Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2002  settembre 04 Mercoledì calendario

La Repubblica delle Veline, La Stampa, mercoledì 4 settembre 2002 Il New York Times - grandissimo quotidiano che sa analizzare le frivolezze - ha notato ieri una semplice verità sull’Italia: non siamo affatto una repubblica delle banane

La Repubblica delle Veline, La Stampa, mercoledì 4 settembre 2002 Il New York Times - grandissimo quotidiano che sa analizzare le frivolezze - ha notato ieri una semplice verità sull’Italia: non siamo affatto una repubblica delle banane. Siamo una repubblica delle Veline. Con la finta ingenuità e l’educata indignazione dei veri cronisti, il corrispondente da Roma Frank Bruni racconta di «ragazze numerate come il bestiame alle fiere» che si esibiscono in mutande e poco più ogni sera dopo il tg. Di un paese «ossessionato dalla carne» (femminile; forse non più di altri, certo in modo più istituzionale), pieno di ragazze desiderose di ostentare cosce e glutei saltellando intorno a due uomini di mezza età, seduti. O intorno a un uomo di mezza età, piacevolmente sovrappeso (le Letterine di Gerry Scotti, altro fenomeno che ha stupito Bruni). In effetti la Velinomania, glorificata quest’estate con lo show di Teo Mammucari, e l’idea che per una ragazza il saltellamento in déshabillé sia la base di una carriera possono sembrare stravaganti a un occidentale magari troppo colto, e troppo politically correct. In effetti, non sembrano più tanto stravaganti a noi. E questo, a pensarci, è stravagante. Perché siamo ormai così velinari da avere rimosso il significato originario di ”velina” (era un veicolo dell’informazione sotto controllo politico, roba di tanto tempo fa). Siamo così assuefatti da trovare normale che ”Striscia la notizia” - considerato da molti il vero tigì - sia stato condotto una sola volta da una donna (Alba Parietti, peraltro) e una volta da un uomo vestito da donna (Maurizio Ferrini come signora Coriandoli); e che ci siano le Veline, come sopra. All’inizio, il creatore di Striscia Antonio Ricci spiegò «con le Veline voglio mettere lo spettatore di fronte alle sue responsabilità di maiale». C’è riuscito. Col tempo si sarà fatto prendere la mano, vai a sapere. Tanto nessuno organizza girotondi intorno alle Veline. Tanto nessuno si preoccupa più di tanto se trova la propria figlioletta che guarda ”Veline”, in quanto la figlioletta commenta: «Non mi piacciono. Sono sceme». Ma non sono le aspiranti Veline a essere sceme. probabile che stiamo diventando, senza accorgercene, più scemi noi. Maria Laura Rodotà