Astrit Dakli il manifesto, 20/08/2002, 20 agosto 2002
I bravi Putin boys se la prendono con lo Strutto gay, il manifesto, martedì 20 agosto 2002 Sono giovanotti e ragazze puliti e ben vestiti, con i capelli né troppo lunghi né troppo corti, apparentemente gentili ed educati
I bravi Putin boys se la prendono con lo Strutto gay, il manifesto, martedì 20 agosto 2002 Sono giovanotti e ragazze puliti e ben vestiti, con i capelli né troppo lunghi né troppo corti, apparentemente gentili ed educati. Sono organizzati su un modello quasi scoutistico: fanno gite e campeggi, mettono in piedi campagne per difendere gli orsi e le cornacchie, o per tener pulite le strade di Mosca. Sono come Masha e Katja Putin, le figlie del presidente russo (ospiti di Silvio Berlusconi in Costa Smeralda nella sua megavilla ”La Certosa”): non è chiaro se anche le due illustri teenager siano nei loro ranghi, ma è certo che sono comunque tanti. Il loro movimento si chiama ”Muoversi insieme”. Si sono presentati al mondo l’anno scorso, indossando per l’occasione tutti quanti delle t-shirt con stampato sopra il gelido sorriso del loro presidente, il papà di Masha e Katja; e adesso sono la punta di lancia di una campagna per il ritorno del censore nel campo letterario, per la difesa delle tradizioni letterarie nazionali contro la «pornografia cosmopolita» e per la restaurazione di una letteratura «autenticamente russa». Un piccolo brivido lungo la schiena? Be’, potrebbe essere il caso. Non è uno scherzo, infatti: grazie a loro un noto scrittore russo è in questi giorni sotto processo e rischia fino a due anni di galera per i contenuti artistici della sua opera, mentre altri sono all’indice e hanno visto i propri libri bruciati ”simbolicamente” in pubblico; c’è chi afferma che la vicenda sta riportando il paese indietro di quarant’anni, ai tempi in cui essere uno scrittore non allineato con le idee dominanti significava rischiare di brutto (il processo contro Andrej Siniavskij e Yurij Daniel è del 1966...). Il tutto senza che dal vertice della Russia sia venuta alcuna voce di condanna o anche solo di disapprovazione e presa di distanza, anzi: è chiaro che la loro azione è ritenuta opportuna e positiva dal Cremlino, da dove Putin prosegue passo dopo passo nella sua opera di ricostruzione di un regime su cui modellare il nuovo stato russo. All’inizio, per i più, questi giovanotti e queste ragazze erano un fenomeno in qualche modo folcloristico, una specie di ”claque sociale” per migliorare l’immagine di Putin tra le generazioni più giovani, notoriamente lontanissime da ogni tipo di partecipazione politica - in Russia più che altrove, come testimoniano i dati sull’affluenza alle urne disaggregati per fasce d’età, o come più banalmente si deduce chiacchierando con (quasi) qualsiasi giovane. Le loro iniziative pubbliche apparivano mirate a rastrellare consenso scimmiottando, tutto sommato in modo inoffensivo, le istanze più scontate dell’ambientalismo. Ma con il passare del tempo, a queste innocue iniziative pubblicitarie se ne sono affiancate altre, assai meno innocue. L’attacco frontale è iniziato nel gennaio di quest’anno, quando il movimento annunciò la sua proposta a «tutti i lettori russi» (la Russia resta ancora oggi un paese dove si legge molto, e molti libri in particolare): chi aveva in casa libri di autori «decadenti e pornografici» come Viktor Pelevin o Vladimir Sorokin - contemporanei esponenti di una letteratura postmoderna molto aggressiva per linguaggio e temi - avrebbe potuto cambiarli gratis con i più patriottici testi di Boris Vasilyev, uno scrittore in auge in epoca brezneviana tardo-comunista, autore di libri di argomento bellico sugli eroismi sovietici durante la guerra contro Hitler. La proposta non fu accolta da molti, ma suscitò comunque scalpore; anche perché venne ripresa poche settimane dopo, in una versione allargata. Per «salvare la letteratura russa», i giovani di ”Muoversi insieme” riproponevano lo scambio: questa volta non più con le educative ma noiose opere di Vasilyev bensì con un libro stampato da loro ad hoc (sarà stata la sempre maggior vicinanza di Putin con Berlusconi editore?) e comprendente una selezione di testi presi da autori molto noti, da Anton Cechov a Ivan Bunin; un libro che sarebbe stato dato gratuitamente in cambio delle opere di diversi autori «negativi», contemporanei e no (era incluso anche Karl Marx, per quanto poco egli abbia a che fare con la letteratura russa). Neanche questa volta, a quanto pare, il successo è venuto a premiare la singolare iniziativa. Ma i nostri giovani putiniani non si sono dati per vinti, e hanno deciso di passare ad azioni più in linea con la tradizione - da Nicola II a Breznev - che evidentemente li ispira: così hanno presentato una denuncia per ”diffusione della pornografia” contro uno dei loro bersagli prediletti, Vladimir Sorokin - che negli stessi giorni, forse