Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2002  settembre 25 Mercoledì calendario

Love hotel giapponesi, La Stampa, mercoledì 25 settembre 2002 Tokyo. La cena è preparata in fretta, un po’ di sushi e sashimi, certo, ma poco, perché sono cari e loro sono giovani

Love hotel giapponesi, La Stampa, mercoledì 25 settembre 2002 Tokyo. La cena è preparata in fretta, un po’ di sushi e sashimi, certo, ma poco, perché sono cari e loro sono giovani. Invece molto riso fritto con l’uovo, molto formaggio di soya, verdura, tanta birra, qualche bottiglietta di saké. Sono otto tra amici e amiche, giovanissimi, 17-18 anni. All’inizio sono timidi, ma parlano e scherzano sempre più animatamente, via via che l’alcol scioglie le lingue e la testa. Alla fine, quasi all’improvviso, quando il cibo è quasi finito e sul tavolo ci sono solo gli avanzi e le ciotole con le salse, Hirouke Kenzo con la faccia d’angelo, gli occhi ancora più sottili, schiacciati dal sorriso, i capelli lunghi tinti di giallo e verde, si alza e comincia a spogliarsi. Non si va fino alla fine, qualcuno accende la luce, Kenzo si ricompone e si veste. Ma il patto è stato stretto, il gruppo è di ”sekusutomo”, compagni di sesso: avranno rapporti occasionali tra di loro, senza fidanzamenti e senza impegni di sorta. Sono le nuove liaisons dangereuses dei giovani giapponesi. Che si danno appuntamento in case private o nei ”love hotel”, alberghetti puliti e discreti dove in pratica c’è giusto lo spazio del letto. I giornali raccontano scandalizzati che il 15 per cento delle ragazze dai 12 ai 15 anni ha oggi esperienze sessuali. Loro sono al centro del fenomeno, con i calzettoni bianchi e le gonnelline corte blu scuro, ideali della sensualità nell’immaginario collettivo, raccontate nei manga, i fumetti giapponesi, dove chiudono gli occhi, parlano con una voce sottile e subiscono, sospirando, l’aggressività dei maschi. Negli ultimi anni queste ragazze appartenenti ai ceti borghesi si sono fatte attive, sono loro che cercano i maschi per creare gruppi di compagni di sesso: ne hanno in media cinque o sei, ma in certi casi i gruppi di sesso sono composti anche da dieci o dodici partner, che ruotano in una serie di rapporti occasionali. Da questo fenomeno si è sviluppata anche un’altra moda: quella degli appuntamenti remunerati. La sua origine è banale: se ci si vede, è chiaro che tutte le spese della serata sono a carico del ragazzo, che magari fa alla ragazza anche un regalino. Se le spese aumentano e il regalino diventa una busta con qualche banconota non è poi la stessa cosa? Naturalmente non si sentono prostitute, loro in fondo gestiscono più attentamente quello che in Asia orientale è da secoli il principale talento femminile, la bellezza, mentre agli uomini è chiesta la bravura. Le prostitute invece sono donne controllate da uomini che le vendono ad altri uomini. Questi scambi avvengono tutti tra giapponesi, gli stranieri sono esclusi, perché considerati a rischio di malattie veneree. Ma la realtà è un’altra, le malattie di origine sessuale sono in aumento in Giappone e così sono i casi di infezione da hiv. Anche se la percentuale rimane bassa, il Giappone è l’unico Paese sviluppato in cui il numero di sieropositivi è ancora in crescita. Tra i donatori di sangue di Tokyo nel 2001 i sieropositivi erano 2,65 su 100mila, tre volte di più della percentuale riscontrata dieci anni prima. Inoltre l’hiv si diffonde in basso. Secondo il ministero della Sanità il numero dei contagiati tra adolescenti e ventenni nel 2001 era il 40 per cento del totale, rispetto al 30 per cento di appena un anno prima. Con la diffusione della promiscuità sessuale diminuisce anche l’uso dei preservativi. Anche qui, in controtendenza con gli altri Paesi, negli ultimi anni le vendite di preservativi sono calate. Le ragazze li usano solo per evitare gravidanze, ma una indagine ha scoperto che i più distratti sono quelli con più rapporti. Tra le ragazze che hanno avuto rapporti con una sola persona in un anno il 74 per cento ha usato preservativi, ma tra coloro che hanno avuto rapporti con almeno cinque uomini la percentuale di chi ha usato il preservativo crolla al 43 per cento. L’idea da una parte è che non ci sia pericolo. Dall’altra parte la stampa conservatrice e le scuole quando battono su questo tema è solo per dire ai ragazzi: «non fate sesso» invece di: «fate sesso sicuro». Secondo le ultime ricerche, i gruppi di compagni di sesso non sono più un fenomeno solo di città, si sono diffusi anche in campagna, una volta fortilizio della tradizione. I costumi sessuali dei giovani giapponesi stanno cambiando, contro la volontà degli adulti. Solo il 10 per cento dei genitori approva che liceali abbiano relazioni sessuali. I sociologi giapponesi hanno cominciato a rompersi la testa su perché tutto questo stia avvenendo. Secondo i professori dell’università di Tokyo, il motore primo di questi nuovi comportamenti è la crisi economica. Gli studenti hanno sempre meno sicurezza che, anche se si spaccheranno la schiena a studiare, anche se entreranno in una buona università, poi avranno sicuramente un buon posto di lavoro. Il lavoro poi tende a diventare sempre più flessibile, si può cambiare più facilmente occupazione, per cui, senza introiti certi, ci si sposa con più difficoltà e si hanno meno inibizioni. I protagonisti non si danno tanti pensieri. Yugi, 24 anni, fuori dal lavoro si incontra con vari gruppi di compagni di sesso. «Si capisce che nessuno è malato, che non paghiamo per andare con prostitute, né andiamo con stranieri», dice. Ma la società giapponese allora potrebbe essere ad una svolta e sorgono domande che vanno al cuore del sistema. Le ragazze che oggi giostrano tra cinque o sei compagni di sesso saranno disposte a ritornare a casa per badare semplicemente ai bambini e al marito? Francesco Sisci