Enrico Franceschini, ཿD-la Repubblica delle Donne 16/2/1999, 16 febbraio 1999
Si è rammollito il ”sabra”. «Si chiama sabra, in Israele, il frutto del fico d’India, che come tutti sanno è dolce dentro, ma ricoperto di spine fuori: questa definizione è stata applicata per quasi mezzo secolo ai figli dei primi immigrati nella Terra Promessa, cioè agli ebrei nati in territorio israeliano anziché provenienti dalla miriade di paesi della diaspora
Si è rammollito il ”sabra”. «Si chiama sabra, in Israele, il frutto del fico d’India, che come tutti sanno è dolce dentro, ma ricoperto di spine fuori: questa definizione è stata applicata per quasi mezzo secolo ai figli dei primi immigrati nella Terra Promessa, cioè agli ebrei nati in territorio israeliano anziché provenienti dalla miriade di paesi della diaspora. Il sabra è una figura leggendaria: doveva rappresentare un uomo nuovo (e una nuova donna), diverso dall’ebreo perseguitato nei ghetti, forte, duro, orgoglioso, coraggioso, sportivo, spartano nei gusti, nello stile di vita e nell’abbigliamento. è stato scritto, in proposito, che i sabra erano ”monaci in khaki”, ed effettivamente avevano qualcosa della setta laica: vestiti semplicemente, più o meno allo stesso modo, come se portassero un’uniforme, che d’altronde hanno spesso indossato davvero, impegnati a vincere cinque guerre in cinquant’anni».