Ilaria Sacchettoni Corriere della Sera, 10/08/2002, 10 agosto 2002
Una tenda al Muro Torto, Corriere della Sera, sabato 10 agosto 2002 Roma. Alfredo D’Ignoti, 33 anni, dorme in una tenda piantata sul Muro Torto di fronte al galoppatoio
Una tenda al Muro Torto, Corriere della Sera, sabato 10 agosto 2002 Roma. Alfredo D’Ignoti, 33 anni, dorme in una tenda piantata sul Muro Torto di fronte al galoppatoio. Un ”igloo” per due che alle nove della mattina comincia a scaldarsi e un’ora dopo è già un forno. «Ha fatto bene a svegliarmi, tanto dovevo alzarmi» dice tranquillo ora che il suo sonno è stato interrotto. venuto qui in tenda dopo l’ennesimo litigio con la moglie. Così adesso vive dietro a un tornante, a un metro e mezzo dalle auto che curvano, ma senza altri tormenti. Ricorda gli ultimi tempi della sua vita coniugale: «Eravamo arrivati al punto di non riuscire più a parlare. Chi apriva bocca per primo insultava l’altro». Come due pistoleri. Magro, occhi chiari e voce distesa spiega: «Conoscevo un ragazzo che viveva in tenda e allora ho provato anch’io e mi sono organizzato. Mi alzo, faccio colazione al galoppatoio, mi lavo a casa di amici e mangio fuori. Quelli dell’Ama mi portano via la spazzatura quando passano. Ogni tanto davanti alla tenda trovo le borse vuote lanciate dagli scippatori. Certe volte ci sono ancora i documenti». Poi racconta la sua vita passata: «Ho fatto l’agricoltore, l’operaio e il ceramista ma per farmi lavorare devi legarmi. Una volta ho fatto una rapina e mi sono fatto tre anni di carcere. Il mio debito l’ho pagato pensavo, ma per mia moglie le mie colpe non si estinguono mai». In realtà una casa in cui abitare l’avrebbe. A Monte Santa Maria nel Viterbese. «Trecento abitanti, tutti sopra i settant’anni. Un posto lontano da tutto. Se avessi una macchina potrei anche viverci - dice - ma con il carcere mi hanno revocato la patente. Quando trovo una macchina a poco, la compro, ma se mi fermano me la tolgono. Me ne hanno già sequestrate tre». Ora va a piedi o con l’autobus: «Mi piace girare per Roma, è bellissima». Alfredo D’Ignoti è nato in Sicilia, a Paternò sotto l’Etna, a dieci chilometri da Catania, e lì è nata anche la storia d’amore con Francesca, quindici anni fa. «Lei era molto bella. ancora bella. Ci siamo messi insieme che aveva tredici anni» ricorda. «Qualche anno dopo è nata mia figlia, e abbiamo pensato di sposarci. Io non avevo un lavoro e così lei mi ha spedito da suo padre. Quello mi faceva lavorare dalle 7 di mattina alle dieci di sera. All’inizio lei mi difendeva ma poi ha smesso» prosegue Alfredo. «Io e suo padre non siamo mai riusciti a capirci. A lui piaceva bere a me fumare» sintetizza. Poi prosegue: «Poco tempo fa siamo venuti a Roma. Io avevo un lavoro come ceramista ma dopo un po’ ho smesso di nuovo. Non riesco a cambiare. una cosa che fa impazzire mia moglie. Certe volte le spiego che anche mia madre ha lo stesso problema. A casa siamo in sei: tre sorelle e tre fratelli. Gli altri lavorano, hanno casa e famiglia, io invece sono venuto fuori così. Prima mia madre si chiedeva come era possibile ma ora ha smesso». Con i genitori Alfredo è riuscito a trovare un accordo: «Li chiamo tutti i giorni, dovunque mi trovo. Se un giorno mi dimentico mia madre chiama l’avvocato perché pensa che sono finito di nuovo in carcere». E con la figlia anche: «La vedo tutti i giorni. Andiamo in giro e parliamo. Ieri sera mi ha detto che dovrei rivolgermi a un amico che ha gli olivi in campagna per fargli la raccolta. Anche con lei finisco per parlare di lavoro. Lei però mi vuole bene». Ilaria Sacchettoni