capanna si cimenta nei giochi di parole: «Sella e Serra, due cognomi che designano il montare in sella, il serrare le file intorno a qualche attraente ministero». Lietta Tornabuoni punta l’indice soprattutto sull’area degli ex democristiani: «Casini, Mastella, D’Onofrio, in omaggio alla tradizione pragmatica dello scudo crociato, e per lo stesso motivo la Fumagalli». Però non risparmia nemmeno due professori ex di sinistra: «Lucio Colletti e Piero Melograni potrebbero voler tornare alle origini». Caustico Giulio Giorello che sentenzia: «I cattolici alla Buttiglione hanno il cambiar bandiera nel loro Dna, la Pivetti non mi meraviglierei che fosse folgorata sulla via di Damasco e, quanto a Urbani, potrebbe aver voglia di imparare, popperianamente, dai propri errori». I giurati che di mestiere fanno i politici scherzano meno. Tiziana Maiolo punta l’indice contro «Bossi che dice una cosa a Milano e ne fa un’altra a Roma» e che per «inciuciare» con l’Ulivo potrebbe spedire in avanscoperta da Romano Prodi la Pivetti o Maroni. Così Nando Dalla Chiesa non si stupirebbe affatto se la diaspora cominciasse presto. «E indubbiamente l’area più pronta è quella dei Ccd e anche di Buttiglione». Per Stefano Podestà l’uomo da marcare è Raffaele Costa, «un furbo, ma anche un indipendente abituato a correre da solo». Dario Di Vico e Dario Fertilio