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 2002  agosto 23 Venerdì calendario

La metamorfosi di Gheddafi, illusionista romantico, Corriere della Sera, venerdì 23 agosto 2002 Moammar Gheddafi detiene almeno due record assoluti

La metamorfosi di Gheddafi, illusionista romantico, Corriere della Sera, venerdì 23 agosto 2002 Moammar Gheddafi detiene almeno due record assoluti. Fra i viventi, è il leader arabo più longevo: da 33 anni guida la Libia e l’anniversario di matrimonio con il potere verrà celebrato il primo settembre. Ma il colonnello è anche il personaggio più indefinibile della politica internazionale. Lo hanno accusato di tutte le possibili nefandezze (vere, quasi vere, presunte, molto presunte), ma a differenza dell’iracheno Saddam Hussein è sempre riuscito a recuperare, mischiando le carte con la destrezza di un illusionista: pronto ad attaccare quando si sarebbe dovuto difendere, e difendendosi quando tutti pensavano che attaccasse.  stato persino capace di ammantare di virtù la sua immagine di dittatore intransigente e spietato, affidandosi all’imprevedibilità del suo carattere istrionico, malato della voglia di stupire. Nel 1986, dopo il bombardamento americano della sua casa-caserma, nel cuore di Tripoli, invitò i giornalisti a visitare le macerie. Mi colpì il quadro che era appeso dietro il suo letto matrimoniale: non l’immagine dell’amato deserto, con il colonnello impettito sul dorso di un cammello, come lo ritrae la propaganda ufficiale, ma il delicato dipinto di un plenilunio sul mare, che pareva la copertina di un romantico 45 giri di Neil Sedaka: La notte è fatta per amare, anni 60. Ambiguo o guascone? L’uno e l’altro. Quindi non deve sorprendere se Gheddafi, oggi, ha cambiato pelle. Sembra diventato un condottiero ragionevole e pacato. Disponibile a indennizzare i familiari delle 270 vittime dell’attentato di Lockerbie, in cui i libici furono coinvolti pur non essendo, probabilmente, gli unici responsabili; pronto ad accettare alcune delle regole del libero mercato; intrigato dalla pubblicità televisiva, che comincia a far capolino sull’unico canale di Stato; affascinato dal nuovo giocattolo, l’informatica: si dedica personalmente ai contenuti ma soprattutto alla veste grafica del suo sito Internet. E poi dice di voler aprire agli investimenti stranieri, liberandoli da quella soffocante prigione burocratica che li aveva sempre tenuti lontani. capace persino, per compiacere il figlio Saadi, buon centrocampista, di dedicarsi al football. Ha acquistato il 7,5 per cento di azioni della Juventus, e si prepara a ospitare a Tripoli, domenica, la finale della Supercoppa italiana, tra i bianconeri e il Parma. così intrigato dal calcio da far sognare tifosi lontani. La crisi finanziaria sta indebolendo decine di club europei e l’altro giorno i sostenitori del Paok di Salonicco, infuriati perché il presidente, in gravi difficoltà, aveva dovuto cedere quasi tutti i campioni della squadra, hanno scritto al colonnello supplicandolo di intervenire per salvare la società. La Libia è sempre nella lista nera americana dei Paesi che sostengono il terrorismo internazionale, ma Gheddafi è stato il più duro nel condannare gli attentati dell’11 settembre. Ha definito gli estremisti islamici «teste di maiale», e ha dichiarato che gli Stati Uniti «hanno tutto il diritto di difendersi». Del resto, bisogna ricordare che il colonnello, come Saddam, ha sempre combattuto ferocemente gli integralisti, che più di una volta hanno cercato di eliminarlo. La prima denuncia internazionale contro al-Qaida e Osama bin Laden non è partita dall’Occidente ma, come pochi sanno, da Tripoli. Eppure, nella gestione del potere, Gheddafi pare sfuggente. Non ha alcuna carica ufficiale, non è presidente né premier, e i suoi portaborse dicono che vuole essere chiamato «signor leader» o semplicemente colonnello. Ma alla fine decide sempre lui, convinto di interpretare «la volontà del popolo». Una volta, uno dei suoi ministri, che aveva osato infrangere la legge bevendo whisky, naturalmente di nascosto, fu convocato dal capo e sottoposto a un’umiliante punizione. Gheddafi, armato di rasoio, lo privò della chioma di cui andava fiero. Un bacchettone? Ma no. Il colonnello, assai sensibile al fascino femminile, si è circondato di splendide ragazze-guardie del corpo, pronte a morire per lui. L’Europa lo vezzeggia. Con Roma c’è un rapporto personal-petrolifero davvero speciale: alcuni anni fa Gheddafi dichiarò che era pronto a creare, in Italia, un paio di partiti per diffondere le teorie del suo famoso libretto verde. Mi disse: «Temo che Bossi non lo abbia letto attentamente». Anche la Gran Bretagna, dopo quasi vent’anni di gelo, s’è ammorbidita. Dall’ambasciata libica di Londra, nel 1984, partì il colpo che uccise una donna poliziotto, Yvonne Fletcher. Ora Gheddafi non soltanto ha deciso di indennizzare i familiari della giovane agente, ma ha ricevuto con tutti gli onori l’inviato del Foreign Office. Persino gli Usa, pur diffidenti nei confronti del colonnello, stanno seguendo con prudente compiacimento la metamorfosi. L’intelligence del leader libico sta infatti collaborando nella lotta contro il terrorismo internazionale. Infine il mondo arabo. I fratelli non lo amano, anzi non lo sopportano. A un vertice, che si teneva ad Algeri, Gheddafi si presentò, in pieno luglio, con una mano guantata. «Non voglio sporcarmi stringendo quelle di gente che disprezzo». A un altro vertice si presentò con il sigaro, dirigendo il fumo sul capo di re Fahd dell’Arabia Saudita. Lo scorso marzo disertò il summit di Beirut, perché tanto «non serve a nulla». Dice d’essere stanco degli arabi. Ora pensa di diventare il leader dell’unità africana. E freme d’orgoglio per l’altro figlio, Saif al-Islam, considerato il delfino. Ma Saif è un filantropo, si dedica a opere caritatevoli e alle associazioni per il rispetto dei diritti umani. Riuscirà a convincere il 60enne padre? Sì, no, forse. Con il colonnello non si sa mai. Antonio Ferrari