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 2002  agosto 23 Venerdì calendario

Il Cremlino sedotto dall’Asse del Male, Il Sole-24 Ore, venerdì 23 agosto 2002 Mosca. Per gli Stati Uniti sono i tre Paesi dell’’asse del male”, mentre per la Russia Iran, Irak e Corea del Nord sono ex-alleati con cui rafforzare le relazioni politiche ed economiche

Il Cremlino sedotto dall’Asse del Male, Il Sole-24 Ore, venerdì 23 agosto 2002 Mosca. Per gli Stati Uniti sono i tre Paesi dell’’asse del male”, mentre per la Russia Iran, Irak e Corea del Nord sono ex-alleati con cui rafforzare le relazioni politiche ed economiche. Irak e Iran cercano di ”sedurre” il Cremlino, offrendo contratti miliardari e garantendo il rimborso dei debiti. Il regime di Pyongyang ha poco da proporre alla Russia sul piano economico, ma, dal punto di vista geopolitico, ha un’offerta a cui il presidente Vladimir Putin non potrà mai rinunciare: Putin potrebbe entrare nella storia come il politico che ha favorito la riunificazione delle due Coree. Questo spiega perché il presidente russo, nel pieno di un altro ”agosto nero”, ha accettato di lasciare Mosca per andare fino a Vladivostok, nell’Estremo Oriente, per incontrare il leader nordcoreano Kim Jong Il. «Il rafforzamento della partnership strategica con gli Stati Uniti e con l’Occidente in generale continua tuttora a dominare la politica estera della Russia. Ma il Cremlino auspica che si tratti di relazioni alla pari, senza alcun tipo di diktat» ha dichiarato l’accademico Serghej Rogov. Gli avvenimenti delle ultime settimane, tra cui la clamorosa decisione di proseguire la costruzione delle centrali nucleari in Iran e un programma da 40 miliardi di dollari di cooperazione economica con l’Irak, hanno fatto capire a chiare lettere che Putin ha deciso di ”smarcarsi” da Washington e che ”per farsi rispettare” sarà disposto a condurre una politica estera autonoma. In Russia, un anno dopo gli attentati terroristici a New York e a Washington, il sentimento di solidarietà con il popolo americano è quasi svanito, lasciando posto all’amarezza e alla delusione: «Il sostegno incondizionato della coalizione antiterroristica internazionale - ha spiegato il politologo Anatolij Markov - l’intensificazione del dialogo con l’Alleanza atlantica e con l’Unione europea non hanno fruttato alla Russia alcun risultato concreto». Secondo molti esperti russi, l’unico fra i leader europei a capire i pericoli di una nuova stagnazione nei rapporti tra Russia e l’Occidente è stato il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi, i cui sforzi si sono scontrati contro il muro di gomma della Commissione europea, mentre l’espansione della Nato verso Est continua come prima. Cresce così il malcontento fra i militari che rifiutano lo smantellamento delle basi militari russe in Georgia, dove, con il beneplacito di Putin, gli istruttori militari del Pentagono stanno addestrando l’esercito di Tbilisi. Nonostante le smentite del Cremlino, pochi hanno creduto che il sostegno all’operazione antiterroristica in Afghanistan fosse altruistico. Il 2003 sarà un anno particolarmente difficile: la crescita economica sta segnando il passo, mentre il rimborso del debito estero raggiungerà la cifra record di 17,5 miliardi di dollari: Mosca sta per svendere la proprietà pubblica e addirittura svuotare le riserve aurifere statali. Inoltre Mosca contava sul sostegno americano per l’adesione all’Organizzazione mondiale del commercio. «Temo che per una serie di circostanze - ha dichiarato il vice ministro dell’Economia Maxim Medvedkov - tra cui una serie di elezioni tra legislative e presidenziali in Russia e negli Stati Uniti, l’adesione possa slittare addirittura al 2007». Malgrado le forti pressioni della Casa Bianca, che aveva definito «pericolosa e destabilizzante» la cooperazione nucleare tra Mosca e Teheran, il presidente Putin ha reso pubblico un programma decennale, in base al quale la Russia dovrebbe costruire oltre a quella di Bushehr (800 milioni di dollari) altre quattro centrali nucleari in varie regioni dell’Iran. Costretta a esportare in Occidente petrolio, gas naturale, metalli e poche altre materie prime, la Russia tutela gelosamente i mercati su cui sono ancora accettati i suoi prodotti tecnologici. In particolare l’Irak rappresenta un mercato molto attraente per l’industria metalmeccanica russa, per i produttori dei pneumatici, dei motori elettrici e per molti altri prodotti poco competitivi nel resto del mondo. Il volume delle forniture russe al regime di Saddam Hussein raggiunge 1,2 miliardi di dollari l’anno. La Russia lotta al Consiglio di sicurezza dell’Onu per l’abolizione delle sanzioni, che bloccano lo sviluppo dell’export russo in Irak: da una parte a Baghdad restano sempre meno soldi per fare acquisti in Russia, dall’altra il divieto di esportare in Irak prodotti a uso civile e militare arreca danni finanziari ingenti ai produttori russi. Mosca, come Washington, non ne può più di un rais che destabilizza l’intero Medio Oriente. Ma l’arrivo al potere in Irak di un leader filo-americano potrebbe significare per Mosca la perdita di un importante mercato. Nessun tipo di garanzie sarà in grado di fugare le preoccupazioni di Putin che sta cercando di presentarsi agli occhi dell’Occidente come un leader flessibile, ma, allo stesso tempo, autonomo e difficile da comandare. In questo contesto l’incontro con Kim Jong Il offre a Putin una possibilità unica: «Negli ultimi anni il leader del Cremlino cerca di rilanciare i contatti tra i Paesi-pariah e il resto della comunità mondiale» ha dichiarato Serghej Lunev, esperto del Centro studi di economia internazionale. «Ma c’è il rischio che Kim cerchi di manipolare Putin, come aveva già fatto Saddam, offrendo alla Russia un contratto da 40 miliardi» ha dichiarato il politologo Igor Fediukin. Lo sforzo del Cremlino di ”smarcarsi” dalla Casa Bianca può costare caro. Qualora il summit tra Putin e Kim Jong Il dovesse finire con un nulla di fatto, il presidente russo rischierebbe di perdere l’aureola di abile mediatore diplomatico e apparirebbe agli occhi dell’Occidente come un politico che protegge l’Irak, che costruisce centrali nucleari in Iran e che comunica frequentemente e volentieri con il più odiato dittatore comunista del mondo. Vladimir Sapozhnikov