Paolo Passarini La Stampa, 23/08/2002, 23 agosto 2002
«Che diavolo vuol dire EELRIJUE?», La Stampa, venerdì 23 agosto 2002 Londra. Che diavolo vuol dire ”EELRIJUE”? Una parola magica? Un messaggio in codice? Un banale errore di scrittura che distorce un’altra parola? Ma quale parola? Chi ha delle soluzioni da proporre si faccia avanti, dal momento che anche grandi esperti dei ”cerchi nel grano” come Paul Vigay o Eltjo Haselhoff hanno gettato la spugna
«Che diavolo vuol dire EELRIJUE?», La Stampa, venerdì 23 agosto 2002 Londra. Che diavolo vuol dire ”EELRIJUE”? Una parola magica? Un messaggio in codice? Un banale errore di scrittura che distorce un’altra parola? Ma quale parola? Chi ha delle soluzioni da proporre si faccia avanti, dal momento che anche grandi esperti dei ”cerchi nel grano” come Paul Vigay o Eltjo Haselhoff hanno gettato la spugna. Ma quello del significato di EELRIJUE sembra essere rimasto l’ultimo mistero sulla ”faccia dell’Alieno” apparsa lo scorso 15 agosto alla Crabwood Farm House nello Wiltshire, il più spettacolare, il più complesso, il più intrigante ”crop circle” di tutti i tempi. La comunità degli esperti ha già emesso il suo verdetto attraverso Internet: magnifico, fantastico, complimenti, ma di evidentissima origine umana. Insomma: ”super-hoax”, bufala di prima categoria, qualificazione, peraltro, che nella comunità dei cerchiofili è tutt’altro che dispregiativa. C’è tanto da imparare da questa ”hoax”. La sua apparizione non è stata inattesa (è stagione), ma è stata comunque impressionante. Una formazione di 108 metri per 75, costituita da un rettangolo con il disegno di una faccia di un alieno, assimilato dagli esperti al ”Balok” di Star Trek, accostato da un cerchio denso di messaggi. L’immagine - effetto stupefacente - era stata ”ricamata” sul grano in due dimensioni in modo da fornire un effetto tridimensionale se osservata dall’alto. Lucy Pringle ci volò subito sopra, prese alcune foto da spedire alla comunità via Internet e pensò: «Un lavoro di fino». «La più bella formazione mai vista, superiore anche ai cerchi di Milk Hill e all’’Arecibo Replay” di Chibolton dello scorso anno», decretò la comunità. Ma gli autori non erano comunque riusciti a creare quella che i cerchiofili chiamano «una formazione portentosa», una di «incontrovertibile» origine aliena. Sulla base di una segnalazione arrivata via e-mail da David Kingston, Haselhoff ha concluso che il cerchio era costruito come un Cd, scritto in codice binario. Gli autori hanno utilizzato il codice Ascii (American Standard Code for Information Interchange) di 128 caratteri impiegato dai computer. Ora, perchè un alieno avrebbe dovuto usare un linguaggio creato negli Anni 60 per scopi limitati, invece del cirillico o del cinese? E perchè, poi, usarlo al fine di creare un messaggio in lingua inglese? «Un’elaborata bufala - ha concluso Halhoff - piena di logica umana». Vigay, riflettendo sul ritorno della figura dell’’extraterrestre malevolo” nell’ultimo film di Night Shyamalan - guardacaso proprio sul fenomeno dei cerchi -, sospetta un nuovo intrigo disneyano per screditare gli alieni (e promuovere il botteghino). Resta il fatto che la tecnica impiegata per costruire la formazione di Crabwood Farm ha del prodigioso. Si sa che gli strumenti tradizionali dei cerchiofili sono picchetti, tagliaerba, corde e assicelle. Ma, in questo caso, qualcuno ha sentito un elicottero volare nella notte sul campo. L’ipotesi è che, con l’aiuto di un Gps controllato da un computer, l’elicottero guidasse la tracciatura del disegno tridimensionale. E c’è un altro notevolissimo avanzamento tecnico. La faccia di Chibolton, per esempio, era stata realizzata con una tecnica a ”punti” di varia grandezza. La faccia di Crabwood Farm è stata invece realizzata con linee orizzontali, modulate in modo da creare le sfumature di grigio. In altre parole, si tratta di un’immagine simile a quelle riprodotte dalla televisione, invece che a quelle delle fotografie e dei giornali. Da dove salta improvvisamente fuori questa tecnica così sofisticata? I ”circlemakers” non nascondono una certa fierezza sui loro progressi. Ecco perchè, come succede in questi casi, i santoni della comunità non hanno esitato a mettere in campo i risultati dei loro studi pluriennali. L’immagine del disco, per esempio, è stata accostata a quella di un ”mandala cimatico”, quelle figure create dalla vibrazione dei suoni musicali a cui si dedicò il tedesco Enrst Chladni. Ma si è anche pensato alle vecchie ”scatole musicali” vittoriane, introdotte dall’orologiaio svizzero Antoine Favre. Altri non hanno trascurato di tracciare analogie tra la proiezione tridimensionale del diagramma e l’Entropia dei Buchi Neri. Insomma, anche quest’anno, grazie alla faccia di Crabwood Farm, la comunità dei ”circlemakers” ha avuto di che fantasticare e divertirsi. Resta un po’ di delusione per la banalità di quel messaggio decodificato: «Diffida dei portatori di FALSI regali & le loro PROMESSE NON MANTENUTE. Molto DOLORE ma ancora tempo. EELRIJUE. C’è del BUONO là fuori. Opponiamo il tradimento. Canale IN CHIUSURA (suono di campana)». «Ok, staremo attenti ai falsi regali, ma questo lo sapevamo già», hanno commentato con una punta di delusione i ”circlemakers”. L’espediente delle maiuscole per rendersi misteriosi. E quel EELRIJUE? Sul testo si poteva fare meglio. Paolo Passarini