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 2002  settembre 19 Giovedì calendario

Dipingendo un dittatore, Corriere della Sera, giovedì 19 settembre 2002 Pictor Maximus, si firmava in uno dei momenti di maggiore autoaffermazione Giorgio de Chirico

Dipingendo un dittatore, Corriere della Sera, giovedì 19 settembre 2002 Pictor Maximus, si firmava in uno dei momenti di maggiore autoaffermazione Giorgio de Chirico. Salam Abid, età sui 50 anni, occhi nerissimi come tizzi di carbone e baffi a spazzola, pittore prediletto di Saddam Hussein, anche se dell’arte metafisica non conosce il nome, dà per scontato che la stessa definizione spetti a lui. I suoi ritratti, murali spesso enormi e dipinti a vivacissimi colori, capaci di resistere per anni alla canicola feroce delle estati interminabili irachene, a Bagdad si vedono dovunque: davanti a ministeri, tribunali, caserme scuole e ospedali, prigioni, ponti, stazioni e biblioteche. Per un pittore, insomma, essere il ritrattista di Saddam, che è al potere da 23 anni, può diventare una carriera. Il tutto, beninteso, se l’artista usa l’accortezza di non dispiacere al committente, come capitò invece anni orsono a un ”poeta di corte” del raìs, caduto in disgrazia per una sua poesia poco ispirata e poi trovato morto in circostanze misteriose, dentro il fiume. Ma Salam, dopo avere ridipinto per oltre trecento volte il suo soggetto, non dà segni di stanchezza. «Quando dipingo il presidente», assicura, «non lo faccio per denaro. Lui non viene qui ovviamente, né io vado da lui perché è troppo impegnato. Mi ispiro sulle foto che mi presta il suo ufficio e che io, mentre dipingo, osservo con la lente». [...] Sulle pareti, nello studio del pittore che si trova nella zona vecchia di Bagdad, a pochi passi dalla perennemente animata via Saddun, spiccano tre grandi quadri a olio: uno con il presidente in uniforme, esausto dopo la sconfitta (da lui descritta come una «vittoria») della Guerra del Golfo del ’91, un altro in abito estivo da passeggio dove Saddam appare ringiovanito e sorridente, e un terzo con l’abito scuro e la faccia fiduciosa «da statista». Uscendo, sulla via Saddun, dedicata a quel fiero condottiero, che invece di piegarsi al dominio degli inglesi succeduti agli Ottomani preferì togliersi la vita, si ammira subito un ritratto del quasi omonimo Saddam, con la firma di Salam. Anche il nome di Saddam in lingua araba significa «fiero» o «sprezzante» e l’artista ha dato alla sua creazione esposta sulla strada un cipiglio consono al momento, più marziale dei quadri che si tiene nello studio, in attesa che un amatore di passaggio glieli compri. Un Saddam per tutte le stagioni. E se un giorno dovesse capitare un cambiamento di regime Salam Abid ha la soluzione pronta. Già da tempo, per gli iracheni facoltosi, il pittore di corte di Saddam lavora su ordinazione come ritrattista: ogni ritratto costa da 50 a 100 dollari, in uno stile che ricorda (ironia del caso) Estes e i pittori iperrealisti americani. E pensare che lui, invece, è autodidatta e non è mai uscito dall’Iraq. Renzo Cianfanelli