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 2002  settembre 16 Lunedì calendario

Bortolotto Alenja, di anni 26. Viso antico, capelli corti e neri, giudicata da tutti una ragazza pulita e affettuosa, maturità al Parini di Milano, studiava Scienze politiche e faceva la commessa part time in un negozio di abbigliamento sportivo

Bortolotto Alenja, di anni 26. Viso antico, capelli corti e neri, giudicata da tutti una ragazza pulita e affettuosa, maturità al Parini di Milano, studiava Scienze politiche e faceva la commessa part time in un negozio di abbigliamento sportivo. Da due anni il suo fidanzato era Jucker Ruggero, di anni 36, figlio della signora Lalla, fondatrice, vent’anni fa, di un’impresa di catering di lusso che da allora contribuire a dare lustro e denaro alla dinastia. Costui, cinefilo, appassionato del Silenzio degli innocenti e di Hannibal, imprenditore nell’azienda di famiglia, aveva anche messo su una zupperia in cui vendeva con discreto successo minestre e passati. Ultimamente molto stressato, forse per via del troppo lavoro, s’era inventato, o forse convinto, d’essere sieropositivo, omosessuale e tossicodipendente. La madre, preoccupata, l’aveva fatto visitare da un neurologo e da un omeopata. Da allora lo Jucker prendeva quattro fiale al giorno di litio naturale. L’altra sera andò a cena con padre e fratello, poi tornò a casa, dove l’attendeva la Bortolotto. Chiacchierarono, fumarono uno spinello, poi andarono a dormire. Fecero l’amore più volte, la prima col preservativo, le altre senza. Dopo un po’ lui s’alzò. Poi si distese di nuovo. Non riusciva a star fermo e si sentiva soffocare. Impedì alla fidanzata di chiamare aiuto. Lei si rifugiò in bagno. Lo Jucker prese allora il raffinato coltello giapponese da sushi, istoriato, lama di trenta centimetri, dono di un amico. La colpì in tutto 41 volte. Decisive furono le otto coltellate con cui la squartò, indugiando in particolare sul fegato. Qualcosa di lei fu poi ritrovato in giardino. Subito dopo lo Jucker s’aggrappò all’inferriata del bagno e urlò ”Sono bin Laden, sono il diavolo”. Quindi scese in strada, appallottolò nel cassonetto dei rifiuti il pigiama insanguinato e, sempre urlante, si sdraiò sul marciapiede. Intorno alle 4 e 30 di sabato 20, in un appartamento a ”L” di via Corridoni 41, Milano.