per caso o forse no, è stato incluso in una lista di autori candidati a un importante premio letterario russo, il Premio Booker (derivato da un omonimo premio britannico, ma sponsorizzato da una delle maggiori società petrolifere russe). Detto e fatto, la procura distrettuale del quartiere di Mosca dove ”Muoversi insieme” aveva presentato la denuncia ha passato la pratica alla procura federale (evidentemente su istruzioni superiori); ed è iniziato il procedimento penale. Nel mentre, i bravi ragazzi dalla faccia pulita hanno anche inscenato una rumorosa manifestazione fuori dal teatro Bolshoj, dove dovrebbe essere rappresentata un’opera con il libretto scritto da Sorokin: qualche libro dello scrittore è stato distrutto ”ritualmente” in piazza. Il responsabile del movimento, Vasily Yakemenko, è ben consapevole di quel che sta facendo: «Se uno scrittore si troverà a soffrire, in base alla legge, per i suoi scritti pornografici, tutti gli altri capiranno che non si possono buttar via le tradizioni». Lui, Sorokin, si difende negando le accuse: la sua opera più bersagliata, Goluboe Salo (Strutto azzurro, ma anche Strutto gay, visto che in russo l’aggettivo azzurro è usato anche per indicare gli omosessuali) contiene secondo lui «soltanto due descrizioni esplicitamente sessuali» - una delle quali racconta di un furioso amplesso tra Stalin e Krusciov - e per il resto «tratta della morte della letteratura russa». chiaro che sul mercato letterario russo c’è ben di peggio, comunque, dal punto di vista del linguaggio forte e della libera navigazione nelle acque del sesso: librerie, edicole e bancarelle sono piene di pubblicazioni porno d’ogni tipo, ”indigene” o importate. Ma non per questo la gente normale appare disgustata o scandalizzata; il mercato delle pubblicazioni hard appare per certi versi in regresso rispetto agli anni scorsi. Per ora non ci sono segnali che indichino la probabilità di una condanna (per il reato ipotizzato, Sorokin rischierebbe fino a due anni di carcere): lo scrittore è stato convocato dalla polizia, ha debitamente rifiutato di rispondere alle contestazioni che gli venivano fatte ed è tornato a casa. Tranquillizza il fatto che la sua difesa sia in mano ai migliori avvocati del paese, i quali si dicono certi che la causa verrà chiusa con un’archiviazione per insussistenza del reato; preoccupa invece il silenzio ostinato del Cremlino sulla vicenda. Nelle alte sfere politiche, l’unico a pronunciarsi, condannando (seppur con molta prudenza) l’iniziativa del movimento giovanile putiniano, è stato finora il ministro della cultura Mikhail Shvydkoi, secondo il quale «è un precedente molto pericoloso il fatto che non si perseguano penalmente coloro che editano in Russia il Mein Kampf, mentre vanno sotto processo degli scrittori russi». Nazionalista e censore anche lui, ma almeno... Il resto del governo, zitto. I leader dei partiti, anche: solo qualche decina di esponenti del partito liberale ”Yabloko” hanno protestato in piazza davanti al tribunale dove si svolge il processo; uno dei dirigenti del nuovo super-partito putiniano, Gennady Rajkov, ha affermato invece che «scrittori come Sorokin fanno crescere gli skinheads», ed è opportuno modificare la legge sui media e sulla libertà di stampa «per proteggere la moralità e la spiritualità del Paese». evidente a tutti che un’iniziativa del genere - oltre a tutto così prolungata nel tempo - non può essere solo il frutto di un’alzata di testa di qualche velleitario dirigente giovanile; tanto più che si inquadra con una certa coerenza, anche se in modo estremizzato, con una serie di iniziative prese dal presidente in persona in difesa della «russità», dei valori, delle tradizioni e via dicendo; con l’esaltazione di un certo spirito nazionale e del ruolo delle forze armate nella società; ma anche con la scelta di andare a una centralizzazione sempre più accentuata del potere, restringendo l’autonomia dei governatori locali e asservendo in modo inesorabile il Parlamento. Tutto questo c’entra molto con la svolta politica in corso a livello internazionale, con l’allineamento crescente agli Stati uniti, con il tentativo di razionalizzare, ”occidentalizzare” e dare ruolo sociale a un capitalismo ancora estremamente rozzo e in fondo estraneo al funzionamento della società russa, anche se le due tendenze sembrano in totale opposizione. Sventolare lo spirito nazionalistico e le tradizioni culturali serve benissimo a mimetizzare i cambiamenti reali, a farli apparire meno importanti di quanto non siano. Il problema è che il rischio di andare molto lontano su questa strada, troppo lontano, appare oggi assai consistente. Vladimir Sorokin non è certamente Solgenitzin, né tantomeno Pasternak o Dostoevskij: ma è uno scrittore, e rischia la galera per le sue opere, per motivi politici che trascendono la sua persona. Le cose potrebbero andare a finir male. Astrit Dakli