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 2002  agosto 19 Lunedì calendario

Sassuolo preferisce l’Islam ai meridionali, Il Messaggero, lunedì 19 agosto 2002 Modena. «Problemi con gli immigrati? Neanche uno

Sassuolo preferisce l’Islam ai meridionali, Il Messaggero, lunedì 19 agosto 2002 Modena. «Problemi con gli immigrati? Neanche uno. Dal punto di vista dell’organizzazione del lavoro, noi i problemi li abbiamo semmai con i meridionali. Sono loro che vogliono tutti otto giorni di ferie a Natale per andare a casa, cinque giorni a Pasqua, le vacanze in agosto... Ai musulmani invece non gliene frega niente del Natale e della Pasqua. E neanche delle ferie d’estate, gli vanno bene anche a ottobre o novembre, basta poterle prendere tutte insieme per poter tornare qualche settimana nel loro paese. Capirà che in un settore dove si lavora con turni a ciclo continuo e dove non si possono fermare i forni, come quello delle ceramiche, è una bella comodità». Benvenuti a Sassuolo, patria delle piastrelle. E non stupitevi troppo della franca brutalità di Manuela Gozzi, segretario provinciale Filcea-Cgil: nessun razzismo, solo il pragmatico riconoscimento di una serie di motivi per cui nei settori trainanti dell’economia modenese, anche l’agroalimentare, ma soprattutto le ceramiche, la manodopera immigrata rappresenta una risorsa provvidenziale e più flessibile di quella italiana. «Il lavoro a ciclo continuo offre vantaggi e svantaggi», chiarisce la sindacalista. «Si lavora quattro giorni a settimana, ma capita a turno che in quei giorni ci siano anche il sabato e la domenica, e gli italiani sono diventati schizzinosi. Nonostante un fuochista, nel settore delle ceramiche, arrivi a guadagnare tre milioni al mese contro il milione e otto di un’azienda metalmeccanica». Gli immigrati regolari in provincia di Modena, una realtà in crescita più rapida della media nazionale, sono circa 26 mila su una popolazione residente di 4 milioni. La comunità più numerosa è quella marocchina (28,6 per cento), seguita da quelle tunisina, ghanese e albanese. Una maggioranza islamica, dunque, tale da mettere in crisi qualunque organizzazione occidentale del lavoro di tipo tradizionale, se dovessero essere accolte richieste come quelle contenute nella piattaforma di intesa con lo Stato italiano, che le principali organizzazioni islamiche in Italia propongono senza successo ormai da una dozzina d’anni: e cioè il venerdì festivo, i permessi straordinari per il pellegrinaggio alla Mecca, la possibilità di terminare il lavoro un’ora prima nel mese di Ramadan... Problemi o conflitti di tipo religioso, in realtà, qui finora non se ne sono verificati. Grazie all’elasticità e all’adeguamento di cui hanno dato prova gli immigrati musulmani. E grazie anche alle aperture e alla capacità di innovazione di una regione tradizionalmente tollerante. Così, per esempio, in alcune delle maggiori fabbriche sono state allestite stanze dove i musulmani si possono riunire per la preghiera e mense cosiddette etiche, che tengano conto delle loro restrizioni alimentari. Mentre la piattaforma della Federazione unitaria lavoratori chimici per il rinnovo del contratto di lavoro del settore Piastrelle e refrattari, già in discussione, prevede per loro «la gestione concordata delle ferie, permessi e aspettativa per agevolare il rientro nel paese d’origine», anticipi di liquidazione o stipendi per «esigenze particolari quali la coesione o i ricongiungimenti familiari» e «politiche di pari opportunità che tengano conto delle specificità delle donne immigrate». E un accordo già raggiunto per i circa 1.200 lavoratori del gruppo metalmeccanico Italtractor prevede tra l’altro prestiti fino a tre milioni ai lavoratori nuovi assunti provenienti da altre regioni o nazioni, cinque giorni di permesso di cui tre retribuiti per eventi luttuosi e la possibilità per gli extracomunitari di cumulare le ferie di due anni, in modo da essere agevolati nei tempi e nei costi per il raggiungimento del paese d’origine. I problemi, secondo la sindacalista della Filcea, riguardano semmai l’organizzazione sociale, non quella del lavoro. «Qui non c’è ancora integrazione nemmeno tra i sassuolesi e gli italiani del Sud, figuriamoci con gli immigrati. Qui c’è ancora il bar dei baresi dove non vanno i siciliani, è una società fatta di gruppi chiusi. Così gli immigrati, finito il turno di lavoro a Sassuolo, riprendono il trenino per Modena, dove è più facile trovare alloggio per la maggior parte di loro, e si chiudono nelle case». Conferma Samba N’Dyale, un senegalese di 50 anni che 6 anni fa si è trasferito in Italia con la moglie, lasciando i figli già grandi nel suo paese, che «l’integrazione non esiste, è solo un termine politico per indicare qualcosa che non c’è. Non è certo solo colpa della diffidenza e della paura del diverso che hanno gli italiani nei nostri confronti, è anche colpa nostra. Gli immigrati non cercano contatti, anche perché molti di loro sognano di tornare al paese d’origine il prima possibile, lavorano e finito il lavoro si chiudono in casa, non vanno al caffè». Samba, che attualmente lavora come dipendente interinale in un bar, dirige del resto l’Arfa, che è l’associazione degli immigrati francofoni. Che non hanno praticamente contatto o rapporti con quelli di lingua inglese e neppure con i magrebini, che pure parlano francese. A conferma del fatto che l’Islam è un concetto unico, ma con molte identità. Ezio Pasero